Atreju: mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo

E' stata la settimana della festa di Fratelli d'Italia diventata un appuntamento clou della politica italiana dove non essere invitati è una vera diminutio. Ma l'edizione di quest'anno è stata soprattutto un grande sfoggio di potere. Ora si aspetta una risposta della sinistra con un evento programmatico e un progetto alternativo. Ma la destra non dovrà abbassare la guardia: questa neo egemonia culturale si scontrerà con le elezioni politiche tutt'altro che scontate

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

L’altro giorno ascoltando “Un giorno da pecora” nota trasmissione radiofonica in cui io, partecipando, baciai la pecora, sentivo le parole del professor Crisanti. Ve lo ricordate Crisanti, il microbiologo che divenne un personaggio durante il covid e che poi casualmente finì a fare il senatore del Pd? Il tutto dopo aver comprato una Villa Palladiana nel vicentino per due milioni di euro nella quale servono 2450 euro a notte per soggiornare.

Ecco il senatore Crisanti, ospite in radio, alla domanda tra le più in voga in settimana “lei andrà ad Atreju?”, la festa nazionale di Fratelli d’Italia, iniziava a storpiare il nome dicendo in mezzo romanesco “ma che è na parolaccia?“, “A treiu… a troia…” E rideva da solo come un fagiano.

Io a pensare che noi ci siamo affidati a questi soggetti durante il covid ho ancora l’orticaria ma sarà una mia deformazione. Quando è diventato ovvio che non lo aveva invitato nessuno il problema della volpe e l’uva è diventato evidente anche a chi non ricorda Esopo.

Invitati o non invitati

Nessun confronto tra Ely Schlein e Giorgia Meloni

Eh si perché questa settimana ha tenuto banco l’argomento inviti e partecipazioni ad Atreju forse più che il reale contenuto della kermesse. E’ un segnale importante. Ed è tornato di moda il famoso adagio che Nanni Moretti recitava in “Ecce bombo” suo film del 1978:“Mi si nota di più se vengo e me ne sto in disparte o se non vengo?”.

La questione principe è stata il dibattito ventilato tra la Meloni ed il leader dell’opposizione. La Schlein che aveva sfidato la Presidente del Consiglio a singolar tenzone ha ricevuto una risposta cortese ma caustica sottolineando che non sapeva se gli altri membri dell’opposizione la riconoscessero come leader dell’opposizione. Uno schiaffetto non da poco che contemporaneamente delegittimava le aspirazioni della Segretaria Pd e faceva fallire sul nascere il confronto. Peccato perché sarebbe stato divertente.

Lo stesso dilemma ha attanagliato Lilli Gruber che in piena trasmissione ha chiesto agli astanti se fossero stati invitati ad Atreju con fare polemico come per dire io non sono stata invitata. Al coro dei no si distingueva Marco Travaglio che invece è stato invitato per un contraddittorio con Maurizio Crosetto che evidentemente ha provocato qualche piccola gelosia.

Invitati e rosiconi

Lilli Gruber in un’intervista con Luigi Bersani

In cambio, sempre leggeri, da Atreju hanno pubblicato un post diretto alla Gruber ricordando che la partecipazione alla festa è gratuita ed aperta a tutti. Come a dire se vuoi vieni come spettatore…. Delicatissimi avrebbe detto De Sica se fosse stato un cinepanettone. Ed in effetti la rossa giornalista non deve averla presa bene abituata a ben altri inviti come ad esempio l’ospitata fissa nei raduni del gruppo Bilderberg.

Ma nella sua consueta acidità è il giornalista Massimo Giannini che ha colto l’essenza vera di queste diatribe. Quando ha detto:“Atreju nasce come il raduno di una setta ed oggi invece è Sanremo”.

Lo sfoggio del potere che deve preoccupare

(Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Ma è proprio in questo effetto rosicamento che si discerne oggi la dimensione del fenomeno della destra di governo. In questa acidità fiorisce il segno della vittoria. Perché il luogo “a la page” del dibattito politico oggi non è più il consueto palco della festa dell’Unità ma è ad Atreju che si fa sfoggio di potere.

Adesso lasciamo stare che la festa dell’Unità non si chiama neanche più così perché l’ultima volta si chiamava Unit* con l’asterisco. Segno evidente della confusione che attanaglia la sinistra in crisi di identità. Ma l’edizione di quest’anno di Atreju seppur molto interessante nei dibattiti ha trovato la sua nota più alta nella plastica rappresentazione dello sfoggio del potere.

Ed è questa la nota che più deve preoccupare le opposizioni. Nel passato tutti, dagli imprenditori ai politici fino agli artisti, si tenevano stretta la loro identità di sinistra sia per le note prebende, sia per la certezza quasi matematica che la sinistra in un modo o nell’altro anche senza vincere le elezioni tornava sempre al potere.

La sinistra senza un evento programmatico

Francesco Rocca ad Atreju (Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

Ed era questo il leit motiv di inizio legislatura: la Meloni durerà poco cadrà presto arriverà un governo tecnico. Invece niente. Complice anche una nutritissima pattuglia di parlamentari terrorizzati dal tornare al voto, la stabilità di questo Governo ha assunto numeri record.

E dunque l’opposizione, giudizio questo mio personalissimo, invece di cercare di farsi mettere in lista per Atreju (come si faceva una volta per le discoteche) avrebbe dovuto pensare a creare il suo evento programmatico e di rilancio delle idee per controbilanciare quello della destra. Ma niente di nuovo tranne gli asterischi.

Ma c’è anche un motivo che hanno evidenziato ad esempio ospiti come Cruciani e Parenzo. Che oggi, seppur paradossale, c’è maggiore libertà di dibattito a destra che a sinistra. L’elettorato di sinistra è talmente esasperato dalla Meloni e dalla destra al Governo che è diventato se possibile più intollerante.

Intolleranza di sinistra

Giorgia Meloni al Congresso Cgil

Infatti alla festa dell’Unità non si registrano più quei bei dibattitoni di una volta. Ma anche a sinistra in generale. L’ultima volta che la Meloni ha partecipato ad un evento della Cgil non la fecero parlare prima di aver cantato con inedita originalità “Bella ciao” in tutta la sala. Lo stesso è successo alla Fiera del Libro a Roma questa settimana, contro lo stand di “Passaggio al bosco” si usa l’arma “Bella ciao”. (Leggi qui: Ce l’avete col bosco? Il Panismo e quel culto antico che non conosciamo più).

Si circonda l’avversario politico e si canta “Bella ciao” fino a stordirlo. L’importante è che non parli lui. E se vuole parlare noi cantiamo bella ciao più forte. Adesso voi direte detta così fa sorridere ma è la triste realtà. Questa neo sindrome da “Bella ciao” serve a soffocare il dibattito ma non a crearlo a stimolarlo.

Gli artisti in campo, ma il colpo è stato Abu Mazen

Giorgia Meloni con Abu Mazen (Foto: Andrea Di Biagio © Imagoeconomica)

E intanto ad Atreju iniziano a sfilare gli artisti di destra non che prima non ce ne fossero ma oggi escono più spavaldi allo scoperto. Bova, Greggio la Venier, Conti ed un incontenibile Michele Placido che non lucidissimo arringava la folla sostenendo di essere stato aggredito verbalmente dai colleghi perché tifoso della Meloni.

Esautorata la Schlein hanno però fatto bella mostra sia Conte che un provocatorio Renzi che ha tenuto la scena da mattatore litigando con la Casellati e gli altri oratori. A me l’intervento che è piaciuto di più è stato quello di Marco Rizzo, pensate un po’ come sto messo. Ma ha detto cose sacrosante.

Colpo da maestro della politica della Meloni però la presenza del leader palestinese Abu Mazen. Accusata di fornire armi a Israele, cosa tra l’atro evidentemente vera, ha però mostrato un buon rapporto anche coi leader avversari. Dote che un buon Presidente del Consiglio non dovrebbe mai dimenticare e che Giorgia Meloni sa gestire bene. Forse se facessero così anche i leader europei non sarebbe male. Andreotti era un maestro in questo, sempre fedele alla linea Atlantica manteneva però rapporti con tutto il mondo arabo e mediorientale: perché sosteneva, a ragione, che l’Italia è il cuore del Mediterraneo e col Mediterraneo doveva dialogare sempre.

L’egemonia di Atreju ma la destra non dovrà sedersi

(Foto: Andrea Panegrossi © Imagoeconomica)

In conclusione è evidente questo: che per una settimana intera il centro della politica è stata la festa di Partito di Fratelli d’Italia. Una rivoluzione copernicana oramai assodata. Poco importa se provenga dalla festa dei ragazzi e che il nome ricordi il libro di Michael Ende “la storia infinita”, ha dimostrato che il Governo della destra non è più una favola ma è realtà. Di questa realtà dovrà prendere atto la Sinistra al più presto e trovare valide alternative.

Al contempo la destra non dovrà dormire. Io non so se qualcuno degli strateghi del centrodestra si sia fatto qualche simulazione all’indomani delle regionali sulle percentuali nel centro sud ed in alcune aree come Toscana ed Emilia. Perché se la volta scorsa Pd e Cinque Stelle correvano divisi nei collegi uninominali stavolta corrono tutti insieme anche con altre forze di sinistra. Particolare che rischia di metterli in netto vantaggio su molti dei collegi uninominali che saranno determinanti per il prossimo equilibrio di Governo.

Si corre il rischio che questa neo egemonia culturale tanto voluta e cercata e dai caratteri altisonanti possa scontrarsi contro il duro scoglio delle prossime politiche oramai sempre più vicine. Perché se la teoria è bella in politica un occhio alla pratica non guasta mai.

Oltre Bella Ciao

Giorgia Meloni ed Elly Schlein (Foto: Filippo Attili © Imagoeconomica)

Certo se la sinistra invece di un programma di governo alternativo basa la sua opposizione solo su “Bella ciao” e le parole con l’asterisco finale rischia di perdere contro tutte tutti e tutto come usano dire adesso.

Che a me a volte ricorda Donatella Rettore quando cantava “non capisco perché tutti quanti continuino insistentemente a chiamarmi Donatella”. Se non lo capiva lei… Secondo me da lì nasce il lessicalismo esasperato della sinistra.

Ma in politica come nella vita le persone vogliono decisione non indecisione. Chiarezza non confusione. E secondo me vincerà chi ne darà di più. Vedremo se la sinistra rimetterà in piedi un progetto degno di questo nome oppure se come profetizza Atreju la Meloni sia destinata come il titolo del libro di cui è protagonista ad una “never ending story”, tradotto: “una storia che non finisce mai”.