Peter Thiel arriva in Italia per discutere di Anticristo e modernità tecnologica. Dietro il dibattito filosofico emerge il nodo politico: l’intelligenza artificiale come infrastruttura del potere globale e delle nuove guerre digitali.
Sarà in Italia da oggi per tre giorni Peter Thiel. Si lo so il nome non vi dice molto ma è certamente uno degli uomini più potenti del mondo. Sarà in Italia per una breve serie di conferenze tutte riservatissime e dagli invitati selezionatissimi. Il tema? L’anticristo. Ma lasciatevi prima dire chi è.
Tra i protagonisti più discussi della tecnologia e della finanza globale, Peter Thiel unisce in sé ruolo di imprenditore miliardario, filosofo e influente sostenitore politico. Vicino a Elon Musk, è anche fondatore di Palantir Technologies, azienda specializzata in software per l’analisi dei dati e sistemi di sorveglianza utilizzati da governi e apparati militari statunitensi e israeliani. Praticamente ogni guerra che si combatte oggi lo vede protagonista. E questo rileva molto ai fini del nostro articolo. Ma è stato anche il primo investitore esterno di Facebook e il creatore di Pay Pal oltre che numerosissime altre aziende di successo.
Thiel e quelli della Silicon valley

Proviene dal sussiegoso cantiere dem, un tempo vanto dell’intelligentsija liberal della Silicon Valley. Ma è approdato sulla sponda opposta. È straricco se pure solo quarantesimo nella classifica di Forbes con un patrimonio di 27 miliardi, anarco-libertario, laurea in filosofia e giurisprudenza alla Stanford University, grande finanziatore del mondo MAGA e di Donald Trump fin dalla prima candidatura del 2016, ex amico e compare di Elon Musk, quindi grande elettore e finanziatore di JD Vance, di cui è stato grande sponsor con Trump.
E qui dobbiamo fare un importante distinguo. Fra Peter Thiel e la pletora di paperoni della Silicon Valley che dopo aver fatto corona alla sinistra dem si sono rapidamente accucciati al trono di The Donald – stiamo parlando di figure come Jeff Bezos, Marc Zuckerberg, Larry Page, Tim Cook, Reid Hofmann, ossia Amazon, Meta, Google, Apple, Linkedin – corre un abisso.
Peter Thiel, negazionista climatico, genio matematico, libertario di destra, ammiratore di Tolkien, cofondatore di PayPal, considerato il “cuore di tenebra” del mondo digitale, non insegue la ricchezza come hanno fatto tutti gli altri, non ingaggia una gara all’ultimo respiro come fanno da Elon Musk in giù gli oligarchi del dollaro alla corte di Trump. Thiel vuole altro. La sua visione apocalittica della modernità (ne parlerà da oggi in un seminario a porte chiuse a Roma) contempla un ritorno alla visione assolutista della politica, quella del bellum omnium contra omnes, disegnata da Thomas Hobbes nel De Cive e nel Leviathan.
Il potere ai tecnocrati

Thiel non ama la concorrenza («una perdita di tempo e di risorse») né il libero mercato, ma crede che il futuro veda un potere assoluto gestito da tecnocrati assecondati dall’intelligenza artificiale, senza il quale a suo dire lo Stato non funzionerà mai. Mescolando suggestioni di Tolkien, Carl Schmitt e dell’antropologo René Girard, profetizza un Armageddon che vedrà a breve lo scontro supremo fra il Bene e il Male. «Per questo, dice, c’è Palantir», con la sua miriade di società collegate. Una specie di Linea Maginot – ci tiene a dire – a tutela dell’umanità.
Per alcuni Thiel è uno dei pensatori più originali del panorama contemporaneo; per altri, rappresenta il volto più controverso del potere tecnologico globale. Nelle sue posizioni convivono libertarismo radicale, conservatorismo culturale e una critica alla società aperta e globalizzata. Tra le sue affermazioni più discusse vi è l’idea che democrazia e libertà non siano più pienamente compatibili.
La chiave del presente

L’arrivo di Thiel ha già suscitato polemiche: inizialmente si era ipotizzato un incontro presso la Pontificia Università San Tommaso d’Aquino, l’Angelicum, ma l’ateneo ha smentito. La vicenda ha provocato anche un dibattito politico con un’interrogazione presentata in Parlamento dalle opposizioni.
Secondo gli organizzatori, il tema dell’Anticristo oggi offre una chiave di lettura simbolica e culturale del presente. Le conferenze intendono riflettere sulle forze, visibili e invisibili, che operano nel mondo contemporaneo e che, secondo questa visione, metterebbero in discussione il futuro dell’Occidente e della civiltà occidentale. Ecco perché l’intreccio di eventi romano è significativo. Thiel non è un miliardario con hobby apocalittici. È il teorico più consapevole e conseguente del progresso tecnologico applicato al potere.
Il suo interesse sull’Anticristo nasce da una interpretazione della legacy di René Girard, l’antropologo cattolico che ha introdotto i concetti di desiderio e violenza mimetica.

Per Girard, la personalità – individuale e collettiva – si forma per imitazione dell’ambiente in cui essa nasce e vive. Desiderio e violenza (mimetici) ne sono il motore. Il mancato compimento del desiderio genera violenza. La violenza, a sua volta, cerca un capro espiatorio. Il capro espiatorio pacifica momentaneamente. Ma non redime definitivamente. Questo è l’inganno che, secondo Girard, attraversa tutta la civiltà. I Vangeli svelano e spezzano questo meccanismo. Cristo non è un capro espiatorio che subisce la violenza altrui, ma l’Agnello Sacrificale che la assume liberamente per esaurirla nell’Amore.
L’umanità a rischio
Thiel eredita, dunque, la diagnosi di Girard — il desiderio mimetico, la spirale di violenza, l’Umanità stessa esposta al rischio di diventare vittima delle distorsioni del progresso che ha generato — ma ne rigetta la cura. Dove Girard vede nella Croce la via della riconciliazione, Thiel vede solo la necessità di accumulare potenza sufficiente a impedire che l’Anticristo scarichi sull’Umanità la violenza di tutti. Thiel capovolge, allora, nei fatti, la visione di Girard, privandola della Croce e della Resurrezione. Ovvero della Redenzione. Per Thiel restano solo due possibilità: o si guida l’accelerazione verso il baratro, o vi si precipita dentro. Ecco perché Palantir, in fondo, ambisce ad affermarsi come pseudo-teologia politica della sorveglianza e del dominio.

E per tornare all’attualità proprio Palantir anche se non pubblicizzata è la protagonista principale di tutti i conflitti attuali. Ed il rapporto attuale tra intelligenza artificiale e meccanismi bellici e la sua funzionalità ed affidabilità.
Partiamo da un esempio recente. Un Tomahawk americano ha colpito il 28 febbraio una scuola in Iran, uccidendo 165 persone, quasi tutte bambine. Le immagini confermano il tipo di missile, ma resta un dubbio cruciale: l’obiettivo è stato selezionato per errore da un sistema di Intelligenza artificiale? Il raid rientra nell’operazione statunitense “Epic Fury”, il primo conflitto apertamente “AI-first”, dove algoritmi pianificano attacchi, logistica e propaganda digitale. Nessuna conferma ufficiale sul ruolo preciso dell’IA in questo singolo bombardamento ma la scala e la velocità delle operazioni indicano un uso massiccio di tecnologie avanzate nella catena di comando.
Il Generale AI
Questa guerra segna una svolta: la decisione letale è sempre più mediata da software sviluppati da aziende come Palantir, Anthropic e Anduril, mentre Cina e Iran costruiscono un ecosistema alternativo basato su modelli aperti, con conseguenze militari, politiche ed etiche globali.

In questa guerra l’IA non appare come robot sul campo, ma come infrastruttura invisibile che analizza dati satellitari, intercettazioni, video da droni e rapporti d’intelligence. Riduce drasticamente i tempi tra individuazione del bersaglio e attacco, automatizzando attività un tempo lente e umane.
Nell’operazione “Epic Fury”, gli Stati Uniti avrebbero condotto circa 900 attacchi mirati nelle prime 12 ore e 3.000 nei primi tre giorni: ritmi sostenibili solo grazie a sistemi di analisi in tempo reale. La cosiddetta “Kill chain” integra il software di Palantir – il “sistema nervoso” che aggrega i dati – con modelli linguistici di Anthropic e OpenAI, che traducono le informazioni in indicazioni operative comprensibili ai comandi militari.
Claude individua, Anduril calcola
Secondo ricostruzioni aperte, il modello Claude di Anthropic sarebbe stato utilizzato per classificare i bersagli e suggerire le priorità di attacco del 28 febbraio. Una scelta che ha innescato un duro scontro tra l’azienda guidata da Dario Amodei e il Pentagono: dopo essersi opposta all’uso dei propri modelli per sorveglianza di massa e sistemi d’arma autonomi, Anthropic si è vista dichiarare “rischio per la sicurezza” nella catena di fornitura militare e ha avviato azioni legali.

Sul versante hardware, aziende come Anduril, fondata da Palmer Luckey a Long Beach, trasformano questi calcoli in missili intelligenti e sensori avanzati. Lo stesso binomio Palantir–Anthropic sarebbe stato impiegato anche nell’operazione di cattura di Nicolás Maduro a Caracas, coordinando in tempo reale 150 velivoli e infiltrazioni militari con una precisione difficilmente replicabile senza IA.
La velocità è il vero moltiplicatore di potenza. L’esercito di Israele, già pioniere nell’uso militare dell’IA, sfrutta algoritmi per monitorare aree sensibili, prevedere minacce e ottimizzare le operazioni, alimentato dall’ecosistema tecnologico della Silicon Wadi. L’IA diventa così un gigantesco strumento di calcolo strategico, dove pochi minuti di vantaggio informativo possono decidere l’esito di uno scontro.
L’alternativa cinese per l’Iran
L’Iran, incapace di accedere ai modelli di punta occidentali come Claude o ChatGPT, ha imboccato un’altra strada, puntando su Cina e modelli open source. Dopo il rientro sui mercati internazionali, Pechino ha fornito a Teheran una rete digitale avanzata e l’accesso al sistema di posizionamento satellitare BeiDou, alternativa cinese al Gps americano.

Modelli di IA aperta come quelli di DeepSeek e Qwen sono stati adattati dagli ingegneri iraniani su hardware proprietari per guidare droni, algoritmi d’attacco e sistemi difensivi a basso costo. Il risultato è un ecosistema tecnologico meno sofisticato ma resiliente, capace di ridurre il divario con Washington e Tel Aviv in tempi brevissimi.
Parallelamente, la battaglia informativa è esplosa sui social. Le istituzioni americane, inclusa la Casa Bianca, hanno diffuso video epici delle operazioni in Iran, mescolando immagini reali e generate dall’IA, accompagnate da musiche leggere come la Macarena o colonne sonore in stile Mortal Kombat. Creators di tutto il mondo hanno rilanciato contenuti sintetici di palazzi in fiamme, dal Burj Khalifa a una finta Tehran bombardata, accumulando centinaia di milioni di visualizzazioni su eventi mai accaduti.
Vero o falso?

Questa saturazione di fake video mina radicalmente la capacità di distinguere realtà, propaganda e pura finzione. Il rischio immediato non è una “macchina cattiva”, ma un decisore umano sempre più pigro, tentato dal delegare il “click” finale a un algoritmo opaco. La guerra “AI-first” non è solo un salto tattico: è una sfida strutturale alla responsabilità politica, giuridica ed etica nelle decisioni di vita o di morte.
È proprio per questo che il ciclo di conferenze di Thiel in italia non è affatto secondario anche se la sua conoscenza è riservata ad una élite culturale. Ed è anche cosi più comprensibile come si leghino i ritmi dell’intelligenza artificiale a quelli della filosofia e della teoretica fino ad arrivare a figure di stampo religioso come l’anticristo. È tutto un filo rosso che lega le decisioni future sul nostro mondo attuale. Che passa sopra le teste di tutti ma che varrebbe la pena di comprendere a fondo. Almeno per un senso non di potere ma di consapevolezza di quello che ci succede.
In fondo che tu sia un rappresentante del bene o un seguace di Lucifero o di Lilith ciò di cui hai bisogno è una difesa. E Palantir e l’intelligenza artificiale oggi ne forniscono una, forse di parte ma che ormai è diventata assolutamente necessaria per sopravvivere nel mondo moderno.



