Il "mito" di Chirone e la politica attuale. Se chi governa non percepisce le ferite del proprio popolo non può guarirle. L'esempio della sospensione del bollo che appare solo una manovra elettorale a fronte del prezzo della benzina ormai alle stelle. E in vista delle elezioni Giorgia Meloni dovrà tramutare l'empatia personale in empatia politica
La mia splendida consulente personale per l’astrologia, “strega” per amore, ieri un intenso ed incredibile dialogo parlando del mio complesso e variegato tema natale ad un certo punto mi rivolge una frase su Chirone che nel tema natale rappresenta il “guaritore ferito”, ovvero la nostra ferita più profonda e il potenziale dono di guarigione che possiamo offrire agli altri. Poi ha aggiunto una frase bellissima che resterà però nella sfera del privato ma che mi ha illuminato tanto da farmi correggere nell’immediato alcuni errori che stavo commettendo.
Tralasciando la descrizione della bellezza assoluta di poter parlare con qualcuno che riesce ad illuminarti sempre ed a stimolare ogni forma di dibattito, finito quel dialogo si è scatenata una serie di pensieri che trasvolavano tra il sacro ed il profano incrociando il mito con il presente.
E mi è tornato in mente subito Jung che ultimamente è tra le nostre letture più assidue: lei con“Risposta a Giobbe” che è un libro dalla potenza evocativa straordinaria ed io con “L’uomo e i suoi simboli” dopo aver riposto sullo scaffale “Sincronicità”.
Amiamo leggere
A chi spesso chiede:“dove trovi il tempo di leggere così tanto” rispondo una cosa a cui non crede mai nessuno. Io non ho la televisione in casa, da molto più di un decennio. Così come non l’ho mai avuta in tutti gli anni in cui frequentavo l’università. È solo una distrazione e non ha niente che non si possa rimpiazzare con un telefono o un film su un ipad da tredici pollici. E poi giova all’amore fidatevi.

Jung parlando di Chirone diceva che “Solo il guaritore ferito può guarire”. Parlava proprio dell’archetipo del “guaritore ferito”, di colui che tiene in sé due poli opposti: il guaritore e il ferito. E così viene alla luce la figura di Chirone: nella mitologia era un centauro immortale. Più saggio e benevolo di tutti i centauri fu grande esperto dell’arte medica e insegnante perfino di Asclepio, padre della medicina e di Eracle.
Fu però proprio per mano di quest’ultimo che Chirone incontrò la sua fine nell’istante esatto in cui questo scagliò una freccia che andò a colpire per errore il ginocchio del centauro.
Questa ferita inguaribile provocò molto dolore, e a nulla servirono i propri poteri autocratici al punto che il centauro sarebbe stato costretto ad una vita di sofferenza a causa della sua immortalità. Zeus, però, mosso da compassione, permise a Chirone di donare la sua immortalità a Prometeo salvandolo e salvando con lui tutti gli uomini.
E’ proprio attraverso la sofferenza che Chirone impara l’arte della cura e a tenere sempre presente la propria ferita, che è simbolicamente lo spazio attraverso cui il dolore e la sofferenza possono entrare in lui.
La politica e le ferite del popolo

Io ho questa strana mania di riportare tutto alla politica, forse perché la ritengo ancora il mezzo più diretto per cambiare la realtà che ci circonda, pur ben sapendo che da tempo questa egemonia l’ha assunta l’economia. Ma resto un romantico. Ed è in questo che nel mio ragionamento ho assunto nella figura di Chirone quello che oggi viene chiamata empatia.
E quanto oggi l’empatia tra i governanti ed il popolo abbia ancora un ruolo e ne guidi le scelte. Sempre che ne esista ancora una. Se chi governa non percepisce le ferite del proprio popolo non può guarirle.
Ma sono certo di non essere stato il solo a pensarlo perché poco tempo fa ho letto un libro molto bello di Samah Karaki dal titolo: “L’empatia è Politica”. In questo con rigore e analisi stimolanti, Samah Karaki, che per inciso è una scrittrice, dimostra come le nostre scelte, personali e collettive, siano dettate anche da emozioni plasmate dalle strutture culturali, storiche, politiche e dai media, mettendoci in guardia dalla mercificazione dell’empatia: alle sofferenze e alle ingiustizie non servono risposte individuali ed emotive, ma azioni politiche e sociali. E questo è un tema di una potenza e di una attualità devastante.
Se analizziamo le basi psicologiche e biologiche dell’identificazione con gli altri, notiamo quanto questa dipenda dalle risorse di cui disponiamo. Per identificarci nell’esperienza altrui, sia essa di gioia o sofferenza, dobbiamo prestare attenzione, ma le nostre risorse sono limitate; è quindi naturale indirizzarle verso ciò che ci interessa di più.
Questo meccanismo potrebbe aver contribuito alla sopravvivenza della nostra specie, poiché tendiamo a privilegiare il nostro gruppo sociale, creando reciprocità. Tuttavia, questa selettività non è immutabile: il livello di empatia varia da persona a persona e nel corso della giornata.
Il bollo auto spia del livello di empatia del Governo
Ma qual è il livello di empatia nella politica moderna è facile da comprendere. È ridotto ai minimi termini. Lo vediamo tutti i giorni nel dibattito quotidiano quando ci chiediamo se le misure prese da questo o quel governo o da questa o quella amministrazione rispondano all’empatia degli elettori.

Gli esempi sono tanti: questa settimana ad esempio è stata in auge l’eliminazione del bollo auto. A prescindere se sia o meno limitata nell’estensione o se sia definitiva o menoquando si tratta dell’abolizione di una tassa bisogna sempre essere soddisfatti. Ma nella nostra ottica il punto non è questo: è se ad esempio una misura spot come questa appaghi o no le esigenze e dunque l’empatia con la popolazione.
Il nodo vero è quale sia la ratio che guida una misura del genere: creare un vantaggio collettivo reale o invece uno strumento di consenso elettorale ed un argomento da dare in pasto alle truppe cammellate dei Partiti. Io ad esempio ho il Jeeppone e non ci rientro e neanche mia moglie con una semplice mini. Ma non fa niente il problema è invece capire l’effetto reale di una decisione siffatta.
Cambia o meno la vita quotidiana delle persone ed è frutto dell’empatia? La risposta sarà probabilmente no. Basti pensare che con il carburante oggi a due euro e quaranta una famiglia normale dissipa questo vantaggio in poche settimane. Così come subisce un aumento generalizzato dei prezzi di qualsiasi bene di consumo e alla fine il saldo è certamente negativo.
“Forza Gioggia”
E come lo pensiamo sull’economia lo pensiamo sempre anche sulla sanità dove la politica delle strazianti inaugurazioni del nulla poi si scontra con il disagio quotidiano sui tempi, sulla qualità e soprattutto i costi delle prestazioni. Lo vediamo sull’ambiente dove una legislazione oggi ultra permissiva ha messo il profitto e la semplificazione amministrativa davanti alla tutela della salute dei cittadini.

Si nota sul lavoro con numeri su numeri positivi sciorinati in continuazione ma questa piena occupazione la rileviamo effettivamente nella realtà che ci circonda? E che dire dell’immigrazione e sicurezza: ogni giorno i dati la danno in calo, gli agenti sono aumentati ma percepiamo senso di sicurezza nelle città nella vita quotidiana? E così in quasi tutti i campi di azione politico amministrativa.
È dunque l’empatia oggi strumento di guida del potere? Direi proprio di no. E la fluttuazione elettorale e l’alternanza di governo ne sono dimostrazione reale. Si spera in qualcuno votandolo in massa costui perde empatia, delude e si passa alla prossima speranza elettorale. È il voto stesso che certifica l’empatia. È l’ultimo strumento rimasto anche se progressivamente in disuso, viste le percentuali sempre più basse di votanti.
La nostra premier ad esempio ha una molto elevata e riconoscibile capacità di empatia personale. Lo dimostra l’imperterrita schiera di “Fozza Gioggia”, come li chiamano i detrattori, che continua a sostenerla e la tenuta nei sondaggi. Ma ci domandiamo ha anche una empatia governativa? Fuori dalle sue doti personali le misure gli atti le azioni compiute hanno soddisfatto la base elettorale che l’ha eletta? Io certamente ho una mia opinione, che mi tengo, ma lo scopriremo solo vivendo: cioè all’esito della prossima consultazione elettorale.
Conte, Cammariere e la ferita originaria

E subito dopo l’intensa discussione da cui è partito tutto questo ragionamento per destino è capitato di ascoltare insieme una canzone bellissima “Tutto quello che un uomo” un brano di Sergio Cammariere che le ho dedicato appena dopo conosciuti e che da allora ci accompagna. Un perfetto esempio di empatia anche se in questo caso assolutamente sentimentale.
Non molto tempo fa siamo andati insieme ad un concerto di Paolo Conte nella cavea dell’Auditorium. Chi mi conosce sa che Conte è in assoluto il mio cantante preferito insieme a Battiato. Due geni. Io non ho mai perso negli ultimi decenni un suo concerto romano. Lei non lo aveva mai ascoltato dal vivo e temendo che fosse l’ultima serie di concerti per sopravvenuti limiti di età non ho perso l’occasione.
Prima del concerto come usuale abbiamo cenato nel ristorante dell’auditorium. Ed al tavolo di fianco mi trovo seduto proprio Sergio Cammariere, anche lui fan di Conte. Con la mia solita faccia di tufo attaccando bottone sul fatto che la moglie era un dirigente della Regione Lazio che conoscevo, dopo averlo confuso di chiacchiere, gli chiedo di accennarci “Quello che un uomo” sul trasporto emotivo che fosse la nostra canzone. Lui accetta e la accenna tra lo schifato ed il costretto ma è stato divertentissimo.
Ed uso proprio le sue parole per chiudere questo articolo, quelle finali della canzone che fanno: “Tu sarai la regina dei miei desideri, L’orizzonte costante di questa realtà, Tu che sei per me, come vedi, Tutto quello che un uomo sognare potrà”. Bellissime vero. Dedicatele a chi amate davvero. A chi vi regala empatia vera.
Perché auguro alla Meloni di realizzare che al momento del voto scopra di essere ancora “la regina dei desideri degli elettori e tutto quello che un votante sognare potrà”.
Almeno dal punto di vista politico ovvio. Perché se perdi lo scettro e non sei più oggetto di un sogno che si possa concretizzare poi lo vedi amaramente nelle urne. Allora dopo si riparte con la prossima empatia elettorale. Sperando che sia quella giusta, di nuovo. È questo il senso profondo di Chirone, del “guaritore ferito”. Non bisogna mai dimenticare la propria ferita originaria ed i suoi effetti, neanche e soprattutto quando si va al potere, altrimenti non ci si può prendere cura degli altri, risolverne i problemi così come ce n’è bisogno, e lo si avverte subito.



