Per la Meloni è arrivato il momento di fermarsi, staccare dalla routine per poter vedere le cose dal di fuori. La batosta del referendum, gli attacchi di Trump e le giravolte in politica estera hanno indebolito la premier e rinvigorito le opposizioni. Quindi serve riordinare le idee e non continuare a puntare sull'effetto-simpatia come al Vinitaly. I cittadini ora non hanno bisogno di passerelle ma di risposte concrete
Sul ring appena preso un colpo il primo istinto è restituirlo. Ma se il colpo ricevuto è andato bene a segno attaccare subito è l’ultima cosa da fare. I colpi di risposta sono più deboli hanno perso di precisione, l’equilibrio vacilla. Ogni allenatore saggio consiglierebbe di coprirsi, recuperare, aspettare la campanella e solo al prossimo round contrattaccare dopo essersi ripresi un po’ all’angolo.
Ma ogni combattente ed agonista ha l’istinto di cercare di recuperare subito, di piazzare un colpo di risposta un po’ per l’istinto ed un po’ per l’orgoglio. Ma così si rischia un secondo fendente da ko. Fermarsi, recuperare e riflettere non è paura, è strategia. Ed ogni incontro non si vince mai solo con la forza ma anche e prima di tutto con la strategia.
L’avversario quando ti vede debole infierisce, anche lui ha la tua stessa natura: vuole vincere. Ed anche se ha preso colpi per tutto l’incontro ma poi ne ha assestato uno pesante che ha fatto vacillare l’avversario in quel momento si sente onnipotente e cerca di metterti al tappeto. Lo vedi dallo sguardo. È come se si illuminasse, come se si accendesse una luce negli occhi.Ti fissa, ti cerca, ti stringe contro l’angolo.
Lo… sguardo dell’opposizione

Ed io questo sguardo l’ho visto negli esponenti dell’opposizione al governo in questi giorni. Dopo aver assestato un colpo niente male come la vittoria del No al referendum sulla giustizia. Hanno subito per quasi quattro anni il dominio mediatico e parlamentare di Giorgia Meloni. Con una certa abilità era lei a condurre il gioco, distribuendo colpi a destra e a manca.
Non sono mancate in parlamento bordate della giovane premier ai leader avversari. Conte, Schlein, Renzi, Bonelli, Fratoianni. Per mesi hanno subito la verve della Presidente del Consiglio. Il loro sguardo era spento quasi rassegnato. Oggi no.
Oggi hanno ripreso quella luce nello sguardo che gli dice di cercare il colpo del ko, rivedono una seppur ancora teorica possibilità di battere l’invisa avversaria ed avere una chance di tornare al Governo. Forse immeritatamente. Ma la democrazia dell’alternanza ha le sue leggi crudeli. Mors tua vita mea. Lo senti nel tono degli interventi. Quasi di irrisione. Non sono rispettosi, affondano il colpo, scherniscono, quasi prendono in giro.
Il potere è transitorio

Lo osservavo guardando l’intervento di Matteo Renzi dell’altro giorno in Parlamento mentre con quegli occhietti da sibarita sfotteva la Meloni al grido di“contrordine camerati” scimmiottando il noto“contrordine compagni” di memoria comunista. E rinfacciava alla premier le sue recenti giravolte in politica estera. Ululando al microfono che oggi Trump non è più buono mentre lo è tornato Macron.
Ed in effetti non ha tutti i torti. Chi ricorda le immagini del G7 pugliese in cui la Meloni non degnò neanche di un saluto il collega francese guardandolo anzi in cagnesco non può non stupirsi un po’ nel vederla correre all’Eliseo a sostenere la proposta francese sul conflitto iraniano. Scendere dall’auto con un vestito rosso fuoco ed abbracciare Macron come se fossero da sempre i migliori amici, percorrere la scala sottobraccio e fare festanti una foto con un sorriso a trentasei denti sulle scale. Insomma in politica si può cambiare idea certamente ma almeno qualche passaggio andrebbe fatto.
Altrimenti come risulta a noi, risulta a tutti che alcune scelte sono state determinate dalla botta presa con il referendum, poi con le dichiarazioni di Trump ed aggiungo io con mio personalissimo parere anche con la sconfitta ungherese di Victor Orban. Che è servita a ricordare, come dico sempre, che il potere è transitorio, per tutti.
Le giravolte in politica estera pessimo segnale

Se la cacciata dei ministri e sottosegretari non era stato un buon segnale, questo delle giravolte in politica estera è un segnale ancora peggiore. Anche perché quando si opponeva alla Meloni che i momentanei successi in politica estera non corrispondevano ad altrettanti nella azione interna sembrava che il prestigio internazionale acquisito potesse coprire tutto. Ma non è così, non lo sarebbe stato comunque, ma a maggior a ragione se anche la politica estera vacilla e soffre di repentini cambi di posizione.
Infatti cara Giorgia a mio modesto avviso non dovevi andare a Parigi ma mettere un costumino in valigia ed andare nel posto più sconosciuto del mondo per qualche giorno a staccare tutto. E non è che voglia fare il tuo personal traveller o pubblicizzare qualche tour operator è che io come tutti quelli che hanno gestito un potere grande o piccolo che sia ci sono passato. Che sia un piccolo comune o il governo di una nazione il meccanismo è lo stesso.
Tutti i leader pensano di non potersi fermare un attimo, che la macchina che guidano non cammini senza di loro, che allontanandosi un momento succeda un disastro. Ma non succede mai niente. La vita scorre identica a prima. L’unico effetto benefico di staccare dalla routine è di poter vedere le cose dal di fuori.
Con un giudizio esterno, con maggiore lucidità. E la lucidità è fondamentale in politica e nel governo delle cose. Gettarsi a capofitto nelle cose senza una vera strategia è la cosa peggiore da fare. Le decisioni prese da un leader pesano molto di più delle altre.
Basta effetto-entusiasmo, contano fatti e risultati

Diciamoci la verità il referendum ha sancito la fine ufficiale della luna di miele della Meloni. In politica si chiama così il periodo in cui tutto va bene trasportati dall’entusiasmo più che dai risultati. E va ammesso che la luna di miele meloniana è stata più lunga e duratura di altre. Ma quando finisce l’unica soluzione è puntare sulle decisioni e sui risultati. Sulla consistenza dell’azione di governo.
È un errore gravissimo pensare di continuare con l’effetto entusiasmo questo va sostituito con la concretezza. Con i progetti, con gli atti, con i risultati. Nero su bianco. Le invece no ha scelto di ributtarsi a fare la madrina del popolo e ripartire coni video emozionali alla forza Giorgia. Lo abbiamo visto l’altro giorno al Vinitaly. Si bella occasione ben organizzata da ministro e assessore regionale, anche se contornati da personaggi poco edificanti.
Regia, ciak, azione. Lei saluta sorridente una folla lontana che la acclama, poi incontra un vecchiotto che la vede e si commuove. Piange, la abbraccia mentre sbiascica qualcosa, le dice che le vuole bene. E lei lo consola mentre lui le bagna le mani tra lacrime e secrezioni varie emotive. E poi via il videone emozionale Giorgia la donna del popolo per il popolo. E stacco cinematografico.
Si bella la boiserie, bello tutto ma secondo voi quel video o gli altri in sequenza possono in un momento come questo cambiare l’umore degli italiani? A mio avviso indispettiscono solo. Anzi creano un divario. Forse se avesse speso quelle stesse ore a preparare qualche atto concreto di governo e emanare qualche legge o decreto che avesse un effetto vero per i cittadini avrebbe speso meglio quelle ore.
Servono risposte ai cittadini

Chi quotidianamente impreca per il costo della vita, per la sanità carente per la mancanza di servizi, che per carità non sono solo della Meloni ma di tutti gli ultimi Governi, non trova nessun sollievo nel video emozionale del vecchio che piagnucola. Anzi.
Quello che il giorno impreca davanti la colonnina del distributore leggendo il prezzo del carburante e che poi quando va a fare la spesa si accorge che la spesa energetica si riverbera su tutti i prezzi al consumo aumentando a dismisura l’inflazione. Invece di commuoversi insieme al vecchio piagnucolone forse ha voglia di dirgli: guarda caro signore che noi avremmo più da piangere di te.
La sinistra intanto senza nessun merito particolare gongola. Si stanno già spartendo i posti. Grupponi del Pd che sostengono Conte premier invece della Schlein perché così potranno poi rivendicare per loro la Presidenza della Repubblica. Chi sposa le primarie chi no. Chi inventa nuovi leader ad uso e consumo primarie come fa Renzi con Silvia Salis puntando sull’effetto gnocca.
Silvia Salis ed il provincialismo

È la Salis l’astro nascente del Pd. Ed il curriculum della neo sindaca è già fornitissimo. Solo questa settimana si è fatta fotografare con i piedini scalzi che riposavano dalle fatiche dentro delle Manolo Blahnik da duemila euro. Conquistando così una consistente fetta dell’elettorato fashion e feticista insieme. Poi i giornali di regime hanno reso noto che da sola ha più follower di tutti gli altri sindaci di grandi città insieme.
E vuoi mettere se fa curriculum, alla grande. E poi alla modica cifra di centoquarantamila euro ha organizzato in piazza un concerto techno con Charlotte de Wilde, dj belga che ha il pregio di essere compagna di un noto produttore amico del Pd. E giù con le veline: ma come è bella lei, ma come è brava lei, la premier perfetta. Vuoi mettere i suoi piedi a confronto di quelli della Meloni? Hanno chiosato i più arguti.
Ma a me questa esaltazione della simpatica sindaca sa solo di approssimazione e provincialismo. In questi giorni seguivo il festival musicale di Cochella. Si tiene tutti gli anni in un deserto californiano. Sì lo so, fa molto fattone radical chic west coast. Ma a me piace la musica in tutte le sue forme. A parte una versione mostruosa di Natural Blues di Moby cantata con Jacob Lusk che vi consiglio di cercare ed ascoltare se vi piace il ritmo vero non alla De Wilde. Un pezzo che ha 25 anni ma spinge e “pompa” molto più della techno da signorine attuale.
Chiusura alla moda

La chiusura di quest’anno del mainstage, assegnata all’artista considerato più forte del momento, è riservata ad un artista italiano che da noi è praticamente sconosciuto. È Matteo Milleri con il suo progetto “Anyma”. Che è certamente in questo momento la più importante eccellenza italiana nella musica mondiale, techno in particolare.
Un tour internazionale sold out ovunque, una serie di eventi alla Sphere di Las Vegas tra cui il capodanno, una live alle piramidi di Giza, una residency nel club numero uno al mondo, un nuovo album in arrivo con ospiti eccellenti. Ha chiuso il Coachella con il suo show “Aeden” guardatelo una bomba visual incredibile con una tecnologia stupefacente.

Ed allora quando vedo la beatificazione del concertino della De Wilde per la Salis, sì carino ma niente più e questa folla plaudente a bocca aperta come avesse appena assistito all’apparizione di qualche divinità e poi gli stessi soggetti ignorare completamente Milleri a me viene di nuovo una parola sola in mente. Provincialismo.
Io che sono meno provinciale lo stesso effetto di stupore non lo provo per la De Wilde ma trovo più emozionante per esempio Yuja Wang, la bella pianista cinese. Cinta nei suoi vestiti sgargianti quando suona dalle sue mani che volano sui tasti sembra che escano feromoni. Un concentrato di emozioni e raffinatezza.
E mentre rivolgo l’ultimo accorato appello alla Meloni: Giorgia fidati, prendi una vacanza e riparti più carica di prima, ho scelto mentre rileggo l’articolo quale brano ascoltare mentre fumo l’ultimo sigaro di questa notte senza luna. Il Piano Etude No. 6 di Philip Glass eseguito da Yuja Wang. Ascoltatelo e vedrete quanto ho ragione. Mi ringrazierete con comodo del consiglio, sia voi che Giorgia.



