Veroli, Pasolini chiude il cerchio con Germano e Teardo ed “Il sogno di una cosa”

Centinaia di persone in Piazza Santa Maria Salome per la penultima serata. Elio Germano legge Pasolini, Teho Teardo accompagna con la musica. Il festival che aveva aperto con la domanda su cosa l'AI non può fare chiude con Pasolini. Che quella domanda l'aveva posta, a modo suo, cinquant'anni prima.

Si vede solo ora, guardando all’indietro: un filo sottile attraversa questa settima edizione del Festival della Filosofia di Veroli. Si era aperta con Telmo Pievani che ragionava su cosa l’intelligenza artificiale non può fare: immaginare, raccontare storie, porsi domande. Si era sviluppata con Alan Friedman sulla politica dell’AI, con Maurizio Ferraris sul comunismo digitale, con Claudio Cerasa sul giornalismo che cambia, con Francesco Miano sulla dimensione etica. Poi, penultima sera, è arrivato Elio Germano con Pier Paolo Pasolini. E il cerchio si è chiuso. (Leggi qui).

Perché Pasolini, che non ha mai visto un algoritmo, non ha mai usato uno smartphone, è morto cinquant’anni fa, aveva già posto la domanda che questo festival ha inseguito per tutta la sua edizione 2026: cosa resta dell’umano quando il sistema consuma tutto? Cosa significa resistere alla omologazione? Dove si nasconde il sogno in un’epoca che ha abolito il futuro sostituendolo con la proiezione statistica del presente?

Il sogno di una cosa

Elio Germano e Teho Teardo

Centinaia di persone in Piazza Santa Maria Salome. Elio Germano sul palco con le parole di Pasolini. Teho Teardo con la musica che non accompagna il testo ma lo abita: lo trasforma in qualcosa che si sente prima ancora di capirsi.

Il sogno di una cosa è uno dei testi meno noti di Pasolini, scritto negli anni Cinquanta e pubblicato nel 1962. È un romanzo breve sul Friuli del dopoguerra, sui giovani che sognano la Jugoslavia come terra promessa, sulla speranza come forza materiale prima ancora che sentimentale. Il titolo viene da Marx («il mondo possiede già il sogno di una cosa di cui deve soltanto possedere la coscienza per possederla realmente») e dice tutto sulla natura di quello che il festival ha cercato di fare in questi giorni: non dare risposte, ma restituire la consapevolezza delle domande.

Germano porta Pasolini con il rigore di chi sa che il testo non va tradito ma nemmeno imbalsamato. Teardo costruisce lo spazio sonoro in cui le parole respirano. Il pubblico di Piazza Santa Maria Salome (centinaia di persone, in una serata di luglio, in una città di provincia) ha ascoltato in silenzio. Il tipo di silenzio che non è assenza di rumore ma presenza di attenzione.

L’edizione che ha funzionato

La nota che accompagna la penultima serata non usa superlativi a caso: «una delle edizioni più partecipate». È un dato che emerge dalla continuità del pubblico, non solo dai picchi delle serate più attese. Il podcast Pensaci Su, avviato nella scorsa edizione e ora parte integrante del festival. L’Aperitivo Filosofico, la novità di quest’anno, che ha trasformato il centro storico in spazio diffuso di riflessione e ha portato la filosofia fuori dal palco e dentro la città. Le giovani generazioni che si sono avvicinate a un format che non le trattava da destinatari passivi ma da interlocutori.

Il tema del cambiamento, filo conduttore di questa settima edizione, ha attraversato discipline diverse senza perdere coerenza: la scienza con Pievani, la politica con Friedman, l’economia con Ferraris, il giornalismo con Cerasa, la letteratura con Germano. Non è una somma di ospiti illustri: è un ragionamento che si è sviluppato sera dopo sera, con la pazienza che le grandi domande richiedono.

La chiusura: AI e sovranità

Dario Nardella con la moglie Chiara Lanni

Ieri sera Festival della Filosofia di Veroli si è concluso nel Chiostro di Sant’Agostino. La giornalista RAI Giorgia Rombolà ha dialogato con Dario Nardella e Federico D’Annunzio in un confronto dedicato al rapporto tra intelligenza artificiale, sovranità e nuovi equilibri internazionali. Il titolo La guerra invisibile: AI e sovranità porta la riflessione nel punto in cui filosofia e geopolitica si incontrano: chi controlla i dati, chi governa i modelli, chi decide le regole del campo in cui si gioca la partita tecnologica del prossimo decennio.

È una chiusura coerente con l’apertura. Si era cominciato chiedendo cosa l’AI non può fare. Si finisce chiedendo chi la governa, e con quali conseguenze per chi non la governa. Nel mezzo, Pasolini ha ricordato che il sogno di una cosa, la consapevolezza di ciò che si vuole, precede sempre la sua realizzazione.

Veroli ha fatto la sua parte.