CONTRO MAMDANI / L’elezione del musulmano Zohran Mamdani a sindaco di New York è vista come segno del declino dell’Occidente, travolto dalla cancel culture e dalla retorica progressista. Un’analisi dura, provocatoria e polemica contro la sinistra globale.
La politica dello “stampino” democratico colpisce ancora. Stavolta il luogo del delitto è New York che, questa settimana ha eletto come sindaco nelle file dei democratici Zohran Mamdani un brillante giovane di origini indiane nato in Uganda dichiaratamente comunista e musulmano. Si avete capito bene musulmano. Che poi in India sono induisti ma vai a capire tu.
Ventiquattro anni dopo l’11 settembre, New York ha un sindaco musulmano. Così l’Occidente celebra la propria resa culturale chiamandola progresso. E rende plastica l’idea di cosa intendesse nel suo capolavoro Oswald Spengler quando parlava di “Tramonto dell’occidente”.
L’11 settembre 2001

L’11 settembre 2001 quattro aerei di linea della United Airlines e dell’American Airlines vennero dirottati da 19 terroristi legati ad Al Qaeda. Due vennero fatti schiantare contro le Torri Gemelle del World Trade Center, a New York, che crollarono. Un altro velivolo venne fatto cadere sul Pentagono, sede del Dipartimento della Difesa. Il quarto jet venne diretto verso Washington ma cadde in un campo in Pennsylvania dopo una rivolta dei passeggeri contro i dirottatori. Gli attacchi dell’11 settembre, compiuti da terroristi musulmani, provocarono 2.977 morti.
Chi di voi non ha ancora in mente quelle immagini mostruose di un attacco, di un atto di guerra nel cuore dell’occidente. Io che sulle macerie delle Torri Gemelle ci sono stato poche settimane dopo ricordo ancora quella sensazione surreale di una scena di guerra e distruzione nel pieno centro di una città che intorno era già tornata frenetica e caotica. Lo dico sempre: tra tutto non dimenticherò mai l’odore. Odore di guerra, di ferro fuso, di sangue, di polvere, di morte. Mi è rimasto cosi impresso non cambia mai negli anni.
La cancel culture

Ma è talmente forte la potenza della cancel culture, di questo lavaggio del cervello continuo quotidiano dei media, di questa lobotomizzazione di massa anestetizzante, che troviamo normale che un musulmano governi la città che è simbolo del più efferato degli attentati terroristici di ispirazione musulmana. E lo festeggiamo pure, come a troia festeggiarono l’arrivo del cavallo. Confusi e felici come direbbe Carmen Consoli.
Eppure è il solito candidato stampino della sinistra. Dopato con gli anabolizzanti dei dollari di Soros e trasformato in genio accattivante dalla schiacciante propaganda dei media amici.
Li fanno tutti così tutti geni: simpatici, brillanti pronti a cambiare il mondo. Tutti con la ricetta giusta. Poi se vincono dopo un po’ di governo capisci che sono dei raccomandati sopravvalutati e fanno la fine che fa l’umido nella raccolta del giovedì. Spariscono nell’indifferenziata. Qualcuno di voi sa dire che fine ha fatto Kamala Harris? Quel genio di Kamala? La donna che avrebbe risollevato il mondo. Nell’umido pure lei, senza offesa.
Il metodo stampino

E così il metodo stampino funziona anche con Zohran brillante giovincello sorridente. Non so, prendete Obama: è praticamente lo stesso schema, solo hanno aggiunto la versione musulmana, Mamdani.
E nel programma stampino, tutto quello che tocca Mamdani è oro colato. Ricordate cosa dovevamo subire quando i media sostenevano che la moglie di Obama, con quelle spalle da scaricatore di porto ed una femminilità alla Malgioglio, fosse più bella ed affascinante di Melania Trump. Adesso la gnocca di turno è la compagna di Mamdani. Una sedicente artista che sembra uscita dal Leoncavallo con due occhi che si rincorrono tra loro. E che si è presentata all’insediamento con un banalissimo tubino nero: tutti a lodarne l’eleganza significativa ed il messaggio che voleva lanciare.
Gli articoli sembrano la fotocopia di quelli della figlia di Kamala sedicente modella che con lei condivide lo sguardo improbabile. Una che si vestiva con due stracci mal accoppiati tra di loro ma dicevano che faceva tendenza. E così prima per le figlie di Clinton, di Obama tutto costruito a tavolino tutto secondo il format “stampino”.
Stampino internazionale

E lo “stampino” è internazionale. Oggi la sinistra italiana infatti gioisce. Dice di sé: “La sinistra riparta da Mamadani”. Che fino a due giorni fa non sapevano nemmeno chi piffero fosse. E così hanno fatto negli anni e riparta da Zapatero, da Corbyn, da Melenchon, da Trudeau, da Sanchez e così cento altri esempi.
Tutti a gioire per la vittoria a New York mentre hanno appena perso le Marche e stringono il didietro per il testa a testa inaspettato in Campania. Eh a Ancona è andata male ma a New York andiamo alla grande sibilano i sinistri di casa nostra.(Leggi qui: Top e Flop, i protagonisti di giovedì 6 novembre 2025).
Il Comunista vestito da Socialista

E allora vediamo a cosa si ispira il nostro illuminato Zohran Mamdani per rilanciare la sinistra comunista orfana ed antitrumpiana. Si ho scritto comunista ma voi mi dite che lui si dichiara socialista. Si dichiara! Ma le misure contenute nel suo programma hanno scritto comunismo a caratteri cubitali in testa.
La notte della vittoria, dalle finestre del Queens si sentivano ancora gli echi dei cori che avevano attraversato il ponte di Brooklyn all’alba del giorno prima: “Tax the rich!“, gridavano migliaia di giovani, tassate i ricchi. Quindi la patrimoniale subito come i comunisti de noantri invocano da lustri. E poi congelare gli affitti per i 2,5 milioni di inquilini che vivono in appartamenti a canone regolato. Il nuovo sindaco ha infatti annunciato anche un piano per costruire 200mila nuove case popolari in dieci anni, una misura che richiama l’epoca del New Deal e le grandi visioni municipali del secolo scorso.
L’obiettivo sarebbe quello di riportare la casa nella sfera dei beni pubblici, sottraendola alla logica della rendita e della speculazione: come lo chiamate voi? Io comunismo. Moderno ma sempre comunismo.
Il programma del sindaco

Poi la mobilità come diritto. Mamdani ha promesso di rendere gratuito il trasporto pubblico, partendo dagli autobus, un servizio usato in gran parte da lavoratori, studenti e anziani. Il costo stimato, circa 700 milioni di dollari l’anno, verrà coperto, come ha spiegato, con un mix di fondi pubblici e di risparmi ottenuti tagliando consulenze e contratti esterni del Comune. Eh si lo dicono tutti prima di essere eletti ma poi chi paga?
Una delle idee più discusse del programma è stata poi la creazione di una rete di supermercati pubblici, gestiti dal Comune, per contrastare l’aumento dei prezzi dei beni alimentari. Non si tratterebbe di un ritorno al modello statale ma di un correttivo contro la concentrazione del potere economico in poche catene private dicono loro. Tradotto: comunismo reale. Anzi con un tocco fru fru di fascismo se introducessero la tessera dell’annona come si usava durante il Ventennio per poter fare spesa.
Per Mamdani, la crisi dell’accessibilità non si risolve solo con i sussidi, ma con salari più giusti. Il suo obiettivo è portare il salario minimo a 30 dollari l’ora entro il 2030, con incrementi graduali e legati al costo della vita. Una proposta che punterebbe insomma a rispondere all’inflazione ma con questi prezzi finirebbe per aumentarla. Calcola col cambio euro dollaro oggi farebbe 35 euro l’ora, immagini un facchino che scarica la frutta lo devi pagare 280 euro al giorno e circa 8000 euro al mese se poi ti incide o no sul prezzo della frutta. E poi asili gratis avvocati gratis e chi più ne ha più ne metta. Tanto è gratis pure dirle queste cose prima delle elezioni è il problema del dopo di realizzarle.
Destinato al fallimento

Eh no se ve lo state chiedendo nel programma non c’era l’abolizione della povertà per decreto! Quella è una prerogativa dei Cinque Stelle. Adesso come tutti i leader pompati della sinistra lo vedremo all’opera. Ma fallirà presto anche lui e lo sostituiranno con un altro “stampino”. Oggi ci dicono che Mamdani sarà il prossimo anti Trump. Ma è più probabile che faccia la fine di Kamala. Lui appena eletto, Trump lo ha sfidato in diretta. “Turn the volume up ha urlato”, alza il volume vuol dire. Come per dire che adesso il presidente dovrà stare attento a lui.
Dall’altra parte Trump non se lo è proprio filato di pezza. Anzi fa sapere che taglierà presto i fondi federali. Ma d’altronde come aspirante futuro candidato a presidente, diciamoci la verità, vincere a New York per un democratico non è una grande impresa. È la città più democratica del mondo in termini percentuali. Calcolate che Mamdani ha battuto Cuomo, altro democratico, che ha perso con lui le primarie ma poi si è candidato indipendente. 50 % Mamdani 37 % Cuomo con Sliwa il candidato repubblicano fermo al 7%. Capite il novanta percento dei voti per i Democratici.
E neanche la percentuale di Mamdani è stratosferica il 50 è pochino. Calcolate la Harris vinse su Trump col 70% e poi perse in tutto il resto del Paese.
Mirabolanti imprese

Dunque siamo pronti per le mirabolanti imprese di questo neo eroe dei paladini della sinistra. L’ennesimo fatto con lo stampino. Ma nel lungo termine non ci scommetterei molto.
Una sola immagine però mi ha colpito la sera della vittoria. Dei militanti musulmani che salivano sulle aste e strappavano via le bandiere americane. Scena che oramai si ripete in ogni angolo del mondo dove, sottomessi culturalmente all’arroganza islamista, oramai ci vergogniamo anche della nostra bandiera. In Inghilterra la vietano addirittura nelle manifestazioni. La bandiera nazionale capite. Succubi culturalmente e politicamente.
Con la Cancel culture che continua a macinare la nostra storia le nostre tradizioni della quale quasi ci dovremmo vergognare. Secondo loro.
Eppure per chi ha memoria è tutto già scritto. Nel romanzo 1984 di George Orwell vi è una sorta di cancel culture da parte del Partito dominante, che elimina tutte le informazioni del passato che vengono progressivamente aggiornate. E questo succede già oggi. Io ogni volta che vedo una delle previsioni di Orwell avverarsi avverto un brivido lungo la schiena. Di inquietudine.
I romani lo avevano capito
Ma non serve lui i romani lo avevano già capito. Il controllo delle informazioni della memoria. La chiamavano Damnatio Memoriae.

La damnatio memoriae è una condanna della memoria, una sanzione che comporta la cancellazione e la distruzione di ogni traccia di una persona, come se non fosse mai esistita. Originaria dell’antica Roma, questa pratica era inflitta dal Senato ai nemici dello Stato, a traditori e a imperatori ritenuti indegni, con la rimozione di nomi da iscrizioni, la deturpazione o la distruzione di statue, monete e ritratti. La pena mirava a privare l’individuo di qualsiasi ricordo postumo, colpendo una delle più grandi paure della mentalità romana.
L’idea che attraverso la distruzione di un oggetto sia possibile infliggere la pena e l’oblio a colui o coloro che sono rappresentati simbolicamente da quell’oggetto ha radici profonde nella cultura occidentale. La damnatio memoriae consiste nella cancellazione di qualsiasi traccia riguardante una determinata persona, come se essa non fosse mai esistita: è nata come punizione in epoca romana quando la distruzione fisica di documenti, statue, dipinti, monete che raffiguravano gli hostes del Senato romano ha imposto come conseguenza la revisione della memoria collettiva, dalla quale è stata sottratta chirurgicamente la vittima della condanna.
La catarsi collettiva
Quello che oggi comunemente viene chiamato cancel culture è un fenomeno di catarsi collettiva che cerca violentemente di dimenticare un passato di cui la collettività si vergogna. Dimenticare e rimuovere un’esperienza negativa è, nell’immediato, più semplice che metabolizzarne le ragioni e trovare una forma di convivenza con il trauma.
È così che la città simbolo del terrorismo islamico elegge il rappresentante politico islamico più potente in occidente. Invece di fari i conti con quella violenza l’ha fagogitata e metabolizzata per poi farla silenziosamente scomparire.
E non è come lasciarsi con una donna che ti tratta male, ti trascura o non ti piace più. Quella la dimentichi in un secondo. Qui il processo di rimozione è pesante e molto macchinoso eppure è già avvenuto. E secondo me, concordando con Orwell e con i Romani non è una grande notizia per l’occidente.
Memento mori.



