Il silenzio degli innocenti e la politica muta degli agnelli

Ci sono alcune scelte che sembrano innocue e passano sotto silenzio. Ed invece producono effetti devastanti. Ad Anagni c'è stata la riattivazione del sito del termocombustore per cui è in corso un'autorizzazione AIA in regione, riservata agli impianti più inquinanti. Tutto ciò è avvenuto nel silenzio soprattutto del Consiglio comunale e dopo che nel 2021 il sindaco e la maggioranza attuale approvarono il divieto sul territorio comunale per qualunque impianto di trattamento di rifiuti e non potenzialmente nocivi

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Volevo scrivere un articolo sullo “Shining”, sulla luccicanza, quel termine coniato dal meraviglioso e terribile film di Stanley Kubrick. Quel potere particolare di alcuni di comprendere oltre ciò che gli altri vedono normalmente. E che si manifesta con una brillantezza particolare negli occhi di chi lo esercita. Potere che a volte, almeno per me, diventa un disvalore perché osservare nel profondole cose quasi sempre lascia un senso di insoddisfazione invece che di benessere.

Ma poi ripensando agli avvenimenti della settimana li ho trovati così depressivi o insignificanti che mi è passata completamente la voglia. E mi è sembrato più di guardare “Il silenzio degli innocenti” che “Shining”, diciamo due carature molto diverse.

Dal libro di Thomas Harris alla politica

La cosa che mi ha sempre incuriosito nella traduzione del libro di Thomas Harris è che quel “silence of the lambs” che letteralmente è “il silenzio degli agnelli” sia poi diventato in italiano “innocenti”. Dopo che Harris inventò in un romanzo precedente, “Il delitto della terza luna”, il personaggio dello psichiatra serial killer Hannibal Lecter.

Questi trovò la sua consacrazione anche cinematografica nel “silenzio degli innocenti” nel quale le vittime sedotte dal fascino letale del protagonista finivano per essere prese senza neanche reagire. Lo sguardo luciferino di Anthony Hopkins poi fece il resto sublimando il personaggio anche a livello visivo.

Avete notato come quando si rivela invece nella realtà un serial killer le prime dichiarazioni siano sempre quelle di incredulità e stupore? «Sembrava una persona normale, perbene. Non ce lo saremmo mai aspettati». Spesso il male ha il volto gentile ed affabile e quando lo riconosci davvero probabilmente è troppo tardi.

Donald Trump (Foto: Benedikt von Loebell © World Economic Forum)

Fatte ovviamente le debite proporzioni è quello che succede spesso in politica. Chiaramente qui non si uccide nessuno, almeno non direttamente. «Avevamo molta fiducia in lui, sembrava una brava persona, sembrava volesse fare bene.» Prima di ricevere l’ennesima fatidica ed inevitabile delusione che cambia tutti gli schemi di giudizio.

Per poi passare a sperare nello stesso modo errato che qualcosa cambi ma non cambia mai. La natura del serial killer rimane e rimarrà sempre la stessa. È una malattia. Ed è così che in molti articoli abbiamo spiegato la ineluttabile politica dell’alternanza tra gli schieramenti nella politica moderna. Si passa da un carnefice all’altro e molto spesso ce lo scegliamo proprio noi. Anche col voto.

I livelli del silenzio

A volte non si comprende con chiarezza che alcune scelte che sembrano innocue e passano sotto silenzio poi producano effetti devastanti. E quello che in questa settimana particolarmente salta all’occhio è che non c’è più la capacità critica neanche di avvertirlo.

Vladimir Putin

Vale per tutti i livelli. Per quella mondiale dalle follie rumorose di Trump fino a quelle silenziose e letali di Russia e Cina che muovono lo scacchiere mondiale verso direzioni non certo favorevoli. Per quella europea dove si oscilla dalle idiozie dei tappi di plastica sul naso fino alle misure orwelliane e liberticide da grande fratello con il «chat control».

Per quella italiana che sintetizzo con una frase social molto usata in settimana sul caro carburante: «Un governo che ci ha ridotti a fare la fila per mettere il diesel a 2,20 euro al litro e c’è pure chi esulta elogiandolo». Per quella locale che userò come esempio concreto citando educatamente alcuni casi nella mia città. Cosa che non faccio spesso.

Anagni, una settimana di casi

Questa settimana ad Anagni, città bellissima baciata dalla storia e dalla natura, hanno tenuto banco alcuni casi in particolare. Anche per «colpa» di alcune mie iniziative. La polveriera di duecento ettari assegnata per un impianto fotovoltaico salvo poi ritirare l’assegnazione. Un nuovo biodigestore anche esso bloccato. Ed infine la riattivazione «in silenzio» del sito del termocombustore ex Marangoni per il quale è in corso una autorizzazione AIA in regione, che è quella riservata agli impianti più altamente inquinanti.

Il sito dell’ex Marangoni

Praticamente la politica di sviluppo della amministrazione passa solo per logistica e impianti inquinanti, tertium non datur. Con la specifica che la prima porta pochi posti di lavoro e i secondi nessun posto di lavoro e molto inquinamento. Ho ovviamente una mia opinione totalmente negativa su ognuno di questi eventi quindi non entrerò nello specifico ma li userò al fine del ragionamento sul silenzio degli agnelli.

Il primo dato Hannibal Lecter è questo: in un noto consiglio comunale del 2 dicembre 2021 ad Anagni il sindaco e questa maggioranza approvarono all’unanimità che fosse vietato tassativamente sul territorio comunale «qualunque impianto sia di trattamento di rifiuti e non potenzialmente nocivi». Parole sue, celebrate in un post tornato oggi agli onori delle cronache. Ma poi da quel giorno nel silenzio assoluto di tutte le entità politiche possibili ne ha approvati più di una decina alcuni dei quali assolutamente impattanti. Nel silenzio degli agnelli per restare nel tema.

Il precedente del termocombustore

Ma userò il caso termocombustore Marangoni per illustrare meglio il tema dell’articolo. Questi fu inizialmente approvato almeno nella sua parte edilizia dalla maggioranza di centrosinistra guidata dal sindaco Cicconi con una semplice scia. In un consiglio comunale in cui ero presente come uditore, non immaginando neanche che nella consiliatura successiva sarei diventato io il sindaco, chiese la parola per delle comunicazioni personali l’allora presidente del consiglio Pierluigi Edgard Mollo.

Le proteste dei cittadini davanti al sito ex Marangoni

Costui si scagliò in pieno consiglio senza mezzi termini contro l’approvazione in corso del termocombustore da parte della sua stessa maggioranza. Niente comunicati stampa, niente social: comunicazione diretta in consiglio comunale. Da quello iniziò immediatamente un dibattito durissimo già quella sera. Favorito dal fatto che il progettista di allora, che poi è lo stesso di adesso, era anche un consigliere di minoranza e quindi poté ribattere già nella stessa sede.

Dopo quello si sviluppò un dibattito durato anni su un tema che poi è stato devastante. Tra lotte amministrative e cause penali e civili anche su gravi problemi di salute. Basti pensare che per effetto della misurazione della diossina l’amministrazione fu costretta ad emettere per un’area di chilometri intorno all’impianto il divieto assoluto di emungimento delle acque a fini alimentari e il divieto assoluto di coltivazione di ortaggi e frutta. Divieto che nessun amministratore ricorda ma è perfettamente vigente anche oggi.

Cosa voglio dire: che allora dove la politica era ancora una cosa seria ed il consiglio comunale si poteva ancora definire una istituzione il dibattito fu pubblico, notevole e deflagrante. Oggi vige il più assoluto silenzio. Ma il silenzio più dei colpevoli che degli innocenti direi.

Il consiglio muto

Ma ecco il paragone col passato. Due giorni fa dopo avere, solo dopo raccomandazione, reperito il link per seguire il consiglio comunale mi accingo curioso a guardarlo. Mi dico tre bombe del genere in una settimana ci sarà un minimo di dibattito. Invece zero. E zero significa zero neanche una parola.

Il Consiglio comunale di Anagni

L’unico consigliere di minoranza interviene sì polemicamente ma il tema di rilievo è stato la realizzazione di un cementato con annesso prato di plastica in alcune aiuole della città. Reso ancora più ameno dalle dichiarazioni del vicesindaco il quale ci ha spiegato che per risparmiare acqua è meglio mettere il prato di plastica, sulle quali per carità di Dio sorvoliamo. Tema certo assurdo e risibile ma mai paragonabile all’impatto ed alla pesantezza dei temi ambientali in questione.

Il silenzio totale ed assoluto. Comprendete a che livello è ridotta la politica? Eppure i temi non sono affatto secondari nella vita amministrativa e soprattutto per la salute dei cittadini. Ma zero, silenzio. E non faccio altri commenti.

San Francesco e l’ora del lupo

Un’immagine di San Francesco interpretato dal noto attore Raoul Bova

Oggi notavo con divertimento che si celebra San Francesco, auguri a tutti i Francesca e Francesco. Il santo che secondo la tradizione cristiana ed i racconti agiografici parlava con gli animali, considerandoli veri e propri fratelli e sorelle in quanto creature di Dio. Ma almeno lui aveva la fortuna che lo ascoltavano, ed addirittura lo capivano. Parlava con gli uccelli che lo ascoltavano e volavano via solo dopo la benedizione.

A Gubbio il Santo addirittura riuscì a calmare un feroce lupo che terrorizzava la città, arrivando a un patto di pace tra l’animale e gli abitanti. Oggi San Francesco non è più tra noi ma rimane, per fortuna, la sua grande azione a difesa delle creature e del creato.

Ma ci ricorda a imperitura memoria che puoi stare in silenzio quanto vuoi, che sia un silenzio da agnello o da carnefice, puoi fingere quanto vuoi o dare la colpa sempre agli altri ma poi, ineluttabilmente, arriva sempre l’ora del lupo.