Si vis pacem para(culum). Manuale del gaslighting

Dal significato psicologico del gaslighting alle dinamiche della comunicazione politica, passando per una scena surreale tra minacce di guerra e simboli pasquali: il comportamento di Donald Trump letto come strategia consapevole di controllo del “frame”. Tra provocazione, psicologia e paradossi, un’analisi che mescola ironia e riflessione.

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Una volta discutevo con una donna straordinaria, alta, bella, bionda e molto più intelligente di me. E mentre io sostenevo con costrutto la mia tesi, novello e magistrale interprete del più classico dei “Cicero pro domo sua” lei mi guarda fisso negli occhi e mi fa: “mi stai facendo gaslighting”.

Ed io che cercavo di fornire la mia migliore faccia da schiaffi inarcando le sopracciglia e producendo uno sguardo di virile disapprovazione non sono riuscito dopo pochi istanti a non trattenere il riso. E la discussione è finita in una risata comune vanificando tutti i miei sforzi.

Ho sempre adorato le persone che sanno tenermi testa, apprezzo meno quelle che piagnucolano sempre che le maltratti. Diventano subito noiose.

Mi ha salvato il fatto che da amante della psicologia già sapessi cosa è il gaslighting e quindi sono riuscito a sviare ma ho accusato il colpo. Ma fieramente. Anche perché chi ti accusa di fargli del gaslighting inconsciamente lo sta anch’egli praticando su di te in quell’esatto momento.

Cosa è il gaslighting

(Foto © DepositPhotos.com)

Il gaslighting è una forma di manipolazione psicologica nella quale un maltrattante agisce con l’intento di far dubitare il maltrattato delle sue convinzioni, ma anche della sua memoria, del suo intuito, delle sue percezioni. É un caso speciale di diversione basata su sottili manipolazioni verbali o gestuali. Espressioni facciali, intonazioni, atteggiamento con cui il maltrattante mette in dubbio le percezioni, le scelte, i sentimenti, le emozioni del maltrattato.

Può consistere nella messa in scena di eventi bizzarri con l’intento di disorientare l’altro, o negare che gli episodi siano mai accaduti, eventualmente insinuando che il maltrattato si inventi le cose, non abbia il giusto intuito per capire, non si fidi di lui, non capisca come sia veramente, abbia vuoti di memoria, o sia troppo “stupido” per capire quello che voleva “veramente” dire o fare il maltrattante.

Il termine deriva dall’opera teatrale del 1938 Gaslight del drammaturgo britannico Patrick Hamilton e dagli adattamenti cinematografici entrambi intitolati Gaslight, del 1940, per la regia di Thorold Dickinson, e del 1944 (conosciuto in Italia come Angoscia), per la regia di George Cukor. Vecchi filmoni fantastici, soprattutto il secondo.

La manipolazione

Nella storia, un marito cerca di portare la moglie alla pazzia manipolando piccoli elementi dell’ambiente, per esempio affievolendo le luci delle lampade a gas. Da questo deriva il titolo ed il termine. La moglie nota questi cambiamenti ma il marito insiste nell’affermare che è lei a ricordare male o inventarsi le cose. Questo porta la moglie a dubitare sempre di più delle proprie sensazioni e a diventare emotivamente instabile. Ed il dubbio è perdutamente distruttivo.

Ma diciamo poi che la definizione come sempre si è notevolmente allargata. Farò un esempio macabro ma efficace: i componenti della famiglia Manson nei crimini compiuti durante la fine degli anni sessanta entravano nelle case senza rubare nulla, ma spostavano i mobili per turbare i residenti. Questi sconvolti dai continui movimenti erano preda di una scompiglio psicologico. Degli orridi geni del male non c’è che dire.

Ma il termine gaslighting che tempo fa io subii, sottolineo ingiustamente, mi è tornato alla mente qualche giorno fa a Pasqua quando in un turbamento mistico e sensuale direbbe Battiato osservavo in un video ipnotico il presidente Trump che durante le dichiarazioni pasquali dalla Casa Bianca minacciava con foga da condottiero sanguinoso di distruggere l’intera civiltà dell’Iran con a fianco un pupazzo gigante di un coniglietto pasquale. Ed io che nella mia vita non ho mai fatto uso di droghe ero li ad interrogarmi se avessi ingerito qualcosa di allucinogeno nel gustarmi quella scena come se fossi io stesso dentro ad un film di David Lynch o a qualche pellicola distopica.

La guerra ed il coniglio

Donald e Melania Trump durante l’annuncio dell’imminente distruzione di una civiltà

Parliamoci chiaro il pupazzone a coniglietto è un classico degli auguri pasquali, una volta lo stesso Trump annunciò la dipartita del Papa col pupazzone di fianco, in epoca Biden lo stesso coniglione era incaricato anche di sorreggerlo in caso di distrazioni dovute alla scarsa salute. Ma mai avevo visto una truce dichiarazione di guerra con un coniglione che annuiva festoso di fianco al presidente.

Il personaggio è questo. E tutti voi a prenderlo per fagiano. Ma la realtà è ben diversa: Trump in realtà è un fulgido esempio di Paraculo. Da qui il titolo dell’articolo che scimmiotta il noto adagio latino “si vis pacem para bellum” cioè se vuoi la pace prepara la guerra. Nel quale ho sostituito para bellum con “paraculum”.

Perché se i romani a volte vincevano le guerre prima ancora di iniziarle grazie alla loro potenza bellica manifestata lo stesso fa Trump, mostra i muscoli per intimorire l’avversario per indurlo alla trattativa. Ed è storia di questi giorni che abbia funzionato.

Ma in questa è essenziale un elemento: la conseguenzialità. Così come con i romani gli avversari devono sapere che chi pronuncia la minaccia sia effettivamente in grado di dargli seguito. E che lo abbia già fatto in passato a dimostrazione che non scherza.

L’esperimento “still face”

(Foto © DepositPhotos.com)

Trump infatti minaccia di distruggere l’Iran e poi cambia idea. Usa un famoso principio della psicologia. Nel 1978 lo psicologo Ed Tronick crea un esperimento chiamato still face” in cui dimostra che i neonati, quando il genitore mantiene una faccia immobile, si agitano, si mettono a piangere, fanno qualsiasi cosa pur di riconquistare la sua attenzione. Quando invece il genitore sorride ricambiano il sorriso e manifestano l’emozione della gioia, diventando però dipendenti dalle espressioni ambigue del volto del genitore.

Ebbene Trump coi suoi nemici usa un paradigma simile: prima scrive su Truth che martedì sarà il giorno in cui colpirà le centrali elettriche, i ponti, fissa una scadenza, poi a meno di due ore sospende tutto e annuncia un cessate il fuoco. Esattamente come fa il genitore che torna a sorridere dopo aver mostrato la faccia immobile. E l’abbiamo visto nei confronti degli europei quando si parlava dei dazi lo rivediamo oggi esattamente identico con l’Iran.

Trump governa sempre il “frame” cioè il controllo dell’inquadratura comunicativa. Prima crea il frame della catastrofe, subito dopo si presenta come colui che concede la tregua spostando l’inquadratura da aggressore a salvatore. In tutto questo viola il principio aristotelico di non contraddizione cioè dice una cosa e il suo esatto opposto a distanza di ore.

Imprevedibile

Donald Trump (Foto: Benedikt von Loebell © World Economic Forum)

E proprio questa imprevedibilità gli garantisce il controllo delle trattative. Ricordate la citazione aristoteliana della scorsa settimana del Thauma dove la filosofia nasceva dalla meraviglia. Ecco se questo improvvisamente si esaurisce rimane solo il vuoto. Ed il vuoto non produce effetti positivi ma solo noia e fastidio. Il presidente americano lo sa bene tiene infatti sempre alto il livello del confronto anche a rischio di essere additato come eccessivo. (Leggi qui: L’uovo di Pasqua oggi, la sorpresa invece arriva sempre).

Ora lo dico ai colleghi analisti, a furia di passare il tempo a fare le diagnosi sulla salute mentale di Trump, che comunque non cambierebbero le cose, salvo placare la vostra di ansia, state continuando a perdervi le tecniche che finiscono per fregare tutti e finite solo per amplificare il suo potere percepito. Se siete contenti così buon per voi. E poi diciamoci la verità: che gli stessi soggetti i quali certificavano che Biden fosse in piena salute mentale mentre lo sorreggeva il coniglione a pasqua, o salutava persone invisibili o cadeva in continuazione oggi dicano che Trump è instabile fa sorridere. Ditegli che la verità è una sola: che è un gran paraculo.

I pericoli del gaslighting

Donald Trump vestito da papa

Certo non siamo miopi questo provoca anche diversi problemi. Molti reputano potenzialmente pericoloso il gaslighting di Trump proprio perché la relazione di dipendenza prodotta dal gaslighting si traduca in termini politici in una totale mancanza di “accountability” – ossia del dovere di rendere conto al proprio elettorato da parte dei politici – fondamentale in ogni democrazia e particolarmente sentita negli Stati Uniti. Infatti quando il presidente effettua queste azioni cala sempre nei sondaggi. Un ulteriore effetto è inoltre quello di radicalizzare il dibattito rendendo sempre più difficile un compromesso con un avversario politico al quale si nega interamente la possibilità di opporsi alle proprie istanze. Ma questo è un classico degli americani da sempre, probabilmente lo hanno mutuato dall’ “io so io” del  Marchese del Grillo.

Eppure, in tanti anni, raramente un’immagine mi è apparsa onirica e surreale come quella di un presidente degli Stati Uniti che, accanto a un gigantesco coniglio pasquale, minaccia di annientare un Paese e riportarlo all’età della pietra. A proposito di gaslighting e di una narrazione che ancora descrive quest’attacco, che d’altronde porta il rassicurante nome “Operazione Furia Epica”,  come salvifico di un intero popolo.

Dell’ultimatum all’Iran rilanciato da Trump colpisce, prima ancora del contenuto, la struttura della scena. La dimensione salvifica della Pasqua, simbolo di rinascita, convive con una narrazione di morte, con la minaccia di una distruzione totale, senza produrre apparenti dissonanze. Si configura così una scissione collettiva che consente a contenuti opposti di restare a galla.

Dalla negoziazione alla minaccia

Foto © Ted Eytan

Il rapido passaggio dalla negoziazione alla minaccia non è solo strategia politica ma una vera dinamica relazionale: la reciprocità salta, il riconoscimento dell’altro si interrompe e questo smette di essere portatore di soggettività, diventando qualcosa da controllare o, al limite, da distruggere. Ed il distruggere a volte ha un fascino irresistibilmente letale ed appagante.

Ecco quindi sommamente interessante il parallelo col gaslighting e le dinamiche relazionali. Dal governo del mondo alle piccole dinamiche interpersonali il concetto è esattamente lo stesso basta saperlo interpretare. In giro diciamocelo è pieno di personalità tossiche. Che hanno dentro di loro il conflitto permanente o il gaslighting come dinamica fissa interpersonale. Io per esempio ho un radar per le persone tossiche che succhiano solo energia e le allontano in automatico, mi viene naturale. Magari mi fregano all’inizio ma poi il mio intuito non sbaglia mai.

Diceva un noto scrittore americano: “Le persone tossiche aderiscono come blocchi di calcestruzzo alle tue caviglie, per poi spingerti a nuotare in acque avvelenate.” Ed aveva ragione alla grande, vanno solo eliminate. Senza girarsi un secondo indietro.

Quella volta che provarono a farmi gaslighting

Franco Fiorito (Foto: Valerio De Rose © Imagoeconomica)

Una volta un esponente politico del basso Lazio con cui, come tutti i politici amanti del consenso, intrattenevo buoni rapporti mi assillava in continuazione con le cose più disparate, sempre con supponenza. Era una giornata bellissima? Mi scriveva e mi metteva di malumore, una dote rara. Scusa, chiedevo, ma se le cose non te le riesco a risolvere io che fai? “Di solito vado a Roma” mi rispondeva.

Un giorno mi disse “se non ti piace quello che scrivo inutile perdere tempo a parlare mi puoi pure bloccare”. Me lo ha proprio chiesto capite. Io ho fissato un secondo il telefonino e con un sorriso beffardo l’ho bloccato. Mai fatta scelta più soddisfacente. Da allora la mia vita è stata più serena e positiva di prima e l’ho completamente dimenticato e rimosso, lui invece è scomparso dalla politica. Sai come quando si chiude un sipario a teatro. Uguale. Si era sopravvalutato.

Ecco questa è la conseguenzialità di cui parlavo prima: non è solo il minacciare che funziona ma il fatto che chi attua quella minaccia poi abbia la volontà e la forza di realizzarla.

Donald ce lo dobbiamo tenere

(Foto © IchnusaPapers)

Però diciamocelo le persone intorno le possiamo eliminare facilmente Trump invece almeno fino alla durata del suo mandato ce lo dobbiamo tenere. Non sono riusciti a fermarlo neanche sparandogli.

E se invece di chiedere perizie psichiatriche analizziamo i suoi comportamenti sotto l’ottica del paraculo che fa gaslighting vedrete che non solo lo comprenderemo meglio ma saremo in grado di programmare più efficaci contromisure.

E comunque l’altro giorno mi sono svegliato e scendendo dalla camera da letto verso il bagno ho trovato tutti i mobili spostati. Ancora nel sonno ho esitato poi stropicciati gli occhi ho guardato di nuovo ed ho pensato: “ecco è gaslighting”! Invece no, per fortuna erano solo le pulizie di pasqua.