La nascita di Silvia, Stefano, Noemi e Manuel ad Isola del Liri l'8 febbraio del 1990 suscitò grande scalpore in tutta Italia. La località Capitino venne prese d'assalto da tv e giornali. Una nota marca di pannolini offrì un contratto pubblicitario alla famiglia. "Siamo stati felici, a casa nostra era sempre una festa con papà, mamma, i nonni e tanti amici sempre vicini. In particolare nostra madre Maria Rosaria è stata il faro", ha raccontato Manuel
Fu un parto che segnò il secolo scorso. Nessuno, a memoria d’uomo, ricordava quattro bambini nati lo stesso giorno nella città delle Cascate. Le acque si ruppero l’8 febbraio 1990 al Policlinico Umberto I di Roma, dove in successione vennero alla luce Silvia, Stefano, Noemi e Manuel.
La notizia corse veloce nei corridoi del policlinico. Due dei neonati rimasero nelle incubatrici del reparto, mentre gli altri due furono trasferiti al San Filippo Neri. Un piccolo esercito che non passò inosservato. E pensare che quella era solo la fine del lungo cammino di mamma Maria Rosaria e papà Livio. La signora non era nuova a gravidanze gemellari, anche se fino a quel giorno la sorte era stata dura. Nel 1986 aveva perso due gemelli al quarto mese di gestazione, nel 1988 altri tre, tutti maschi. La giovane coppia non si era arresa. Al terzo tentativo, come disse qualcuno, “sbancarono”.
Un evento straordinario

La notizia dei quattro gemelli rimbalzò in tutta Italia. I telegiornali ne parlarono come di un evento unico. Nella frazione di Capitino scoppiarono giorni di festa nella casa dei Di Folco, mentre giornalisti e telecamere arrivavano da ogni direzione. Una nota marca di pannolini offrì una fornitura gratuita per un anno, in cambio di qualche foto e apparizione in TV con mamma e figli.
I riflettori sui quattro angioletti non si spensero in fretta. La gioia della contrada durò mesi. Il battesimo fu una festa imponente, con tutta Capitino raccolta sul sagrato della chiesa. Indimenticabili i sorrisi dei genitori, Livio Di Folco che diventava padre a quarant’anni e Maria Rosaria Zaccardelli a trentatré.
A casa Di Folco

Per ricordare quei giorni bisogna salire a casa Di Folco, sulla collina di Capitino che guarda Isola del Liri. La giornata di pioggia e vento rende tutto più silenzioso. Dietro il capannone del circolo bocciofilo, la stradina si arrampica fino al piazzale della casa dei gemelli. Alla porta c’è Manuel, uno dei quattro. Il piano superiore della casa ormai è vuoto. Nel giro di otto mesi, da novembre 2024 allo scorso agosto, mamma e papà non ci sono più. Resta il silenzio di una casa che ha perso i suoi fari.
Com’è stato vivere da quattro gemelli? Manuel sorride prima di rispondere. “L’asilo lo abbiamo frequentato qui a Capitino tutti insieme. Alle Elementari ci divisero, io e Noemi da una parte, Silvia e Stefano dall’altra. Alle Medie invece andò meglio, eravamo di nuovo insieme, e credo che potete immaginare chi comandava in classe“.

Manuel parla della loro infanzia come di un mosaico pieno di voci. I quattro gemelli, gli amici, i genitori, i nonni. “La cosa più bella è che ognuno di noi aveva un amico del cuore. Quindi in questa casa eravamo sempre in otto a giocare. Qui fuori era festa ogni giorno, con mamma, papà e i nonni sempre presenti. Siamo stati una famiglia felice, felicissima. La fatica? Quella dovevate chiederla a mia madre. Sempre col sorriso. Lei è stata la nostra bussola“.
Alle Superiori il gruppo per la prima volta si divide. Stefano, Manuel e Silvia scelgono Il Liceo Scientifico di Sora, Noemi il Classico. Nessuno di loro, almeno finora, ha avuto gravidanze gemellari.
l legame che resta

Oggi i quattro gemelli vivono vite diverse, ma il loro legame non ha perso un grammo di forza. Si sentono tutti i giorni. Si ritrovano ogni volta che possono. E ogni volta che entrano in quella casa, anche se più vuota, sentono ancora l’eco delle risate che riempivano il cortile.
La perdita dei genitori li ha stretti ancora di più. La casa non è più soltanto mattoni. È una promessa. È il punto a cui tornare per ricordarsi da dove vengono.
Manuel lo dice con semplicità. “Siamo cresciuti in quattro, ma ci hanno insegnato a camminare con le nostre gambe. Mamma e papà ci hanno lasciato una cosa che non finisce: la sicurezza di aver avuto un amore gigante“. E questo amore oggi vive nelle loro scelte, nei loro modi di essere, nella voglia di mantenere viva una storia che ha fatto parlare l’Italia.
Non solo statistica

La vicenda dei quattro gemelli Di Folco non è solo un evento statistico. È un racconto di tenacia, perdita, meraviglia e famiglia. È la prova che anche dalle prove più dure può nascere qualcosa di straordinario. Silvia, Stefano, Noemi e Manuel lo sanno bene. Perché sono arrivati al mondo come un piccolo miracolo. E continuano a camminare portandosi dentro la forza di chi li ha voluti, cercati e amati fino all’ultimo giorno.



