L'attualità e la profondità del messaggio del Profeta ebreo possono diventare una risposta importante allo sconvolgimento mondiale che stiamo vivendo in questi anni tra guerre, sopraffazione e prepotenza con i giovani spesso vittime delle storture dei social media
In queste settimane siamo tutti davanti a uno sconvolgimento mondiale, che tocca Paesi e continenti, uomini e donne. Quattro anni di guerra in Ucraina. Anni di guerra a Gaza dopo la strage di Hamas con l’uccisione di 1200 Israeliani e 250 rapiti, guerra contro l’Iran, che ha coinvolto molti Paesi del Medio Oriente, guerra civile in Sudan, in Nyanmar, e in molti altri luoghi, ai più sconosciuti.
A noi sembra interessare la guerra solo per le conseguenze, pur a volte drammatiche soprattutto per la povera gente, ma alla fine ci si fa l’abitudine. E poi la violenza nelle nostre città, non solo quelle delle mafie, ormai così radicata e ramificata soprattutto nell’economia dei bei quartieri delle nostre città, ma la violenza tra i giovani, provocata spesso dai social media, i cui artefici e diffusori farebbero bene a prendersi le loro responsabilità e a vergognarsi.
Il messaggio del Profeta
Arroganza e violenza sono compagne di viaggio, padroni con l’inganno di cuori e menti. Mi sono chiesto come trovare risposte a questo misto di prepotenza e violenza, distruttrice e padrona. Rileggendo il libro di Isaia mi sono imbattuto in un brano che mi ha profondamento colpito per l’attualità e la profondità del messaggio.

Siamo nel capitolo 28, dal versetto 14 al 28, dove si legge: “Perciò, ascoltate la parola del Signore, uomini arroganti. Voi dite: “Abbiamo concluso un’alleanza con la morte, e con gli inferi abbiamo fatto lega. Il flagello del distruttore, quando passerà, non ci raggiungerà, perché ci siamo fatti della menzogna un rifugio e nella falsità ci siamo nascosti”.
Pertanto, così dice il Signore Dio: “Sarà annullata la vostra alleanza con la morte; la vostra lega con gli inferi non reggerà. Quando passerà il flagello del distruttore, voi sarete una massa da lui calpestata. Ora cessate di agire con arroganza”. Il profeta sta parlando al suo popolo, ma la sua parola è un monito per l’umanità intera, che si è abituata ad accettare l’arroganza e la prepotenza come una norma di vita, la cui conseguenza sono rabbia, guerre, umiliazioni, schiavitù, povertà, eliminazione, inimicizia.
La forza apparente dietro paure e fragilità
E l’arroganza si sposa spesso col denaro, la peggiore alleanza che non fa più neppure temere la morte, mentre gioisce di quella degli altri. Lo vediamo in modo chiaro nel terrorismo, ma anche nella guerra. Le parole del profeta sono un grande monito anche per la vita di ogni giorno, quando insultiamo gli altri, quando urliamo invece di parlare e ascoltare, quando si condividono parole e immagini violente e di sfida, per mostrare la propria forza, mentre non ci si accorge che è una forza apparente dietro tante paure e fragilità, oppure quando più normalmente si pensa di aver ragione solo noi e non si ascolta nessuno.

Per esistere, ci ha detto il profeta, non c’è bisogno di farsi valere con prepotenza né di creare nemici da bullizzare, eliminare o accoltellare. La prepotenza e la violenza non hanno mai salvato nessuno. Il profeta lo dice con chiarezza, anche se parlava tanti secoli fa. Egli ci offre anche una prospettiva, quando parla di una pietra d’angolo, che il Signore porrà in quella città, Gerusalemme, su cui fondare la propria vita sulla giustizia e sulla pace.
Le pietre angolari
Per noi cristiani questa pietra d’angolo, su cui fondare la vita, è quel Gesù che nella Settimana Santa seguiamo sotto la croce fino alla Pasqua di resurrezione. Quanto tempo si perde a cercare affannosamente punti fermi che diano forza e coraggio quando si fa fatica, quando si è sommersi dalla paura, quando sembra di non farcela perché il male ci opprime, quando la solitudine ti chiudere in te stesso e sembra che non conti per nessuno.

Quante pietre angolari sembrano dare forza, ma poi rivelano la loro fragilità, sabbia su cui si costruiscono tante illusioni che non danno felicità, ma solo piccole soddisfazioni. “Chi crede – dice il profeta – non dovrà scappare”. La paura fa scappare, fa chiudere, costruisce muri. La fede dà solidità alla vita, anche quando sembra che il mondo stia crollando, anche nel caos in cui oggi pensiamo di vivere. È una speranza a cui almeno provare a credere.



