L'inviato del Corriere della Sera con origini e cuore ciociari ha presentato alla Banca Popolare del Frusinate il libro "Ogni nostro castigo" con protagonista il vinaio-ex cronista Marco Paraldi. L'incontro è stato molto coinvolgente e si è trasformato in un racconto ricco di aneddoti e riflessioni profonde dell'autore. Insomma la cronaca quando è scritta bene diventa la più autentica e disarmante chiave di lettura della realtà
C’è stato un tempo in cui il “noir” era solo un’ombra proiettata, un facile intrattenimento per le serate pigre. Poi è arrivato Fabrizio Roncone, inviato del Corriere della sera con origini e cuore ciociari, a dimostrare che la cronaca nera, quando è scritta bene, diventa la più autentica e disarmante chiave di lettura della realtà.
La presentazione del suo ultimo libro, “Ogni nostro castigo” presso la Banca del Frusinate a Frosinone è stata un’immersione diretta in questa tesi: il vero noir non è solo il genere, ma lo specchio di una Roma mondo di mezzo, in cui la corruzione e la bellezza antica, il sacro e il profano, il marcio e il meraviglioso si fondono in un cocktail cinico e irresistibile. Una città-organismo, caotica, contraddittoria, e proprio per questo, inimitabile.
L’anima irrequieta di Marco

In questo palcoscenico di luci e ombre si muove con passo deciso, e al contempo strascicato, il protagonista del romanzo, Marco Paraldi. Un nome che suona come un’eco amara, il vinaio ex cronista che non ha dimenticato l’odore dell’inchiostro né, soprattutto, l’alto senso di una giustizia che reinterpreta a suo modo. Fuori dai codici, con la ruvidità di chi ha visto troppo.
È un uomo amaro come il tannino di un rosso importante, ma vivo fino al midollo. Forte nella sua ostinata ricerca di verità e fragile nella sua umanissima solitudine. Paraldi è l’anima irrequieta che ci guida tra le crepe di una capitale magnifica e decadente.
Un’opera coinvolgente
È un libro che si consuma in fretta, “Ogni nostro castigo“. Ma anche un’opera densa, una matassa complessa di destini incrociati che richiedono attenzione e restituiscono, pagina dopo pagina, un affresco vivido e pulsante. Roncone dimostra una grande capacità di tenere in mano fili narrativi apparentemente lontani per poi annodarli inaspettatamente.
Il tutto sorretto da dialoghi che hanno il sapore della verità: rapidi, ironici, a tratti spietati. La lettura è scandita da un ritmo jazz, un incedere sincopato, fatto di accelerazioni improvvise e rallentamenti pensosi, che cattura il lettore dalla prima all’ultima battuta.
Quando l’incontro diventa racconto

Tutto questo si è visto perfettamente ieri. Durante la presentazione, Roncone ha confermato una grande capacità affabulatoria (che in fondo è la stessa che si percepisce leggendo le sue pagine), trasformando l’incontro in un racconto avvincente, ricco di aneddoti e riflessioni profonde.
L’inviato del Corsera possiede un senso del dettaglio impressionante, un rigore giornalistico che entra nella narrativa illuminando il particolare che fa la differenza. E poi c’è la vena, inattesa ma potente, del ricordo personale commovente, il guizzo di umanità che spiega perché la sua penna, pur tuffandosi nel nero, non rinuncia mai a emozionare. Un vero e proprio concerto letterario.



