Indiscreto – Spifferi romani (Martedì 9 marzo 2021)

Spifferi romani... del martedì. Archiviata l'inchiesta contabile sul palazzo della Provincia di Roma. Scintille ai piani alti della Regione. E pure su Facebook per la Tampon tax di Battisti. A Bertolaso il Campidoglio piace. C'era una volta Forza Italia

Nicola, finalmente na gioia

Un raggio di sole squarcia finalmente le nubi intorno al Segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti. Dopo avere scoperto d’essere circondato solo da falsi amici, tutti in attesa del giorno giusto di marzo per poterlo accoltellare alla schiena, il dimissionario riceve una buona notizia.

Nicola Zingaretti (Foto: Leonardo Puccini)

La Procura della Corte dei Conti del Lazio ha archiviato tutto il “filone politico” dell’inchiesta sulla costruzione del palazzo della Provincia di Roma all’Eur. È la storia di una delle due torri realizzate dalla società dell’imprenditore Luca Parnasi.

Così non ci sarà alcun giudizio né per l’attuale presidente della Regione Lazio ed ex presidente della Provincia Nicola Zingaretti, né per l’attuale sindaca di Roma e della Città Metropolitana (l’ente che ha sostituito la Provincia) Virginia Raggi, tantomeno per l’ex sindaco Ignazio Marino. Nessun giudizio nemmeno per i componenti delle giunte provinciali coinvolti negli atti relativi all’acquisto dell’immobile per 210 milioni di euro avvenuto nel 2012.

Scintille tra Leodori e Ruberti

Non c’è pace invece in Regione. Come se non bastasse la temperatura gelida tra il vicepresidente Daniele Leodori e l’assessore alla Sanità Alessio D’Amato, entrambi con il (poco) segreto desiderio di ereditare la corona del Lazio da Zar Nicola.

Ora in via Cristoforo Colombo si apre un altro fronte. La cui portata potrebbe essere deflagrante. I soliti bene informati riferiscono di alcuni accesi scambi di opinioni tra Leodori ed il felpato Capo di Gabinetto di Zingaretti, Albino Ruberti.

Albino Ruberti (Foto: Livio Anticoli / Imagoeconomica)

Le versioni sono più d’una. Per alcuni è stato solo uno scambio di battute un po’ acceso, per altri ci sono state scintille mentre per alcuni sarebbero proprio ai ferri corti. Con dialogo praticamente ridotto a zero. Il motivo? Ah, saperlo…

“Ma voi lo conoscete Albino, ha il suo carattere… che poi lui è una bravissima persona, competente, ma davvero ha un caratteraccio. E con Leodori non te lo puoi permettere”, riferisce una fonte interna alla giunta. Un’altra però lo difende: “Vabbé pure Daniele ha il suo carattere e tende al vendicativo… Basta che non si mettono nel mirino l’uno con l’altro perché altrimentoi so’ ca… seri…”.

Per fortuna con le dimissioni da Segretario, Nicola Zingaretti tornerà a fare il presidente della Regione Lazio full time e riuscirà a far impugnare il ramoscello d’ulivo al suo vicepresidente ed al proprio capo di gabinetto. Magari la stessa cosa otterrà tra Leodori e D’Amato. Forse.

Ruberti: Ma quando mai?

Nega (quasi) tutto Albino Ruberti.Aò, però sto spiffero non è che vi è venuto proprio perfetto. Che ogni tanto m’appassiono a qualche pratica e discuto con qualche ottava di voce un po’ più accalorata ci sta. Lo sanno pure i muri: attraverso i quali sentono tutti l’impeto di certe mie discussioni. Ma mai con Daniele. No, con lui è impossibile riuscire ad arrivare alle scintille. Forse potrebbe succedere sul risultato di qualche derby ma non su cose più importanti come quelle che si trattano in ufficio”.

Ma lo spiffero non ci sta proprio sulla temperatura: il gelo tra me e Daniele Leodori potrebbe esserci solo in un caso, sul Terminillo il 31 di dicembre. Ma siccome per quella data preferisco altre compagnie, escluderei proprio che ci sia o ci sia stato gelo tra noi”.

Gli assorbenti di Sara

Giustamente soddisfatta per l’eco ottenuta dalla sua iniziativa il consigliere regionale Dem Sara Battisti. Ha portato una ventata d’Europa nella compassata sala del Consiglio Regionale del Lazio. Ha proposto l’introduzione di un contributo per le donne che acquistano gli assorbenti. Simbolico: circa 20 euro l’anno. Ma dall’enorme significato: quei venti euro rappresentano grosso modo l’Iva pagata ogni anno dalle signore e signorine per quell’acquisto. (Leggi qui)

Sara Battisti

È un modo per dire al Governo nazionale: guarda che non si tratta d’un bene di lusso ma di un bene di necessità e per questo l’Iva dovrebbe essere ridotta dall’attuale 22% al 4%. Un gesto di civiltà che è stato fatto già in alcune aree del Nord Europa.

Ma nel Lazio ci devono essere persone che da quelle parti sono poco sensibili. Il post sulla Pagina Facebook della deputata Regionale è stato riempito da commenti positivi ma anche da insulti beceri. Al punto che qualcuno dei lettori li ha bollati come ‘squadrismo organizzato’.

A leggere bene, si trattava per lo più di squadristi. E non di squadriste. Ora abbiamo capito.

Niente governo per Bertolaso

Si allontana l’ipotesi di un ingresso di Guido Bertolaso nella squadra anti-Covid del governo Draghi. “Ve lo ritroverete a Roma molto presto, in un ruolo davvero importante”, avevano vaticinato da Milano.

Lì l’ex capo della Protezione Civile sta lavorando al piano di vaccinazione della Lombardia chiamato dalla vicepresidente della Regione e assessore alla Sanità Letizia Moratti. Ma la nomina del generale Figliuolo a commissario all’emergenza al posto di Domenico Arcuri sembra tagliare fuori Bertolaso, che non andrà a ricoprire – riferiscono fonti di Palazzo Chigi – neppure il ruolo di vice commissario, e il fatto che Matteo Salvini non evochi più da giorni il modello Bertolaso lo dimostra.

Fabio Rampelli, Giorgia Meloni e Guido Bertolaso

Ma l’ex capo della Protezione Civile a Roma ci vuol venire eccome: da sindaco. “Guido lo vuole fare, è convinto che guidare il Campidoglio rappresenti la sfida della sua vita, il coronamento di una carriera”, riferisce un suo amico che in questi giorni sta lavorando fianco a fianco con lui in Lombardia.

Forza Italia insiste sul nome di Bertolaso: “E’ il miglior candidato possibile, è l’unico in grado di vincere al ballottaggio contro la sinistra. Andrea Abodi? Bravissimo manager, ma chi lo conosce… Al ballottaggio serve un nome spendibile, conosciuto dalla gente, stimato per le sue capacità. Bertolaso è l’unico identikit possibile”, spiega un big azzurro.

Anche Matteo Salvini, al quale comunque l’idea di Abodi non dispiace, convergerebbe su Bertolaso. Il problema è Giorgia Meloni: Fratelli d’Italia su Roma avrà l’ultima parola e la sua leader vuole Abodi. Ma anche in FdI i dubbi su Abodi non mancano. La partita è aperta, soprattutto perché col voto spostato a ottobre o il centrodestra decide di puntare subito su Abodi e lo fa conoscere alla città oppure, se in tempo di pandemia questa missione dovesse presentarsi troppo gravosa, allora l’unica opzione sarà puntare su un nome già noto.

E Bertolaso è pronto. E scalpita.

C’era una volta Forza Italia

Forza Italia sta morendo dissanguata. A Roma è uno stillicidio continuo: un pezzo dopo l’altro il partito di Silvio Berlusconi vive il suo copio dissolvi alla vigilia del voto amministrativo nella Capitale.

L’ultima uscita in ordine cronologico è quella di Gianni De Lucia, consigliere in XII Municipio, che ha deciso di lasciare “non senza sofferenza, dopo 20 anni” FI per aderire a Fratelli d’Italia.

I motivi con cui De Lucia ha spiegato la propria decisione sono un pugno nello stomaco per Antonio Tajani e Maurizio Gasparri: “linea politica spesso ondivaga attuata dai vertici”, “scelte sbagliate e non condivise con la base che sono riuscite a distruggere un patrimonio di rapporti umani e di ideali”, “mancata valorizzazione della classe dirigente a livello locale che ha portato in questi ultimi tempi alla fuoriuscita di molti amici e colleghi”.

DAVIDE BORDONI, ANTONIO TAJANI, MAURIZIO GASPARRI (Foto: Imagoeconomica, Livio Anticoli)

Di qui la decisione di congedarsi per andare in FdI, Partito capace di “interpretare i valori di un centrodestra liberale e popolare”.

Insieme a Gianni De Lucia, aderisce a Fratelli d’Italia Valentina Gasparri, altra consigliera municipale a Monteverde. Ad accoglierli in Fratelli d’Italia (che così costituisce il gruppo nel parlamentino del XII) la consigliera regionale Chiara Colosimo.

Forza Italia è così sparita dalla maggior parte dei Municipi di Roma. E sul banco degli imputati c’è Maurizio Gasparri, nominato commissario romano dopo il passaggio alla Lega di Davide Bordoni. “Gasparri sta facendo un disastro”, è il giudizio dei parlamentari romani azzurri, che sospettano che sotto sotto stia lavorando a promuovere una propria candidatura a sindaco destinata a naufragare ma in grado di garantirgli l’ennesima rielezione in Parlamento. Con Tajani che sornione lascia fare: già aveva abbandonato Roma e il Lazio dopo le elezioni europee, ora nel ruolo di coordinatore nazionale sembra preso da ben altre questioni.

M’Ama o non m’Ama

Alla vigilia delle elezioni in Campidoglio scoppia il caso Ama. L’azienda municipalizzata che gestisce la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti di Roma ha un buco di 250 milioni di euro. Se i bilanci non verranno approvati rischia il fallimento.

La sindaca Virginia Raggi è furente, parla di “operazione verità” dopo “15 anni di nefandezze” e annuncia: “Ora ripuliremo la città”.

Virginia Raggi (Foto: Imagoeconomica, Alessia Mastropietro)

I grillini gridano al danno erariale. Certo, la manovra suona un po’ come elettorale, volta a gettare discredito su destra e sinistra che hanno governato la Capitale prima del M5S. Difficile immaginare che la sindaca si sia accorta dopo cinque anni di amministrazione della situazione di Ama.

Ma può celare anche una strategia: quella di fare con Ama ciò che è stato fatto con Atac, avviare un concordato preventivo per evitare il fallimento ristrutturando il debito e trovando un accordo con i creditori, magari cercando di onorare l’impegno trovando un socio privato. Da anni si pensa di riorganizzare Ama con altri partner. Durante la giunta Alemanno si era parlato di Acea e di aziende leader nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti del Nord.

(Leggi qui i numeri precedenti).

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