Via alle olimpiadi tra patriottismo e ipocrisia

Spettacolo, suggestioni, personaggi, polemiche e gaffe. Tutto e di più sulla cerimonia d'apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina. Alla fin resta comunque una manifestazione bella e di grande presa a conferma che il made in Italy non tradisce mai

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

Aperta trionfalmente venerdì sera l’edizione 2026 delle olimpiadi invernali Milano-Cortina con uno spettacolo intenso e memorabile teso a celebrare l’Italia migliore, ma come sempre non privo di polemiche e giudizi di ogni tipo. Nella cornice principale dello stadio di San Siro in una serata da sogno hanno sfilato gli atleti di tutto il mondo che gareggeranno per dimostrare in pieno spirito meritocratico chi sarà “il migliore” come chiosava De Coubertin.

Ovviamente le olimpiadi da sempre non sono un evento esclusivamente sportivo: sono anche un evento profondamente sociale e mondano, uno dei pochi che catalizza l’attenzione del mondo intero contemporaneamente. Erano così importanti sin dall’antichità che si fermavano addirittura le guerre quando si svolgevano. Tradizione meno rispettata oggi dove l’imbarbarimento è davvero preoccupante.

Polemiche e l’oro di Francesca Lollobrigida

Un momento della cerimonia d’apertura

Appena aperte ci si è gettati nella competizione sportiva ma non sono mancate polemiche e discussioni come da sempre. A proposito è arrivato subito il primo oro conquistato dalla bravissima Francesca Lollobrigida nel 3000 di pattinaggio con una prova superba. Lei, pronipote di Gina Lollobrigida poiché il nonno è uno dei fratelli dell’attrice, è nata a Frascati e vive tra Roma e Balsega di Pinè dove si allena.

Nessuno può eludere di aver pensato, vista la quasi omonimia col ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, noto cognato della Meloni, un collegamento col famoso politico da cui è divisa solo dalla declinazione femminile del nome.

Infatti la sinistra appena ricevuta la notizia dell’oro a Lollobrigida, confondendola col biondo ministro, emetteva subito dei comunicati al vetriolo lasciando intendere che fosse solo frutto della raccomandazione della presidente del Consiglio Meloni e ululava al familiarismo politico. Complice anche che le pattinatrici si cimentano con una tuta completa fino al cappuccio, qualche ingenuo ci era caduto.

Ovviamente scherzo oltre a qualche battuta sull’omonimia non è successo nulla ma è paradigmatico invece di altre esternazioni simili, che incuranti dell’importanza dell’evento sportivo hanno trovato spazio in tutti i rivoli della polemica politica.

Ma andiamo per ordine. Prima la cerimonia

Dici Italia, dici bellezza e creatività.In più di 3 ore di diretta tv la cerimonia di apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026 restituisce al mondo intero l’essenza del Bel Paese, saltando in modo a tratti schizofrenico da un quadro all’altro, tra arte, ballo, musica, design e moda.

L’accensione della fiamma olimpica

Si parte a passo di danza con Antonella Albano e Claudio Coviello, primi ballerini della Scala, che omaggiano Antonio Canova con la rappresentazione del mito di Amore e Psiche, incontro tra razionalità e passione, per poi passare a una fantasia ispirata a grandi compositori come Verdi, Puccini e Rossini con una direttrice d’orchestra d’eccezione: Matilda De Angelis.

Ben presto la scena diventa un caleidoscopio di colori di notevole impatto visivo grazie a decine di figuranti con costumi variopinti che simboleggiano la creatività italiana. Il palco di San Siro si trasforma in uno spazio di gioia e vitalità, e non a caso s’inserisce a questo punto l’omaggio a Raffaella Carrà, mito italiano amato nel mondo, con “A far l’amore comincia tu”. Bella ma io da laziale avrei preferito Pedro Pedro Pedro Pe’.

Mariah Carey come una “regina delle nevi”

Non è italiana Mariah Carey, ma sebbene in playback si materializza al centro della scena vestita come una regina delle nevi per intonare il brano italiano più famoso a livello internazionale:“Nel blu dipinto di blu”, in medley con “Nothing is Impossible”, pezzo tratto dal suo ultimo album “Here For it All”.

I corazzieri

Momento più alto: la diva americana simula l’acuto portandosi la mano all’orecchio, un gesto che è la sua cifra stilistica sin dagli anni ’90 quando, però, cantava sul serio. Peccato che le telecamere non inquadrino il gobbo della cantante, ma per fortuna esistono i social, che immortalano il testo italiano cantato da Mariah scritto come a Carmen Di Pietro scrivevano i testi in inglese a “Tale e quale”.

In pratica il testo scorreva sullo schermo gigante come fosse una sorta di “italiese” la lingua degli emigrati ovvero con le parole scritte non nell’italiano corrente ma come andavano pronunciate. Condite da oh oh e gridolini vari anch’essi scritti come andavano pronunciati. Ma una cantante madrelingua no?

La “griffe” di Giorgio Armani

Altra eccellenza italiana nel mondo è la moda, anche grazie a Giorgio Armani. Il compianto stilista, in virtù del suo rapporto speciale con lo sport, era stato coinvolto in prima persona nella progettazione della cerimonia, in particolare nella consegna del vessillo al picchetto d’onore.

Giorgio Armani (Foto: Daniele Scudieri © Imagoeconomica)

Sessanta modelle, vestite con eleganti completi pantalone monocromatici nei colori della bandiera nazionale da lui firmati, sfilano, suddivise in tre gruppi, precedendo la portabandiera Vittoria Ceretti che consegna il vessillo ai corazzieri. E nel momento in cui la bandiera viene issata, Laura Pausini, altro simbolo italiano a qualsiasi latitudine, canta l’inno di Mameli,accompagnata da un coro di montagna che la sostiene a distanza da Cortina.

Devo dire che la scena era di un immagine potentissima. Modelle e modelli che sfilavano con vestiti nei toni del tricolore con Vittoria Ceretti, top model italiana e fidanzata di Leonardo Di Caprio, consegnava la bandiera a dei corazzieri in alta uniforme. Forse il momento più bello e cromaticamente “italiano” di tutta l’apertura.

Un incontro tra città e montagna

La cerimonia inaugurale è, per la prima volta nella storia, diffusa, e coinvolge le località che ospiteranno nelle prossime settimane i giochi. Ecco quindi che a San Siro va in scena l’incontro tra città e montagna, umanità e natura, mentre Pierfrancesco Favino recita “L’infinito” di Giacomo Leopardi. Devo dire che già l’infinito pur bellissima non è che sia sta botta d’allegria l’interpretazione di Favino da rosario della sera l’ha resa ancora più soporifera. Ma sempre bella.

Il vice presidente Vance fischiato durante la cerimonia di Milano (Foto © Gage Skidmore)

Novantadue le delegazioni presenti, a partire dalla Grecia, che tradizionalmente apre la parata, per finire con l’Italia, Paese ospitante. Il clima di armonia e unione scricchiola quando sfila Israele, e si ode persino qualche fischio, così come alcuni si sono sentiti al passaggio della delegazione americana indirizzati pare al vice presidente Usa Vance seduto in tribuna. Tanto per non farci riconoscere, direi.

Lo show riparte da Sabrina Impacciatore, orgoglio italiano e ormai star di Hollywood anche se partita da Non è la Rai, che ripercorre la storia dei giochi invernali in forma di musical. In realtà si è limitata a ballare come un ranocchio in mezzo a figuranti in costumi che ho faticato a riconoscere simili a degli spermatozoi festanti. È invece Brenda Lodigiani a fare della bonaria ironia sull’usanza che noi Italiani abbiamo di gesticolare forsennatamente quando comunichiamo.

Standing ovation per Sergio Mattarella

Personaggio della serata è però il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che prima viene accolto da una standing ovation quando arriva a San Siro a bordo di un tram guidato da Valentino Rossi, e poi compensa fortunatamente la lunghezza dei discorsi ufficiali di Giovanni Malagò.

Il presidente Sergio Mattarella

Nonostante anche un bambino di terza elementare avesse compreso che il video del tram era una scenetta preregistrata tutti i social hanno plaudito all’umiltà del presidente che invece di arrivare in auto blu era venuto in tram. E vi ho detto tutto sul quoziente intellettivo dei frequentatori dei social.

Emozionante la performance di Andrea Bocelli che intona “Nessun dorma” mentre Franco Baresi e Beppe Bergomi consegnano la fiaccola olimpica ad altri tre tedofori che la portano al di fuori dello stadio per l’accensione del braciere. Il pubblico esplode in un boato, e non può essere altrimenti. E Ghali? La sua presenza ha fatto molto discutere nei giorni immediatamente precedenti il grande evento, e in scaletta arriva verso la fine.

Il rapper, che recita i versi di “Promemoria” di Gianni Rodari aprendo una riflessione potente sul rifiuto della guerra, ribadito anche da Charlize Theron con un messaggio di speranza ispirato a Nelson Mandela. Sui social però è scoppiata la polemica per una presunta censura prima della Rai con i commentatori Paolo Petrecca, accompagnato da Stefania Belmondo e Paolo Genovesi, che hanno inanellato una gaffe dietro l’altra durante tutta la cerimonia.

Parlavamo di schizofrenia

Come altro definire il passaggio dall’inno olimpico cantato da Cecilia Bartoli, accompagnata al pianoforte da Lang Lang ai faccioni di Verdi, Puccini e Rossini che ballano sulle note di “Vamos a la playa” dei Righeira che per l’occasione diventa “Milano Cortina oh oh oh oh oh”?

L’applauso di Mattarella alla cerimonia inaugurale

Per fortuna il finale è affidato a un momento che più solenne non si può. All’Arco della Pace, a Milano, l’accensione di uno dei due bracieri (l’altro è a Cortina), è affidata a due miti dello sport italiano: Alberto Tomba e Deborah Compagnoni. Sono loro a infiammare il braciere che rende omaggio al genio di Leonardo da Vinci e ai suoi “nodi”.

La forma richiama l’idea di Armonia: elementi diversi che si muovono insieme come un unico organismo, linguaggio universale che unisce città e montagne, popoli e generazioni, un invito alla speranza, alla pace e al dialogo.

Dopo la bellezza, le polemiche

Ma terminata la bellezza della manifestazione rincominciamo dalle polemiche che sono sempre il sale di questi eventi e che sono iniziate dallo stesso Ghali già da giorni prima. Anzi da lui e Massimo Boldi detto “cipollino”.

Già Ghali dicevamo, l’epitome canora dei Maranza. Italiano di origine tunisina che sembra la versione maghrebina di Pippo Franco da giovane ma coi rasta. Uno di cui, quelli come me, fanno fatica a ricordare una canzone e che nei testi si distingue per perle come “Tu sogni l’America, io l’Italia la nuova Italia” o il memorabile capolavoro “Free tutti i maranza”.

Il cantante Ghali (Foto: Mourad Balti Touati/ Ansa)

Ecco io voglio dire una cosa, sempre come parere personale: sta bene a chi lo ha scelto che questo abbia solo creato problemi di ogni ordine e grandezza da quando è stato incaricato di partecipare. Perché questo volere fare le olimpiadi patriottiche e italianiste vi ha fatto lasciare qualche concessione a spazi woke e sinistrorsi che invece vi si sono giustamente ritorti contro.

E prima ha rotto per settimane che voleva cantare l’inno nazionale. Però lo voleva cantare traducendo dei pezzi in arabo. Una proposta veramente irricevibile. E poi si è lamentato che è andato in playback. E ti credo non volevano replicare la sparata di Sanremo dove lo si è ricordato solo perché urlò “stop al genocidio” parlando con un pupazzo che lo accompagnava. Certo anche questa scelta di santificare un adulatore di Hamas andrebbe ponderata.

Poi dopo l’esibizione altri piagnistei perché non lo hanno nominato abbastanza, non lo hanno inquadrato, non lo hanno valorizzato e non ha potuto dire il suo pensiero. Come se a qualcuno fregasse del pensiero di Ghali mentre si aprono le olimpiadi. E basta tutto sto piagnucolismo ipocrita.

“Promemoria” di Rodari

Ma io non ce l’ho con lui solo per questo vittimismo costruito e commerciale, vista l’uscita casualmente del suo singolo il giorno prima delle olimpiadi. Ce l’ho con lui perché ha distrutto una delle poesie moderne più belle sulla guerra “Promemoria” di Gianni Rodari. Letta senza nessuna interpretazione, come una cantilena senza emozione senza gioia, senza pathos. Io adoro Rodari. Secondo me ai bambini andrebbe fatto leggere in ogni ordine e forma.

La Meloni applaude lo spettacolo della cerimonia d’apertura

Mia madre, insegnante, da piccolo me lo proponeva in tutte le salse ed abbiamo ancora la casa piena di suoi libri. Ed è uno dei pochi autori che sono riuscito a leggere da piccolo e da grande e trovare interessi diversi ma ugualmente potenti ed appaganti, uno scrittore meraviglioso, sensibile, geniale. Ecco sentirlo in bocca alla cantilena da maranza di Ghali e seppellito sotto le polemiche artificiali create dal cantante di origine tunisina è stato un delitto.

L’ipocrisia del caso-Boldi

Dal delitto Ghali siamo passati poi al ridicolo di Boldi. Adesso diciamo non sarà questo grande artista vanto italiano ma lo hanno escluso come tedoforo perché in un intervista ha dichiarato che il suo sport preferito era “la figa”. Certo, anche se sport amato da molti italiani, la dichiarazione era sopra le righe.

Massimo Boldi

Poi però accendi la tv ti trovi come tedoforo il rapper americano Snoop Dogg che non ha mai praticato uno sport in vita sua. Finito in carcere per spaccio di droga. Processato per omicidio. Uno che ha tra i suoi dipendenti la rollatrice personale tale Renegade Piranha che rolla per lui le canne. Dice che glie ne prepara dalle 75 alle 150 al giorno. Ma ha specificato che non le fuma tutte lui, morigerato vero.

Uno che è stato produttore di porno per anni. Uno fu anche premiato si chiamava “Snoop dogg’s doggystyle” che mischiava rap e porno insieme. Giocando sul suo nome e sulla posizione “doggy style” che gli appassionati del genere riconosceranno facilmente. Anche se in italiano l’esempio classico invece che col cagnolino si usa con le più ingenue, soffici e tenere pecorelle. Ditemi voi dunque perché Boldi no e Snoop Dogg si. Ipocriti.

Il paragone con l’apertura di Parigi 2024

Uno dei vanti di questa apertura infatti viene dal paragone con la orrida apertura dei giochi francesi di due anni fa. Ricorderete quel trionfo woke così di cattivo gusto con personaggi strani dovunque simboli equivoci e quel panzone blu seminudo disteso su un tavolo che rimase come simbolo della manifestazione.

I fuochi d’artificio sul Ponte di Austerlitz (Foto: Damien Meyer © AFP / ANSA)

Molti hanno titolato “le olimpiadi anti woke” e certamente segnano un netto passo di lato rispetto a quelle francesi. Primo fra tutti stavolta gli atleti gareggiano col loro vero sesso e dopo due anni finalmente si può dire che fu un uomo a menare la povera pugile italiana sottraendole la medaglia.

Che dire poi delle tante polemiche sulla telecronaca iniziale, tante le gaffes e ripetizioni gli scambi di persona le inesattezze. Che non hanno però rovinato la bellissima atmosfera che dobbiamo dire molto più elegante e raffinata di quella delle edizioni estive francesi.

Per non farci mancare nulla poi i fischi a Israele ed a Vance. I cortei contro l’ice, la polizia di frontiera americana. Devi essere un fagiano vero per pensare che la trasmigrassero in Italia. E i solti scontri violenti a seguito dei cortei di protesta. Cosa ci sia da protestare contro le olimpiadi poi mi è difficile capirlo.

Simpatico anche se non c’entra niente anche il corteo a Bagnoli a Napoli dove si sono anticipati e hanno protestato anche contro la gara di prossimo arrivo di barche a vela Louis Vouitton Cup. A loro dire rovina l’ambiente. A Bagnoli cavolo! Una terra devastata dalla natura e dall’inquinamento. Ma fatevi curare.

Una bella manifestazione

Per finire diciamolo una bella manifestazione se non fosse stata turbata solo da questi fagiani che protestano e fanno le vittime per qualsiasi cosa. A chi ha deciso di invitare Ghali dico ti resta bene: giorni e giorni solo a parlare di lui per fare i finti democratici ed inclusivi. Fate quello che siete vi riesce meglio.

La tribuna d’onore con la Premier Giorgia Meloni

Mi sembrate come quelli che dicono di andare in vacanza alle Maldive invece vanno a Pescasseroli o quelli che lasciano i Like solo per far vedere che ancora esistono o anche che ti fanno lo squillo e poi riattaccano per risparmiare. La prossima volta se volete fare veramente gli alternativi invitate Tony Pitony al posto di Ghali. Sicuro faceva una figura migliore.

Agli atleti e a coloro che hanno animato la manifestazione va un plauso convinto perché molto bella. Siamo italiani quando ci mettiamo le cose le sappiamo fare, anche se con queste zavorre contrarie a tutto che ci si attaccano ai piedi per mandarci a fondo.

E per chiudere vi lascio la poesia meravigliosa di Rodari che salvandola dalla voce noiosa e cantilenante di Ghali potrete leggere con la vostra voce e non potrà che migliorare. Perché lo scriveva Esopo: un asino vestito di una pelle di leone può anche spaventare. Ma prima o poi raglia. E vale anche per i Pony.

“PROMEMORIA” di Gianni Rodari:

Ci sono cose da fare ogni giorno:

lavarsi, studiare, giocare,

preparare la tavola

a mezzogiorno.

Ci sono cose da fare di notte:

chiudere gli occhi, dormire,

avere sogni da sognare,

orecchie per non sentire.

Ci sono cose da non fare mai,

né di giorno, né di notte,

né per mare, né per terra:

per esempio, la guerra.

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