La famiglia nel bosco, il Nuovo Mondo e la Lebensborn

La storia di Catherine e Nathan che rischiano di perdere i loro figli per la decisione di vivere secondo le regole della natura senza tecnologia è il paradigma del rischio che stiamo correndo. L'intrusione dello Stato che decide al posto dei genitori, che invade la vita e le scelte delle persone, che si sostituisce a loro, che ne conculca le libertà essenziali. E magari cerca di isolare l'individuo dalla famiglia per renderlo più debole, meno libero e quindi controllabile

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Si chiamano Catherine e Nathan, hanno tre figli e vivono in un bosco secondo le regole della natura. Senza molta della tecnologia che usiamo oggi, un po’ come fossero rimasti al secolo scorso. Anzi meglio hanno stufe e fotovoltaico ma non sono allacciati alla rete elettrica, non producono immondizia, non pagano il gas, dei loro bisogni fanno concime. Non sono “cittadini” come noi anzi per meglio dire non sono “consumatori”. Perché oggi l’unico ruolo vero dei cittadini è consumare.

Lo Stato vuole togliergli i figli, ne ha già sospeso la patria potestà. In tutta Italia è già nato un movimento gigantesco di solidarietà, fanno simpatia a tutti, me compreso, urlano “lasciateli vivere come vogliono”.

Una petizione con migliaia di firme

La casa nel bosco dove vivono Nathan e Catherine con i figli

Ha sollevato un acceso dibattito infatti la storia di questa famiglia che vive con i tre figli a Palmoli, paese da 800 anime in provincia di Chieti. Lo stile di vita della famiglia anglo-australiana che da anni si è trasferita a vivere in un bosco in Abruzzo, lontano dalle città e senza gli allacci a elettricità, gas e acqua, ha diviso l’opinione pubblica tra favorevoli e contrari.

È partita una petizione con migliaia di firme di chi sostiene che hanno diritto di vivere come meglio credono la loro vita, di lasciarli in pace. “Per i nostri figli volevamo una vita diversa e abbiamo deciso di vivere nel bosco. Vogliamo vivere qui, con i nostri bimbi e i nostri animali”, si sono difesi i due genitori. Per i figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, hanno deciso di affidarsi all’home schooling con un’insegnante privata molisana.

Al di là delle opinioni personali, però, la vicenda è finita all’attenzione della Procura dei minorenni dell’Aquila lo scorso anno, dopo che la famiglia finì in ospedale per un’intossicazione da funghi. Un successivo controllo dei carabinieri nell’abitazione portò alla segnalazione che ha avuto come conseguenza la sospensione della potestà genitoriale, confermando comunque l’affidamento dei minori ai genitori.

La prossima settimana, con ogni probabilità, i magistrati prenderanno una decisione definitiva sulla potestà, mentre l’avvocato della famiglia, Giovanni Angelucci, presenterà nei prossimi giorni una serie di testimonianze a sostegno di quella che ormai è conosciuta da tutti come la “famiglia nel bosco”. “Non c’è alcun disagio, né violenza”, ha ribadito più volte il legale, “ma una scelta di vita ben precisa che mira a preservare il rapporto tra uomo e natura”.

“Il mondo nuovo”

Aldous Huxley ed il suo celebre libro

Ma la domanda fondamentale a questo punto è: ma i figli sono loro o dello Stato?
Questa domanda non è nuova sapete, Aldus Huxley l’aveva già messa nero su bianco nel suo libro “Il mondo nuovo”. Una società perfettamente ordinata ma soltanto perché i figli non nascevano in famiglia. Cresciuti in laboratorio programmati ed indirizzati. Senza padre senza madre e senza legami. Perché i legami rendono liberi e la libertà fa paura.

Il mondo nuovo (Brave New World) è un romanzo di fantascienza di genere distopico scritto nel 1932 da Aldous Huxley. È il suo romanzo più famoso e ne sono stati tratti alcuni adattamenti televisivi.

Il libro anticipa temi quali lo sviluppo delle tecnologie della riproduzione, l’eugenetica e il controllo mentale, usati per forgiare un nuovo modello di società, tratteggiando una distopia in cui l’uomo vive in un drammatico limbo esistenziale. Il ritratto tracciato dall’autore di questo “mondo nuovo” è freddo e distaccato, ma vi traspare una cinica esaltazione degli aspetti grotteschi del dramma, sui quali Huxley si sofferma.

Aldous Huxley

Il titolo originale si rifà alle parole pronunciate da Miranda ne La tempesta di William Shakespeare: “O wonder! How many goodly creatures are there here! How beauteous mankind is! O brave new world that has such people in’t!“. O meraviglia! Quali creature mirabili! e come è bello l’umano genere! Oh dolce nuovo mondo, pieno di un tal popolo! Suona in italiano.

L’aggettivo brave andrebbe tradotto in italiano come eccellente dal momento che lo stesso autore si rifà alla tradizione letteraria di Shakespeare nella quale la parola assume questo significato.

I figli sono dello Stato o dei genitori

Foto: Emma Bauso / Pexels

Noi non viviamo ancora in quel mondo ma la domanda è comunque di una attualità spaventosa. I figli sono dello Stato o dei genitori. E ogni volta che una famiglia sceglie una strada diversa, più naturale, più essenziale E più autonoma si scatena un meccanismo che somiglia terribilmente al nuovo mondo di Aldus Huxley.

Il controllo che supera la comprensione, la diffidenza che supera la conoscenza. Allora la famiglia nel bosco diventa un caso, un simbolo ed un interrogativo gigantesco sul nostro presente. Ma c’è un dato che parla chiaro: migliaia di persone si sono mobilitate perché la vera domanda non è come vivono loro ma quanto spazio lasciamo alla scelte diverse dalle nostre.

Ogni volta che qualcuno rompe lo schema il sistema trema. Ma a volte è proprio attraverso queste scelte fuori traccia che noi condizioniamo il nostro presente per un futuro migliore. Pensate che quella di Huxley sia solo fantascienza, vero. Irrealizzabile. Quindi questa settimana non avete letto il Wall Street Journal parlare del progetto “Preventive”. Allora ve ne parlo io.

Un bambino “creato in laboratorio”

Sam Altman (Foto: Steve Jennings/Getty Images for TechCrunch)

Una startup nata da qualche mese a San Francisco sta cercando di arrivare alla creazione di un essere umano geneticamente modificato. Un bambino, per la precisione. Lazienda si chiama Preventive ed è sostenuta da due dei nomi più influenti della Silicon Valley: Sam Altman, amministratore delegato di OpenAi, e Brian Armstrong, stesso ruolo a Coinbase, uno dei più importanti exchange di criptovalute al mondo.

Preventive è stata per mesi un progetto ombra dei due imprenditori. Ne ha raccontato origine, evoluzione e soprattutto obiettivi un lungo pezzo del Wall Street Journal che riporta nei giorni scorsi la notizia in prima pagina. Secondo quanto riporta il quotidiano finanziario americano, Altman e Armstrong stanno cercando di creare un bambino nato da un embrione modificato per prevenire, dicono loro, una malattia ereditaria.

Brian Armstrong (Foto: Steve Jennings/Getty Images for TechCrunch)

“Secondo persone a conoscenza della questione”, scrive il Wsj,negli ultimi mesi, i dirigenti dell’azienda hanno affermato in privato che era stata identificata una coppia con una malattia genetica interessata a partecipare al progetto”. Ma il capo di Preventive, Lucas Harrington, ha smentito di aver già identificato una coppia per gli esperimenti.

E ha promesso comunque trasparenza e sicurezza. Tuttavia, la comunità scientifica è divisa. Voci autorevoli criticano gli obiettivi di “miglioramento del bambino”, mentre l’American College of Medical Genetics bolla lo screening poligenico come privo di provati benefici clinici.

Una tecnologia proibita

Foto © Imagoeconomica

Cosa consente di fare questa tecnologia e perché è bandita un po’ ovunque.
Le tecnologie di modifica del codice genetico ora in uso per il trattamento dopo la nascita consentono agli scienziati di tagliare, modificare e inserire il Dna. Ma l’utilizzo del processo in sperma, ovuli o embrioni è molto più controverso – ricorda il quotidiano – e ha spinto gli scienziati a chiedere una moratoria globale fino a quando non saranno risolte le questioni etiche e scientifiche.

La modifica dei geni negli embrioni con l’intenzione di creare bambini da essi è vietata negli Stati Uniti e in molti paesi. Europa compresa. Per questo sembra che la fase operativo del progetto sarà spostata in una nazione che ha leggi meno restrittive e si parla di Arabia Saudita.

(Foto © DepositPhotos.com)

Il motivo? Per gli scienziati si tratta di un settore troppo imprevedibile. Ed è dietro l’angolo il sospetto che possa avviare progetti di eugenetica su vasta scala. Perché l’obiettivo di Preventive è prevenire malattie genetiche e la loro ereditarietà. Ma soprattutto, dicono gli scettici, l’obiettivo vero mascherato dietro la prevenzione delle malattie sarebbe creare un bambino completamente in laboratorio.

Ma, secondo quanto è emerso, la startup sarebbe in grado anche di creare strumenti capaci di anticipare quali embrioni avranno un quoziente intellettivo più alto, quali hanno tratti preferiti come altezza, colore degli occhi o spessore delle ossa. Ecco questa, dico io, si chiama eugenetica. Potete mascherarla sotto quante sigle volete ma è eugenetica.

Un obiettivo del Nazismo

Adolf Hitler saluta le Camicie Brune (Foto: Bundesarchiv, Bild 102-10541 / Georg Pahl)

E voi vi starete chiedendo ma dove l’avevo già sentita? Ve lo dico io, era uno degli obiettivi principali del Nazismo. Che lo mise in pratica con diversi progetti il più noto dei quali si chiamava Lebensborn.

Il Progetto Lebensborn (Progetto Sorgente di Vita) fu uno dei diversi programmi avviati dal gerarca nazista Heinrich Himmler per realizzare le teorie eugenetiche del Terzo Reich sulla razza e portare la popolazione ariana in Germania a 120 milioni di persone entro il 1980.

Ovviamente come sappiamo tutti al 1980 non ci sono arrivati, ma l’idea era quella. Ed ora se possibile l’idea del progetto dei miliardari americani che guarda caso sono anche quelli che controllano le grandi aziende che hanno creato e gestiscono l’intelligenza artificiale è anche peggiore.

Perché l’idea nazista era sì di migliorare la razza ma anche di procreare ed aumentare il numero degli ariani in modo che la crescita demografica diventasse anche forza sociale e militare (vedete anche se somiglia anche a qualche attualissimo argomento sull’invasione demografica delle nazioni migranti che oggi fanno più figli).

L’individuo isolato è più debole

Foto: John Still via Imagoeconomica

Mentre il progetto preventive crea delle cellule isolate indipendenti dalla società familiare che li circonda, esattamente come descriveva Huxley, con in più la possibilità di influenzare tramite il dna l’intelligenza e le capacità.

Una specie di superuomo creato in laboratorio senza ne padre ne madre capite? Senza famiglia, senza legami, senza radici. Così come ci vuole una fastidiosa cultura dominante oggi. Non più membro di una famiglia cellula primigenia della società ma singolo individuo isolato.

Perché l’individuo isolato è più debole. Più facilmente controllabile. Non ha legami. Mentre se inserito in una famiglia in una società dove vive con dei legami, con una cultura, con una socialità è meno controllabile ha più strumenti critici per reagire e non subire passivamente. Ed ha una famiglia intorno pronta a supportarlo.

Ettore Gotti Tedeschi (Foto: Paolo Lo Debole © Imagoeconomica)

Se avete voglia su un social qualsiasi cercate una memorabile conferenza che tenne Ettore Gotti Tedeschi l’ex presidente dello Ior sul perché viene attaccata l’idea di famiglia oggi. Perché l’individuo da solo senza famiglia è più debole. O l’articolo che pubblicò sull’osservatore romano nel 2008 dal titolo “alla famiglia un Nobel per l’economia”. Che con maestria smonta le teorie malthusiane che la famiglia sarebbe addirittura un costo per la società.

Il paradigma del pericolo che stiamo correndo

Allora capirete, se sono riuscito a spiegarvi con chiarezza il mio punto di vista, che la vicenda della famiglia nel bosco è sì una interessante storia locale a cui ci siamo appassionati. Ma è il paradigma assoluto del pericolo che stiamo correndo. Quello dello Stato che decide al posto dei genitori, che invade la vita e le scelte delle persone, che si sostituisce a loro, che ne conculca le libertà essenziali ormai.

Lo avete mai visto un giudice andare a sospendere la potestà genitoriale per i bambini che vivono in condizioni deprecabili ed obbligati alla delinquenza sin da piccoli nei campi rom? Eppure le condizioni di vita sono peggiori e subiscono violenza e costrizione, senza nessuna istruzione.

Invece nella casa nel bosco si percepisce sì la stranezza delle scelte contro corrente ma amore familiare, attaccamento, ritorno ai valori fondamentali. In fondo cosa fanno: vivono come si viveva da noi fino a qualche decennio fa. Quando la tecnologia non la faceva da padrona e lo Stato non voleva esercitare il controllo su tutto.

Un modello che fa paura

Ma per il nostro Stato “corrotto” fa più paura la famiglia nel bosco. Perché è indipendente. Non la puoi controllare, indirizzare, rabbonire, asservire, condizionare. Con la famiglia nel bosco non guadagnano le multinazionali che governano acqua, luce e gas e producono per te la tua alimentazione, non guadagna lo Stato con le tasse.

Pensate che modello distruttivo per la società consumistica se tutti tendessero all’autonomia. Economica, alimentare, culturale. Sarebbe difficile se non impossibile il controllo ed il condizionamento di massa. E soprattutto nessuno ci guadagnerebbe.

Ieri scorrendo i social mi sono imbattuto nel video di un ragazzo di Firenze che inquadratosi di fronte ad un parco sfoggiava una faccia perplessa. Stavo per passare oltre. Poi è apparsa questa scritta:È illegale dare da mangiare agli animali selvatici nei parchi nazionali perché diventano dipendenti dagli aiuti e dimenticano come sopravvivere”.

E sotto aggiungeva: “Suona un po’familiare non è vero?”. Io la trovo perfetta, non ho altro da aggiungere se non quello che scriveva Calamandrei sulla libertà, che è come l’aria: ci si accorge di quanto vale solo quando comincia a mancare.

Viva la famiglia nel bosco. Viva la libertà.