La stagione del "woke" si avvia verso il dimenticatoio. Lo ha decretato di recente la stellina nascente dei democratici americani Alexandra Ocasio Cortez e non un rigido e retrivo conservatore. La parabola di un pensiero che ha influenzato il mondo negli ultimi anni. Intanto la Meloni celebra il Governo più lungo della storia tra stanchezza, nervosismo e qualche stonatura
“Il woke è stato una follia”, a dirlo non è stato un rigido e retrivo conservatore ma la stellina nascente dei democratici americani Alexandra Ocasio Cortez. Una delle figure simbolo della sinistra progressista a stelle e strisce e delle battaglie per i diritti delle minoranze ha preso le distanze dalla stagione più radicale della cultura “woke”. Ospite il 9 agosto di This Week sul canale tv Abc, Alexandria Ocasio-Cortez, deputata democratica di New York, ha ripreso una formula utilizzata da un consigliere comunale della Grande mela: “Woke one was crazy“,la Woke 1.0 – quella degli albori – era folle.
Lo chiama woke 1.0 per marcare la distanza cercando di salvare il salvabile. Ma è evidente che la assurda cultura woke partita dagli Usa dopo la sommossa Black Lives Matter è stata dal punto di vista del consenso un disastro. Le persone quando sono prese dai problemi reali si disinteressano delle facezie linguistiche ed assurde delle teorie della nuova sinistra. Allora quando il consenso crolla si deve correre ai ripari.
Lo si fa utilizzando queste figurine dal bell’aspetto ma eterodirette che lanciano un messaggio da veicolare attraverso i canali del mainstream che controllano a loro piacimento.
La teoria del residuale
La Ocasio Cortez è l’ultimo prodotto democratico in salsa muliebre. Figura fintamente costruita dal basso, funge da ventriloquo da sempre di idee altrui, esattamente come questa uscita agostana. Nel suo curriculum si legge: “Fu costretta ad aiutare la madre, la quale si era impiegata come autista di scuolabus, lavorando come barista e cameriera per evitare il pignoramento della loro abitazione”. Cosa che praticamente fanno tutti gli esseri umani, almeno nelle famiglie normali. Come tutte le figure fintamente arrivate per merito bisogna dire che hanno sofferto.

Bruciate le varie Hillary Clinton, Nancy Pelosi, Kamala Harris il nuovo prodotto da laboratorio politico è lei, come se i Democratici fossero costretti a creare, proprio in ossequio al woke che oggi abbandonano, necessariamente figure femminili da candidare alla presidenza per poi puntualmente perdere. L’esperienza non insegna.
Eppure io quando la vedo, ma senza malizia, penso ad un’intervista di Pablo Picasso. Picasso si portò a letto tutte le mogli di tutti i suoi amici e a un certo punto si portò a letto pure Nusch che era la moglie di Paul Élouard il grande poeta surrealista che era in quel momento il suo migliore amico. E poi disse questo:“Beh non volevo che Paul Élouard si offendesse pensando che sua moglie non mi piaceva”. Quello che io con personale slancio chiamo la “teoria del residuale”.
Anche se una cosa già senti che non ti piace pensi di doverla fare lo stesso. Per residualità. Ed io queste creazioni artificiose di figure carine ma vuote le trovo sempre residuali. Il carisma vero, il fascino politico è innato si può fingere per un po’ ma non si costruisce. Non regge a lungo.
La “finestra di Overton”

Ma da questo traggo un paio di considerazioni. La prima è che ad esempio in Europa dal versante conservatore dei principali paesi europei tutte le leadership di destra sono femminili. Va da se la Meloni in Italia, Marine Le Pen in Francia, Alice Weidel in Germania, Kemi Badenoch in Inghilterra. Tutte leader femminili partite dal basso e non costruite in laboratorio.
La seconda è che la cultura woke degli ultimi anni è stato il più grande esempio di “finestra di Overton” nel contemporaneo. L’ho già citata in altri articoli ma vale la pena sottolinearlo. La teoria, è stata sviluppata per spiegare il ruolo svolto dai think tanks nel veicolare nuove idee e concezione del mondo. Il sociologo americano Overton sosteneva che, grazie alla persuasione politica, sia possibile spostare gradualmente interi segmenti di opinione pubblica da posizioni fortemente divergenti rispetto a determinati principi, fino ad atteggiamenti di accettabilità e di pieno consenso. (Leggi qui: Tutti giù dalla finestra).
In tal modo l’opinione pubblica può cambiare idea nel corso del tempo, se sottoposta ad una certa manipolazione. Scelte politiche o sociali possono così trovare una “finestra” per farsi spazio nelle menti dei cittadini. Il cambiamento non è istantaneo, ma graduale, e deve passare attraverso diversi piani di “consenso” come se fosse un ascensore.
Le sei fasi

Overton le sintetizza in sei precise fasi: L’impensabile (unthinkable): è il momento in cui la finestra si apre. In questo primo passaggio, l’idea inizia a circolare, è ancora lontana dal pensiero comune, viene rigettata e suscita repulsione, ma se ne comincia a parlare sempre più spesso.
Radicale (radical): la finestra resta confinata nel campo delle trasgressioni non ammesse. L’idea viene vista come un divieto, tuttavia, se le circostanze lo permettono, entra nello spazio della provocazione.
Accettabile (acceptable): l’opinione pubblica inizia a confrontarsi. “È giusto? È sbagliato? Perché vietarlo agli altri?”. Entra nella sfera del socialmente rilevante.
Ragionevole (sensible): a questo punto il “quadro” si è già spostato visibilmente dalla posizione iniziale. Diventa comprensibile, e quindi ragionevole, pensare in questo modo.
Diffuso (popular): La finestra è ormai quasi del tutto consolidata. L’opinione pubblica si orienta verso quel pensiero, che inizia a raccogliere consenso politico.
Legale (policy): dopo aver superato la resistenza iniziale dell’opinione pubblica, l’idea è pronta per essere ufficialmente legalizzata in uno Stato.
L’irruzione dei social nerwork

Con il tempo, ci adattiamo alle manipolazioni che subiamo e, alla fine, non ce ne accorgiamo più. Idee e opinioni discordanti diventano così quotidiane, fino ad essere tollerate, accettate e persino promosse. È come quei messaggi subliminali che si intuiscono nelle frasi che sembrano avere un significato invece contengono un altro messaggio nascosto tra le parole ed altri destinatari.
Oggi, però, con la presenza dei social network, si può ancora parlare di una sola finestra? L’utente si trova immerso nella frenetica e spietata massimizzazione dell’engagement. I social costruiscono “echo chambers” personalizzate per amplificare e rafforzare convinzioni che possono essere estreme. Gli algoritmi, attraverso vere e proprie bolle virtuali, mostrano contenuti sempre più in linea con il nostro stesso pensiero, evitando il contraddittorio e fornendo una legittimazione continua a convinzioni radicali.
Vi basterà applicare questo schema di Overton alla realtà che vi circonda e apparirà tutto chiarissimo. Per un certo periodo recente la cultura woke sembrava l’unica possibile. Con la sua cancel culture, le sue idiozie linguistiche, l’attivismo performativo di pura facciata, l’intolleranza del dissenso, il risentimento generalizzato con la sua artificiosa decostruzione di presunti privilegi. Ma è bastato oggi un “contrordine compagni” della Ocasio Cortez che tutto svanirà nel nulla. Come tutte le cose finte.
La cultura woke come… Michelle Pfiffer

Io quando penso alla cultura woke ed al suo vuoto di valori non so perché la declino sempre al femminile e mi viene in mente la scena del film Wolf con Jack Nicholson e la bionda Michelle Pfeiffer (che comunque resterà sempre la mia Cat Woman preferita) nel quale lui in un dialogo le dice: “Sei molto bella e pensi che gli uomini si interessino a te solo per il fatto che sei molto bella. Ma tu vorresti che gli uomini si interessassero a te per quello che sei. Il problema è che al di là di tutta questa bellezza tu non sei molto interessante”.
“Sei maleducata, indisponente, sei scontrosa, sei introversa, inutilmente testarda. Lo so vuoi qualcuno che non si fermi alle apparenze e che guardi l’essere umano che c’è sotto. Ma l’unico motivo per cui dovrebbe scomodarsi a fare una cosa del genere è perché tu sei molto bella. È ironico vero? Bene o male il tuo problema sei tu”.
E così è la cultura woke, tanto che riconoscendo che il problema era lei l’hanno dismessa, terminata. Certo l’onda lunga di quelli che non ci arrivano subito durerà ancora un po’ ma vedrete presto sarà archiviata definitivamente come merita che sia.
Governo più lungo della storia, celebrazione nervosa

Ma a proposito di bionde non si può trascurare la manifestazione che Giorgia Meloni ha tenuto a Bari per celebrare di essere diventato il Governo più longevo delle storia superando il Berlusconi 2 che durò 1412 giorni. È certamente un traguardo importante e le va riconosciuto. A me la manifestazione non è piaciuta molto.
È stata una manifestazione di Fratelli d’Italia di un singolo Partito mentre io la avrei fatta con tutti gli alleati e soprattutto con un taglio più istituzionale e meno partitico. Forse ha sentito il bisogno di ravvivare le truppe in vista delle elezioni, ma di certo da soli non si vince, anzi. Lei è apparsa a mio avviso un po’stanca e nervosa ed il taglio è stato molto contro gli avversari.
Certo la stabilità è un valore. Ai mercati ed alle istituzioni piace. Così come l’equilibrio che è certo utile ma davvero poco affascinante. È lo squilibrio invece, il saper superare consapevolmente certi limiti, che provoca passione nelle persone come nell’elettorato. Il compitino ripetitivo piace ma poi annoia subito. E di passione vera a Bari se ne è vista poca.

Ma non si può avere tutto dalla vita. La Meloni fa bene a celebrare i successi temporali. E la buona notizia è che il woke si è auto cassato per bocca dei suoi stessi protagonisti. Ma per smuovere di nuovo le masse per le prossimi elezioni serve di più: serve fame, messaggi forti, non senso di appagamento quasi passivo ma di impazienza verso il futuro e la capacità di superare i propri limiti.
Proseguendo nella metafora al femminile lo scriveva lo stesso Éluard: “Ho misurato la mia impazienza dalle donne che inventavo”. Ma le invenzioni, per definizione, durano fino a un certo punto. Poi basta. E poi si sa, dopo le gioie estive settembre porta via tutto con se. È il mese perfetto per archiviare tutto. Cara cultura woke: fine dei messaggi subliminali e delle trasmissioni. È l’ultimo articolo in cui parliamo di te.



