Inizia con una riflessione profonda sul valore del dialogo la collaborazione con monsignor Ambrogio Spreafico, già vescovo delle diocesi di Frosinone-Veroli-Ferentino ed Anagni-Alatri. Dialogo tra Fedi diverse, dialogo tra generazioni, dialogo tra marito e moglie, tra parenti... Il dialogo avvelenato e quello pettegolo da social...
Mi è stato chiesto di riflettere sul dialogo con voi, che ancora avete la tenacia di leggere testi più lunghi di un Whatsapp. Mi sono chiesto: in un tempo in cui si urlano le proprie convinzioni, che sono dette come se fossero l’unica verità, vale ancora la pena dialogare?
Per esprimere un pensiero, infatti, ci vuole tempo, pazienza, ascolto, sintonia minima con l’interlocutore. Oggi prevale la fretta. Noi, gli altri. Una delle poche cose che dovrebbe rispettare la nostra fretta è l’Alta Velocità, che spesso, invece, arriva in ritardo!
Voi siete i miei lettori: spero abbiate pazienza, anche perché ciò che scriverò corrisponde al mio pensiero, che viene qui proposto non per convincere ad ogni costo, ma per aprire un confronto. Spesso, mi permetterò di partire dalla Bibbia, al cui studio e insegnamento ho dedicato molti anni della mia vita. Essa, soprattutto nelle sue lingue originarie – ebraico, aramaico, greco – fa emergere una profondità umana sorprendente, che tocca le corde del nostro esistere.
Sorgente di pensiero

La Bibbia, infatti, oltre ad essere per i credenti Parola di Dio, è sorgente di pensiero e di umanità, tanto che essa ha impregnato parte della cultura dell’occidente e di molti altri paesi. In questo libro straordinario, come faceva notare Erich Auerbach commentando il dialogo tra Dio e Abramo quando deve sacrificare Isacco.
“Dei fenomeni vien manifestato solo quel tanto che importa ai fini dell’azione,il resto rimane nel buio; le cose interposte non acquistano esistenza; luogo e tempo sono indefiniti e bisognosi di chiarimento; i pensieri e i sentimenti restano inespressi, vengono suggeriti soltanto dal tacere e dal frammentario discorso”
(Mimesis, pag. 89).
Eppure proprio in questi dialoghi, scarni ed enigmatici, emerge tutta la complessità dell’animo umano e, per noi credenti, dell’agire di Dio.
“Dio disse” e ciò che disse avvenne

Vorrei iniziare riflettendo sul primo capitolo della Genesi (1,1-2,4a), in cui l’autore ci offre una visione sull’origine del creato. Non si tratta di un trattato scientifico: la sua narrazione rispecchia, in parte, la concezione del mondo che si aveva nelle culture del Vicino Oriente Antico, dalla Mesopotamia (attuale Iraq) all’Egitto, passando per la Siria Palestina.
Nel racconto si ripete per dieci volte: “Dio disse”, e ciò che disse avvenne. Ecco il segreto, la forza della Parola di Dio. Essa crea, dà vita, dà ordine al caos, rende possibile esistere nella differenza dei diversi elementi del creato (luce/tenebre, giorno/notte, cielo/terra… fino a maschio/femmina. La parola fa vivere ciò che non c’era senza di essa. Mette in relazione elementi diversi perché possano stare insieme senza eliminarsi, distruggersi.
Il discorso di Dio crea armonia di opposti. Pensate alla forza di questa realtà. Pensate, poi, al valore e al senso di quando noi parliamo. Pensate a quando la parola, al contrario, crea divisione, scontro, quando impone, distrugge, elimina. Chi di noi non ha mai usato, soprattutto online, segni o parole eliminatori, per cui basta persino solo un clic? Oppure, riflettiamo sulle tante parole usate con arroganza, prepotenza, per affermare se stessi, offendere, sparlare, sottomettere altri.
L’importanza del dialogo

Il dialogo, che richiede anzitutto ascolto e parola, è diventato il grande assente dalla vita e dalle relazioni, sempre più rarefatte e difficili. Per questo cresce la paura, la distanza, la diffidenza, il giudizio, che allontanano e non rendono facile, con la parola detta e ascoltata, capirsi, spiegarsi, vivere insieme nella ricchezza della diversità di ciascuno. Per questo siamo tutti on line, parliamo poco e poco ci ascoltiamo.
Ricorda che il dialogo amichevole libera da molti pesi, altrimenti insopportabili, se portati da soli. Per questo Dio è per noi Parola che fa vivere, perché lui ci ascolta e ci parla sempre. Ciascuno può essere parola per gli altri, soprattutto per chi non parla più o non ha nessuno che ha la pazienza di ascoltare, come tanti anziani, ma anche giovani e adulti. Un mondo senza parola diventerà muto e immobile, eliminatorio, sottomesso alla forza del male e della prepotenza di chi vuole solo affermare se stesso, mettendo a tacere il dissenso!
La tradizione ebraica, prima interprete di quella Parola che viene da Dio, ci ripete che la verità umana sta sempre nel contraddittorio e nel dialogo delle differenze. Anche noi ne siamo eredi.



