Volta la carta si vede il villano

Da De André a Trump, passando per Maduro e le risse di Capodanno, il filo rosso è il “villano” che riemerge ciclicamente: nella politica, nella guerra, nella vita quotidiana. Un racconto amaro su forza, passività e incapacità di reagire.

Franco Fiorito

Ulisse della Politica

“C’è una donna che semina il grano,  volta la carta si vede il villano, il villano che zappa la terra, volta la carta viene la guerra, per la guerra non c’è più soldati, a piedi scalzi son tutti scappati.”

La ricordate la canzone di Fabrizio De AndrèVolta la carta” che a dispetto della straordinaria costruzione musicale della Pfm e del tenore allegro, descrive una scena collaterale di guerra, un incontro fugace intenso ma terminato male.

Ciò che è chiaro però, che come nei tarocchi, quando volti la carta, scopri che figura trovi. E anche se aspettavi il sole, che è la carta migliore, quando giri trovi il villano. E poi giri ancora e trovi la guerra. Ed è quello il destino che ti aspetta.

E se avesse fatto i tarocchi qualche tempo fa il presidente del Venezuela Nicolas Maduro, o scusate l’ex presidente, trovando prima il villano e poi la guerra forse sarebbe stato più accorto. Almeno a livello lessicale.

Chi è il villano

L’arresto di Nicolas Maduro

Perché non c’è dubbio che il “villano” della settimana per distacco non può che essere il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Autore di un blitz militare nel pieno cuore del Venezuela dove ha preso e deportato il capo dello stato sudamericano con una operazione che non si vedeva neanche nei film di Rambo.

Non se ne voglia Trump, non c’è offesa nelle mie parole anzi. È una questione lessicale perché in inglese “Villain” perdendo il suo originario significato di contadino abitante delle campagne è diventato sinonimo del “cattivo”. Anzi nei film il ruolo del cattivo per tutti è “The Villain”.

Ecco in questo Maduro è stato un po’sprovveduto perché tu, se un villano lo incontri, lo devi sapere riconoscere. Soprattutto nell’accezione di oltreoceano.

Le ultime parole famose

Dopo il blitz girano in rete centinaia di video che montano le parole di uno dei discorsi più recenti di Maduro seguite da quelle del blitz americano. Maduro in tenuta da combattimento e con un piglio da “conducator” sudamericano nel comizio tenuto nel palazzo presidenziale venezuelano, che si chiama “Miraflores”, urla queste parole all’indirizzo del presidente Trump: “Venga por mi, aqui lo espero, en Miraflores, no se tarde en llegar, cobarde!”. Che in italiano suona così: “Vieni per me qui ti aspetto a Miraflores non tardare ad arrivare codardo!”. 

Sai quando dicevano le ultime parole famose? E cosi ha fatto Trump cavolo! Lo è andato a prendere manu militari dentro il palazzo di Miraflores. Con una operazione come non si vedeva nei blitz sudamericani degli anni ottanta e che somiglia di più ad una scena cinematografica che alla realtà.

L’Iran ci ha dotato di una difesa aerea che ci permetterà di difenderci dagli Usa” aveva tuonato pochi giorni prima Maduro. Ma non è stato profeta in patria. I mezzi statunitensi entrati in azione alle due di notte locali in poche ore hanno spazzato via le difese venezuelane prendendo vivo il presidente con la moglie e deportandolo negli Stati Uniti. Dove sostengono verrà processato per crimini contro l’umanità e narcotraffico.

Le reazioni

Nicolas Maduro in detenzione

Ovviamente le reazioni sono state le più diverse e disparate. La più diffusa è stata “no se tardaron” in risposta al “no se tarde” “non perda tempo” urlato da Maduro. Come per dire che Trump ha risposto subito alla sua gentile richiesta e tanto codardo non è sembrato a dire il vero.

Alcune reazioni addirittura sfiorano il messianico. Nella maggior parte dei video venezuelani appare questa didascalia: “Uno cosa es invocar al diablo, Y otra es verlo llegar!”. Cioè “una cosa è invocare il diavolo un’altra è vederselo arrivare”. Che è proprio quello che è successo con Maduro che quando si è trovato i corpi speciali dei marines dentro casa deve aver visto il diavolo in persona credo. Poi preso impacchettato messo su un aereo per gli Usa. Che già hanno diffuso le foto con lui imbacuccato con occhiali per non vedere e cuffie alle orecchie per non sentire legato come un salame su un cargo americano.

Trump ha addirittura fatto alle 17 ora Usa una conferenza stampa dove l’operazione è state descritta nei minimi particolari dai capi militari. Mentre Trump ha dichiarato che governeranno la transizione fino ad un nuovo Governo. Che le aziende statunitensi gestiranno il petrolio, risorsa di cui il Venezuela è ricco e che agli americani in genere non dispiace mai.

Il dittatore ed il diritto

Nicolas Maduro

Il mondo come sempre è diviso tra quelli che esaltano la caduta di un dittatore comunista così viene definito ed altri che invocano non con tutti i torti la violazione del diritto internazionale. Solo che in questi casi vige sempre e solo la legge del più forte. Per quanto sei villano c’è sempre uno più villano di te. È una legge della natura.

Certo fa una certa sensazione di strano vedere le immagini dei cittadini venezuelani riversati in strada a festeggiare mentre da noi si organizzano sparuti picchetti di protesta contro l’imperialismo americano. Anche se io guardando le reazioni odierne mi chiedo: ma la sinistra che attacca Trump per aver catturato un dittatore è la stessa che festeggia il 25 aprile dove ci hanno “liberato” gli americani”? 

Certo la Fenomenologia del villano (o della villana per non essere maschilisti) non è una caratteristica esclusiva americana. Di villani e villane siamo pieni anche noi. Alcuni lo sono talmente tanto che nemmeno si rendono conto di esserlo. E dove non bastassero i nostri abbiamo provveduto ad importarne in quantità industriale. Oggi ricordavo una frase di Edmondo De Amicis, quello del libro Cuore per intenderci. Diceva così: “l’educazione di un popolo si giudica dal contegno ch’egli tien per la strada. Dove troverai la villania per le strade troverai la villania nelle case”.

Le orde di Capodanno

La rissa di Capodanno nel centro storico di Firenze

La ripetevo guardano le immagini del capodanno nelle piazze delle grandi città italiane. Risse, scorribande, distruzione di locali, invasione degli spazi pubblici e dei mezzi. Roma e Firenze assediate da orde di maranza che hanno devastato intere zone, immagini di villania allo stato puro. Forse la più grave è stata Milano. Ah no direte voi a Milano il capodanno in piazza non si è fatto! Ecco il vero segno della vittoria del villano, oramai è ritenuto talmente pericoloso che si è rinunciato addirittura a festeggiarlo il Capodanno. Ma dove siamo arrivati.

Non siamo più alla battuta scherzosa del villano come campagnolo screanzato: oramai la villania dilaga. Una volta un simpaticissimo ex consigliere comunale di Frosinone, di professione dentista, che oggi vive in un’altra città mi deliziava con i suoi decaloghi sul villano. Aveva creato un vero e proprio Codice del Villano. Come mangiava come vestiva le auto che guidava. Una vera Guida al Villano Locale. Ma quello era divertimento oggi la villania imperante non fa più ridere.

E come scriveva De Amicis se lasci il villano prendere il sopravvento ti entra fino dentro casa. Difetto che per esempio gli Usa di Trump non hanno avuto. Con Maduro ma anche per esempio con un simile intervento militare in Nigeria contro chi ammazzava i cristiani di qualche giorno fa.

Prove di forza

(Foto © Gage Skidmore)

Prove di forza. Di villania forse ma che incutono timore. Mentre oggi noi non mettiamo più paura a nessuno. Oggi il gentil villano che abita le campagne italiche si è imborghesito non ha più quella forza reattiva che caratterizzava le folle, il popolo una volta. Anche a livello lessicale. Tra gli auguri di questo nuovo anno ad esempio mi sono ritrovato alcuni dei termini che odio di più. Come ad esempio “resilienza” o “serendipità”. Che sono il concertato di tutto quello che aborro.

La resilienza che viene dal linguaggio industriale a dimostrare fino a che punto un materiale possa assorbire un urto senza rompersi. Un termine che ha in nuce il concetto di passività. Di attendere che qualcosa ti rompa. Amo molto di più ad esempio la parola resistenza che implica una volontà, una reazione, una forza che si contrappone ad un’altra forza. Senza restare in balia del destino passivamente.

Serendipità poi penso di detestarla più di resilienza. Descriviamola come la capacità di fare scoperte fortuite ed inattese o di trovare qualcosa di non cercato mentre si cercava altro. Capite: la logica di quello che capita capita, così a caso. Anodina, passiva, amorfa, insignificante,  inattiva, pigra, indolente, disinteressata, inconsistente, insulsa. Io sono per l’Homo Faber. Faber fortunae suae, faber ipsius. Per l’idea che l’individuo attraverso la volontà e l’azione possa plasmare il proprio futuro e raggiungere quello che vuole. E dell’idea che se vuoi qualcosa davvero nessuna scusa ti può fermare.

Incapaci di reagire

(Foto © DepositPhotos.com)

Le scuse per giustificare la propria abulia sono il pane preferito del villano infatti. In questo caso inteso nella sua accezione classica di popolo, di volgo. Un popolo che dorme, che non sa più reagire, nemmeno quando si accorge che la villania, quella malvagia lo circonda. In questo possiamo dire che Trump non è certo morbido di carattere e non lo annovererei certo come un difetto. Raffinatezze legali di diritto internazionale a parte. In fondo mascherata da diritto vige sempre la legge del più forte. E del “se vis pacem para bellum”. La pax romana.

E per chiudere un piccolo saggio di divertente e bonaria villania contemporanea. Di quella che in fondo non fa male anzi solleva. Nell’ultima settimana prima tra le canzoni più ascoltate su spotify c’era “Donne ricche” di Tony Pitony. Tony Pitony è un ragazzo siciliano che canta con indosso una maschera stilizzata di Elvis. Le sue canzoni sono inzeppate di parolacce e volgarità, di villania diremmo. Eppure il ritornello di Donne ricche è bello e lo trovi nei video di migliaia di utenti nei social.

Forse Maduro e Trump non la conoscono ma sembra profetica. Dice così: “Resterà di me solo una macchia sui vestiti di Chanel, ma non mi chiedere di mettere De Andrè,  Voglio farti male e poi scoppiare da Don Raffaè.” Ecco torna il maestro De Andrè quello di “Volta la carta” esce il villano e poi esce la guerra.

Volta la carta finisce così con queste parole: “chiama i ricordi col loro nome, volta la carta e finisce in gloria”. È per questo che io non ho mai voluto farmi fare le carte in vita mia, per non farmi mai influenzare su ciò che ho sempre voluto invece decidere io. Devi stare sempre attento quando decidi di girare la carta, ti capita prima il villano, poi la guerra e come canta De Andrè poi “finisce in gloria”.

Buon anno a tutti. Come scriveva D’Annunzio sarà un “anno mirabile”. Soprattutto per i villani.