Doppia bomba su Sanremo e Teheran

Il Festival di Sanremo, la vittoria di Sal da Vinci e le canzoni più o meno belle fanno da contraltare all'attacco di Usa ed Israele all'Iran con morti, distruzioni ed in Italia il caso-Crosetto. Ma come canta Battiato anche stavolta la guerra non fermerà i sentimenti e l'amore

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Senza correre il rischio di essere blasfemi o dissacratori la giornata di ieri è stata vissuta tra due deflagrazioni. Ovviamente di tipo diverso ma entrambe potenti. La vittoria di Sal da Vinci a Sanremo come una “bomba” di notizia allegra. E le bombe vere che hanno colpito Teheran e per risposta diversi siti mediorientali.

La bomba allegra

Per non sbagliare partirei dalla bomba allegra. La vittoria di Sanremo per Sal da Vinci. Vittoria non preventivata dai bookmakers che invece davano vincenti Masini e Fedez poi arrivati quinti. Non tanto per il cantante che è sempre stato bravo ma per il tipo di canzone. Una tipica canzone da matrimonio napoletano di due che si promettono amore eterno. Infatti si chiama “Per sempre si”.

Sal da Vinci, vincitore del Festival di Sanremo (Foto © Rai)

E non ci tragga in errore il cognome Sal da Vinci non è parente al più noto Leonardo. In realtà il suo vero nome è Salvatore Michael Sorrentino. Non male ma forse lungo. Ed è nato a New York nel 1969. Io personalmente sono anni che lo confondo col pasticciere Sal da Riso che sta in costiera amalfitana dove ogni volta che passo mi fermo a prendere il babà e il limoncello.

Non ha solo cantato, ha anche fatto l’attore e vi do una chicca. Chi ricorda il film “Troppo forte“ di Verdone dove lui è in cerca di fare l’attore con alterne fortune. Si dai quello della palude del caimano, dell’anaconda che è n’animale che c’ha na capoccia così. Si quello degli anticorpi coi controcojoni! Avete ricordato bene ecco Sal da Vinci in quel film faceva Capua, il migliore amico di Verdone. Lo riconoscerete subito.

Una canzone poco… sanremese

Nacque a New York perché il padre il cantante e attore Mario da Vinci al secolo Alfonso Sorrentino era impegnato in una tournee. La cosa che mi ha sempre fatto sorridere che oltre ad aver mutuato il nome anagrafico Sorrentino. Ha scelto il “patronimico” anche come d’arte ereditando il Da Vinci. Fantastico no?

Il palco del Festival di Sanremo

Ora Sal da Vinci è certamente un bravissimo cantante recentemente la sua “Rossetto e caffèera diventata uno dei tormentoni più ascoltati. Non manca di doti canore di eccellenza ma diciamocelo è un po’ genere mieloso neomelodico che negli ultimi anni a Sanremo veniva visto un po’ come la peste.

E anche gli ultimi festival di Amadeus sembravano più Sodoma che Gomorra intrisi di scenette e propaganda a sfondo woke a più non posso. Per questo risulta tanto incredibile quanto vero che abbia vinto una canzone che parla di matrimonio. E soprattutto del suo vincolo indissolubile. Un argomento certamente in controtendenza negli ultimi anni seppellito dal libertinismo arcobaleno.

La canzone poi è divertente e coinvolgente ed ha preso subito. Con un balletto studiato apposta che finisce con l’indicare la fede al dito.

Festival classico e paludato

L’orchestra di Sanremo

Complessivamente è stato un festival di media intensità. Nessuno spunto, polemiche poche e costruite, qualche bacetto saffico che è ormai la normalità, non scandalizza più nessuno e poco altro. Dopo la storia dell’esclusione di Pucci nemmeno i comici hanno brillato. Tutto un po’ paludato e classico. Come il vincitore tra l’altro. Che con una canzone così ha già i matrimoni prenotati fino al 2030.

Molte le canzoni belle in gara anche se forse meno di altri anni. Forse Arisa e la Brancale con voci stupende. Secondo un ragazzetto simpatico Sayf di cui non hanno indovinato il nome per giorni. Secondo me lo volevano fare vincere per fare la solita storia del giovane immigrato di seconda generazione che vince con Telemeloni. Un po’ come fecero con Mahmood. Solo che con Sal da Vinci in forma campionato non si è potuto competere.

Terza Ditonellapiaga. Cantante giovane e dinamica che cito perché ho tifato alla grande nella serata dei duetti in coppia con Tony Pitony. Tony Pitony è quel ragazzo siciliano che canta con la maschera da Elvis. Canzoni bellissime ma piene zeppe di parolacce e amene oscenità.

Stefano De Martino (Foto: Marco Cremonesi © Imagoeconomica)

L’ho citato già in altri articoli per il successo che ha avuto sui social con “Donne ricche”. Se lo vedete non gli date una lira. Vestito posticcio, capello scrimato col ciuffo a banana tipico del fagiano, la giacchetta sgualcita, una cravatta non in tinta, cinta di finta marca e scarpe prese all’outlet. Sembra un pratarolo. Ma ha una voce bellissima e una simpatia fantastica. Infatti ha trascinato alla vittoria nella serata cover.

Dopo la bomba Sal da Vinci cambierà tutto. Il prossimo anno saluti a Carlo Conti arriva Stefano De Martino. Dicono raccomandato dalle sorelle Meloni. Non sappiamo se da una, dall’altra o da tutte e due. Simpatica anche la Pausini che però canta meglio di come presenta.

La bomba vera e… cattiva

La seconda bomba è quella vera quella dei bombardamenti su Teheran e quelli di risposta. Gli argomenti sono così diversi che li colleghiamo tramite l’ironia con una battuta di Osho che raffigurava Khamenei davanti alla tv e richiamato per fuggire rispondeva “ecco finisco Sanremo e vengo”. Non è stato uno scherzo però l’attacco vero. Che in poche ore ha devastato centri nevralgici e annientato gran parte dei leader. In primis Khamenei ma anche fino all’ ex leader Ahmadinejad.

Bombe sull’Iran (Foto © Imagoecoinomica via Seyd Abbas A)

La aspettavano di notte, col buio, invece la resa dei conti è cominciata in piena luce, quando a Teheran erano le 9 e mezza del mattino e, bevuto il the, la gente si sedeva alla scrivania. Il primo obiettivo era Alì Khamenei, la Guida suprema, l’Ayatollah che guida l’Iran da 37 anni. E Donald Trump su Truth ne ha annunciato la morte. “È una grande occasione per gli iraniani“.

Piano d’attacco e obiettivi sono chiari. Resta da misurare la capacità di sopravvivenza degli ayatollah, dei Guardiani della Rivoluzione, dei paramilitari Basiji, dei politici, dei funzionari, dei magistrati che hanno sposato il regime. Saranno 10-15 milioni su 90 di iraniani. Sanno che o ne escono vivi e in sella o sono morti comunque.

La strategia di Trump

Bombe su Israele (foto Imagoeconomica via Israele Defens)

C’è da aspettare per capire chi ha ragione. Usa e Israele hanno i mezzi per far durare a lungo il conflitto. L’Iran è grande ma in crisi economica, il governo impopolare e per di più, se Trump ha ragione e con Khamenei morto, potrebbe cadere il velo della Repubblica teocratica per rivelarsi quel che nei fatti è da anni, una dittatura militare islamica, ma magari ora potrà essere anche più pragmatica.

Trump esulta, i suoi avversari e gli antiamericani urlano come al solito al diritto internazionale. Ma intanto in un colpo solo il presidente americano non solo ha eliminato i maggiori leader Iraniani ma ha indirettamente tolto i rifornimenti militari alla Russia di cui l’Iran era fornitrice. E approvvigionamento petrolifero alla Cina che ne era il maggior cliente. Senza contare l’operazione di riciclaggio continua che l’Iran e paesi satelliti effettuano quotidianamente per ovviare all’embargo sul petrolio e altro.

Donald Trump (Foto © Gage Skidmore)

Eh ma è stato violato il diritto internazionale. Ovviamente gli stessi odiatori di Trump nel rivendicare la violazione del diritto dimenticano che Khamenei ed i suoi predecessori sono stati sempre dei sanguinari dittatori. Solo nelle scorse settimane si contano più di trentamila morti in Iran per sedare le rivolte popolari. Una mostruosità che va avanti da decenni.

Dubai ed il caso-Crosetto

Il leader supremo Alì Khamenei

L’Iran come atto di disperazione ha lanciato missili ovunque su basi americane, Israele e alleati. Molte contro strutture civili come a Dubai. Colpito anche il famoso hotel a sette stelle chiamato la “Vela”. Proprio Dubai è stata la più citata nelle cronache. Perché migliaia di cittadini terrorizzati sono rimasti bloccati a causa dei bombardamenti ed anche dei danni all’aeroporto.

Bombardamenti che hanno colto tutti di sorpresa. Cosa molto strana perché l’aria di tensione tra gli Usa e l‘Iran era palpabile da settimane. Tanti cittadini raccontano le loro esperienze a vario titolo tra queste Big Mama, la cantante con dirette social disperate.

La cosa più inquietante però è che era presente e bloccato a Dubai anche il ministro della difesa Crosetto in vacanza con la famiglia. Se per un normale cittadino sia giustificabile la leggerezza di scegliere posti a rischio lo è meno per un ministro in particolare della Difesa. Che invece che in calzoncini in spiaggia doveva stare nella Sala Difesa a monitorare la situazione.

Ma questo apre ad una duplice serie di osservazioni. La prima: la leggerezza del ministro. La seconda: la considerazione che gli alleati hanno del nostro Paese mai avvisato nemmeno attraverso i servizi dell’attacco. Il che ha esposto il ministro, obiettivo sensibile, ad una pessima figura nel campo strategico e politico.

Guido Crosetto, Ministro della difesa

Se poi aggiungiamo che Crosetto si sia fatto prontamente riportare in Italia con un volo di Stato ma lasciando la famiglia a Dubai la frittata è completa. Non è servito che egli stesso dichiarasse che ha pagato il volo il triplo per farsi riportare. Dichiarazione francamente risibile perché, come molti hanno osservato, oltre alla famiglia, ha lasciato sul posto centinaia di italiani in panne.

A parte che io non vedo nulla di scandaloso per un ministro tornare in Italia con un volo di Stato se è per ufficio. Fa più ridere dire ho pagato il triplo. Ma i voli di stato mica costano veramente quanto li pagano. Costano molto di più, è una giustificazione ipocrita ed inutile.

Battiato e la guerra che non ferma i sentimenti

Resta il fatto che il conflitto è aperto e chirurgico quanto volete farà vittime ovunque. Ma gli Usa negli ultimi tempi sembrano non voler lasciare nessuna agenda aperta e nessun problema in corso. Ed agiscono con decisione a volte anche eccessiva.

Il maestro Franco Battiato (Foto: rabendeviaregia)

Per questo faceva specie vedere nel corso di Sanremo le continue aperture del Tg1 che forniva aggiornamenti sullo stato delle cose. Il sacro ed il profano come questo articolo che unisce due fatti di attualità di segno nettamente opposto. Dei due certamente abbiamo preferito Sanremo che è sempre motivo di discussione e svago che in periodi di guerra non guasta. Perché la guerra non ferma la vita né i sentimenti.

Me lo ha ricordato un bel film sulla vita di Franco Battiato andato in onda ieri sera su Rai Uno. Mentre in attesa di fare la visita militare in cui avrebbe cercato di farsi riformare faceva ascoltare ad un amico per la prima volta la canzone “Stranizza d’amuri”. Letteralmente stranezza d’amore ma che vuole intendere tutto quell’insieme di reazioni a volte inspiegabili che scatena l’amore.

La canzone racconta una scena ai tempi di guerra durante i bombardamenti alleati alle pendici dell’Etna. Eppure questo non gli impediva di provare quelle sensazioni nei confronti della amata anche se il mondo intorno vacillava sotto il peso delle bombe. “E con tutto che fuori si muore non muore questa stranezza d’amore. È come una febbre che mi passa dentro le ossa”. E speriamo che sia sempre così che restiamo sempre umani di fronte all’inumanità ed alla guerra.

E quannu t’ancontru ‘nda strata

mi veni ‘na scossa ‘ndo cori

‘ccu tuttu ca fora si mori

na’ mori stranizza d’amuri…

l’amuri.

Man manu ca passunu li jonna

sta frevi mi trasi ‘nda ll’ossa

‘ccu tuttu ca fora c’è ‘a guerra

mi sentu stranizza d’amuri…

l’amuri.

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