Venerdì 6 marzo presso la Sala Trulli, sarà presentato il nuovo marchio-brand turistico scelto dalla Commissione
Causa ed effetto, una concatenazione che in giurisprudenza e nelle scienze umane alte si chiama “eziologia”. Più semplicemente e nel caso della città di Veroli causa ed effetto sono messe a crasi e somma dalla candidatura della cittadina ernica, assieme ad Anagni, Alatri e Ferentino, a Capitale della Cultura 2028.
Una lizza che vede il progetto collegiale Hernica Saxa fra i primi dieci dai quali il Ministero, dopo le recenti audizioni a Roma, indicherà entro il 27 marzo quello vincente, destinato a fregiarsi di titolo e mega contributo.
Veroli non si è fatta trovare impreparata, da questo punto di vista, e, oltre alla visione collegiale e non più campanilistica che l’ha portata a fare gioco di squadra assieme alle altre, ha continuato semplicemente… ad essere Veroli.
Il carburante Hernica Saxa

Cioè un sistema complesso che da tempo ormai punta a brandizzare le sue peculiarità turistiche, culturali, storiche e religiose pur tenendole ben custodite nella solennità del passato da cui sono affiorate per la meraviglia degli uomini.
Un passato che però si è fatto presente e sta imparando a proiettarsi nel futuro. Una vera “infrastruttura culturale” e democratica, così come l’aveva descritta la vicesindaca ed assessore al ramo Francesca Cerquozzi.
E così come il sindaco Germano Caperna ha voluto che fosse fin da quando si è insediato.
La visione di Caperna e Cerquozzi

Con un cambio di passo, ad esempio, per cui non basta solo avere e produrre cultura e turismo, ma anche e soprattutto sostenerli con azioni amministrative mirate. Il segreto sta tutto là, ed è il segreto per cui c’è una città che oggi si fa promoter turistica del suo fascino e della sua bellezza, non solo altera detentrice degli stessi che attende “per diritto” il riconoscimento delle sue peculiarità.
E il primo passo era quello di rinnovare il brand turistico di una città che di turismo punta a vivere ancor più. In questo senso l’iniziativa prevista per il prossimo 6 marzo nella sala Trulli ha tutto il sapore di una rivoluzione, più che di un restyling, di un semplice maquillage grafico.
Lo spiega bene una nota della sede comunale di Piazza Mazzoli. Secondo la quale sono stati “oltre 200 lavori presentati, idee diverse, sguardi creativi, interpretazioni originali”.
Il nuovo Marchio “Città di Veroli”
Il tutto con una soddisfazione malcelata che però non è quadro impressionista, ma foto cruda di una nuova e tonica realtà democraticamente cesellata. “La risposta arrivata per il nuovo Marchio-Brand Turistico della Città di Veroli è stata ampia e generosa, segno di un coinvolgimento sentito e di un’attenzione concreta verso il percorso di valorizzazione della città”.

Che significa nel concreto? Chela visione collegiale con le altre città fortificate e la vittoria già di fatto ottenuta con una competizione che non è solo argenteria buona per la bisogna, ma vero sistema permanente, ha messo le ali a Veroli e a chi oggi ne amministra le sorti.
E che oggi bisogna iniziare a puntare sulla tipicità di ogni campanile facendo in modo che essa diventi addendo per l’intero territorio. Come, nel caso di Veroli, la Scala Santa, una delle tre sole presenti al mondo (le altre sono a Roma e Gerusalemme) che si trova all’interno della basilica di Santa Salome.
Scale Sante e scalini di prosperità
Senza tema di svilire un contesto che rimanda alla purezza militante con cui si manifesta la fede cristiana, quello è un posto-ambito che ha anche una valenza turistica assoluta.
Valenza che al tempo stesso prescinde e compenetra tappe del calendario religioso come, ad esempio, la seconda domenica di Quaresima, che è appena trascorsa. E in occasione della quale è stato previsto nelle ore pomeridiane il “Pio esercizio della salita della Scala Santa”.
Dodici gradini da fare in ginocchio, per credere prima ancora che per “ottenere”. E quel frammento del legno della Croce incastonato sull’undicesimo gradino.
Pellegrini e turisti
Non è solo una (immensa) visione mistica, quella che si offre allo sguardo del pellegrino. Non può esserlo perché il pellegrino ha bisogno di raggiungere Veroli.
E di starci, mangiarci, dormire in una delle sue strutture ricettive. Nutrire lo spirito e rifocillare il corpo in uno dei locali cittadini.

Acquisire fotogrammi oculari ed emotivi delle altre bellezze di un posto che ti avvolge e ti conquista. E che, conscio di questa sua malìa, si sta preparando. Preparando a fare sistema di quel che prima era solo vanto.
Perché il turismo territoriale è anche questo: un’economia dello spirito che lo spirito ha il diritto di non conoscere, ma ha il dovere di considerare. Perché porta beneficio corale in questa vita prima di incarnare il Bene di quell’altra. Per il bene di tutti, sotto e ben oltre il campanile.




