Tra America e Italia è stata una settimana dove "cazzari" e "gaffeur" hanno impazzato. Dal sindaco di New York Mamdani all'omologo di Anagni; da Trump alla Meloni fino ad Harry e Meghan. Un campionario variegato che dovrebbe indurre a profonde riflessioni sul ruolo pubblico di alcuni personaggi
DallAmeriCaruso è un album dal vivo straordinario che incise Lucio Dalla presso il Village Gate di New York. Ne trasse pure un docufilm nel 2023 Walter Veltroni nella sua veste di regista. Caruso, grandissimo successo mondiale, fu l’unico inedito. Gli altri brani erano grandi successi reinterpretati dal vivo. Con una chicca poi che era “Grande figlio di puttana”, interpretata da Gaetano Curreri, cantante degli Stadio, che poi fu mitica colonna sonora del film Borotalco di Verdone.
Si proprio quello di Manuel Fantoni e del “cargo battente bandiera liberiana”. Una figura che è rimasta come prototipo assoluto del cazzaro nostrano. Ma di cazzari veri e non cinematografici in questa settimana tra Italia ed America ne sono girati tanti. Alcuni davvero inopportuni.
La “rattimma”
Per questo abbiamo cambiato con libera fantasia il titolo in DallAmericaRattuso approfittando della significativa espressione napoletana “rattuso” che esprime un caleidoscopio infinito di difetti personali.

Si riferisce generalmente a una persona che molesta o importuna le donne con attenzioni non richieste, battute allusive o avance insistenti e fuori luogo. Deriva metaforicamente dal comportamento viscido o insistente, associato popolarmente all’idea di un roditore (ratto) o a un atteggiamento di frustrazione. Ma poi estensivamente è usato per definire figure appiccicose, inopportune, invadenti e per l’appunto cazzare.
Dalla fantasia della lingua napoletana poi ne sono derivati i termini “rattusaggine” ed ancora più bello la “rattimma” che è proprio l’atto di molestare nella lingua partenopea. Una specie di contraltare alla “cazzimma” che invece è positivo.
Il venticinquennale dell’attentato alle Torri Gemelle
Volando in America allora non si può ricordare che due giorni or sono era il venticinquennale dell’attentato alle Torri Gemelle di New York. L’avvenimento che scosse il mondo per la sua violenza e la tremenda portata simbolica. Ognuno di noi ricorda esattamente cosa faceva nel momento che vide quelle immagini in televisione che non si riusciva a distinguere se fossero un film o realtà.

Fino a che l’arrivo in diretta del secondo aereo dissipò ogni dubbio lasciando il mondo sgomento. Distruggendo in quel momento non solo due edifici simbolo ma il loro moltiplicatore simbolico come icona della civiltà occidentale moderna.
Il mio ricordo è di quei corpi lanciati nel vuoto per sfuggire dalle fiamme e di quella breve e sempre più veloce corsa verso il suolo come angeli caduti dal cielo.
Neanche li avesse dipinti Rubens nella caduta degli angeli ribelli. Scene che ho ricordato anche in un articolo quando i talebani riconquistarono Kabul e le persone disperate si aggrappavano agli aerei in decollo cadendo poi durante il tragitto dall’aria. Pensate lì come dalle torri gemelle quanta disperazione ti deve esplodere dentro per preferire la morte certa in volo che la permanenza. Ed il filo conduttore è sempre lo stesso la violenza di stampo terroristico islamico,a mio avviso la piaga peggiore della contemporaneità.
Gli autogol di Mamdani, Natalia e Ambrosetti

Ma la città di New York in una specie di damnatio memoriae come abbiamo già scritto in un altro articolo ha eletto dopo un quarto di secolo un sindaco islamico ed islamista Zohran Mamdani. Ed è stato proprio lui insieme alla Ocasio Cortez di cui abbiamo scritto la scorsa settimana sulla fine, sollevatrice e soddisfacente, del woke a produrre la scena più rattusa della settimana. (Leggi qui: Fine dei messaggi subliminali. La cultura woke è archiviata).
I due proprio mentre gli speaker leggevano l’elenco interminabile di vittime durante la commemorazione sono stati ripresi mentre sghignazzavano tra loro e sorridevano ripetutamente. Capite sorridevano mentre si scandivano uno ad uno i nomi delle vittime. E non è stato solo cattivo gusto o inopportunità è stata una mancanza di rispetto enorme alle vittime ed a una nazione intera.
D’altronde Mamdani nei giorni scorsi le uniche parole che aveva speso sull’attentato alle torri erano in una conferenza stampa per denunciare che le autorità americane avevano nascosto la presenza dell’amianto nell’aria dopo l’attentato. La cosa grave per lui non era l’attentato ma non aver avvisato dell’amianto nell’aria.
Il viaggio da Anagni

Molti personaggi hanno ricordato l’attentato alle torri gemelle con frasi e foto. Menzione speciale per il sindaco Daniele Natalia e il vicesindaco Riccardo Ambrosetti di Anagni che dai loro post sui social sembra fossero negli Usa in vacanza.
Il sindaco più scaltro si è limitato ad una foto di repertorio mentre il vice, sempre più intraprendente, si è prodotto in una foto appoggiato al monumento. E dico proprio appoggiato fisicamente come fosse il bancone di un bar e non un mausoleo, in una tenuta da turista fai da te vestito con dei calzoni pinocchietti blu modello allagamento domestico.
La cosa più imbarazzante è che la foto era modificata con l’intelligenza artificiale fatto che non era difficile da capire perché il corpo aveva strane fattezze con il collo taurino ed un avambraccio come l’incredibile Hulk ma una capoccetta sottodimensionata. E siccome non è molto smart si è anche dimenticato di togliere la scritta che troneggiava sul post che recava in bella vista la dicitura “contenuti IA”. Cosa non si fa per apparire.
Le “sparate” di Trump e la legge elettorale

Ma per proseguire a proposito di rattusi fuori da ground zero anche Trump l’ha sparata grossa in questi giorni. In un comizio per le elezioni di medio termine, che sono quelle che si tengono a metà del mandato elettorale, ha promesso che se i repubblicani avranno la maggioranza di Camera e Senato lui verserà nelle tasche di ogni cittadino Usa cinquemila dollari. Una uscita che ha ripreso vecchi temi già dibattuti con scherno.
Un video che gira ha montato il vecchio spot della Meloni che in campagna elettorale prometteva in caso di vincita di dare “mille euro” a ciascun cittadino, una delle tante promesse non mantenute, mixato con Cetto Laqualunque che rilanciava “allora duemila” con a seguire proprio Trump che diceva “cinquemila”. Promesse rattuse da politici che in genere sono segno di insicurezza elettorale e che vengono ritenute a ragione sempre poco credibili.
Ed a proposito di elezioni ha tenuto banco l’inserimento delle preferenze nella nuova legge elettorale sbandierata dalla maggioranza.O meglio il finto inserimento diremmo perché i primi della lista resteranno bloccati e scelti dalle segreterie di Partito. E non mi stancherò mai di ripetere che non sarà mai una legge elettorale cambiata in extremis a fare vincere qualcuno ma il buon lavoro svolto. Soprattutto se la legge la fai nel tentativo di arginare un Vannacci in fortissima crescita. Manca tutto di lucidità.
La scomparsa di Emma Bonino

Sempre nel solco della “rattimma” sono tornate in voga in Italia le foto del magnate americano di origine ungherese Soros, uno dei peggiori e più spietati speculatori della storia e nemico giurato di Trump, insieme alla Bonino di cui era il più grande finanziatore da tempo. La Bonino scomparsa in questi giorni è stata una grande figura nel panorama politico italiano.
Va ricordata con rispetto per il grande lavoro svolto anche da chi come me non condivideva neanche una parola dei suoi pensieri. La Meloni presa dalla sindrome di Stoccolma ne ha decretato addirittura i funerali di stato. Una scelta che ha provocato almeno stupore perché in passato negata a figure istituzionali certamente di maggiore spessore.
Le porte in faccia ad Harry e Meghan

Ma nell’asse con gli Usa la “rattusaggine” assoluta si è registrata con il ritorno in Inghilterra della coppia ex reale Harry e Meghan. Ricorderete che lui plagiato dalla attricetta americana sul modello di “servo della gleba” di Elio e le Storie Tese aveva rinunciato ad essere membro della casa reale anglosassone. Un genio.
Abbagliato dalle dorate lusinghe woke dei produttori americani che li hanno spremuti per bene ricompensandoli lautamente prima per il cortometraggio in cui parlavano male della casa reale e poi per l’intervista milionaria con Ophra Winfrey passata alla storia per rattusaggine assoluta e cattivo gusto.
Finiti quei denari però le loro figure scialbe e insignificanti sono passate nel dimenticatoio e complice uno stile di vita da divi che non erano hanno finito i soldi e pochi giorni fa sono stati costretti a tornare in Inghilterra tentando di recuperare posizione nella gerarchia reale. Ma hanno preso la peggiore porta in faccia della storia.
Porta in faccia meritatissima per chi non sa cosa sia il rispetto e pensa che la pazienza sia interminabile e si accorge dell’errore fatto solo quando capisce che le conseguenze sono definitive. Perché per chi non porta rispetto la fine è sempre imbarazzante ed irreversibile, stai bene poi a recriminare.
Re Carlo infatti presa carta e penna scrive al Governo: Harry e Meghan sono “privati cittadini” dice. Nella lettera ai vertici istituzionali, il Re chiarisce che i Sussex, pur restando membri della famiglia reale, non svolgono incarichi ufficiali e le loro attività sono private. E ci tiene a ribadire che è stata una loro scelta che la corona britannica continuerà a rispettare in pieno.
Ed ha ragione tu prima scegli di andare via e manchi di rispetto in modo volgare poi ti accorgi della stupidaggine e provi rimorso. È da rattusi veri. Ma non è neanche un rimorso morale è un rimorso economico perché solo la loro scorta costa cinque milioni l’anno e non hanno più un penny per pagarla. E allora l’hanno chiesta allo Stato che già ha respinto due azioni in tribunale. Anche esso sbattendogli la porta in faccia come meritano i rattusi di quella specie.
Harry e Meghan cadendo dal pero si dicono “un po’ sorpresi”. Le stupidaggini si pagano cari miei. Non gli è bastato mancare di rispetto alla Regina e comportarsi da assoluti maleducati. Poi invece di cercare di recuperare si sono chiusi in un mutismo idiota che al contrario di risolvere ha solo inasprito gli animi come naturale. Lo avrebbe capito pure un minus habens ma non loro. Salvo poi ripresentarsi come se nulla fosse e prendendo una porta in faccia definitiva e meritatissima. Porta che dalle parole nette pronunciate è certo che non si aprirà più. Per il sollievo di tutti.

E questo come dicevo si lega in modo inscindibile alla morte annunciata dell’orrido woke. Perché moltissime di quelle attività erano finanziate oltre che da miliardari compiacenti dall’organizzazione USAid che gestiva miliardi statali finanziando le occasioni più disparate. Chiusa in tronco da Trump oggi se ne vedono gli effetti, finiti i soldi è finito il trasporto ideologico.
La definitiva morte del “woke”
Molti di voi sui social mi hanno scritto sull’articolo che annunciava la morte del woke che questa cultura seppure dichiarata defunta ancora produce danni e viene citata. Ma è solo il colpo di coda di qualcosa che è già morto: come la lucertola che quando viene decapitata continua a muovere il corpo, ad agitarsi ma è già morta. Gli effetti durano ancora un po’ma la fine è certa. E mai guardarsi indietro, è la cosa più sbagliata del mondo.

Quando una cosa che ha prodotto solo danni finisce va sepolta senza pensarci due volte. Assestando bene il terreno coi piedi per essere sicuri di non vederla più neanche per sbaglio. Qualsiasi idea di ritorno è solo una poco dignitosa illusione.
Ed in questo viaggio ideale andata e ritorno dall’America si scopre che ogni mondo è paese e di rattusi e rattuse è pieno il mondo.
Lo aveva capito anche Lucio Dalla che nell’album DallAmeriCaruso inserì una traccia dal titolo “Washington” che faceva così:
“Sto andando a Washington
Ma cosa vado a fare, non lo so
Volo molto in alto, non vedo niente
Non si vede un accidente da qui
Tu vuoi andare a Washington
Ma cosa vai a fare laggiù
C’è solo un sasso, non si vede un casso
Non è rimasto in piedi più niente nemmeno là”.
Aveva ragione non è rimpasto in piedi più niente. Per fortuna aggiungo io. Ci sentiamo più leggeri.



