Indiscreto – Spifferi romani (Venerdì 19 febbraio 2021)

Spifferi dai palazzi romani. Renzi perde Frascati. FdI e Lega fanno un favore ad Astorre. Raggi senza consiglieri. E senza simbolo? Rampelli perde pezzi. E la doppia Grippo che farà alle Comunali?

Renzi perde Frascati. FdI e Lega fanno un favore ad Astorre

Matteo Renzi ha perso il suo unico sindaco in provincia di Roma, Roberto Mastrosanti, primo cittadino di Frascati. Dieci consiglieri comunali su sedici, infatti, sono andati dal notaio per firmare le proprie dimissioni, facendo decadere come un Ignazio Marino qualsiasi il primo sindaco del Lazio a passare con Italia Viva.

Già, perché la regìa dell’operazione è ancora una volta del Pd. O meglio di Bruno Astorre, segretario regionale Dem, vero signore delle preferenze ai Castelli che a Frascati ha interessi politici e di cuore: la consigliera comunale Francesca Sbardella è la sua compagna.

Ma ogni congiura ha bisogno di complici, che Astorre ha trovato in Marco Silvestroni, segretario provinciale di Fratelli d’Italia e signorotto di Albano Laziale e dintorni (per la cronaca: ad Albano nella primavera scorsa ha vinto il Pd…) L’asse Silvestroni-Astorre lavorava per far cadere Mastrosanti da almeno due anni. Senza successo, perché finora avevano tenuto botta i consiglieri comunali di FdI: erano stati eletti nel 2017 in una civica a sostegno di Mastrosanti (che aveva sconfitto i candidati di destra, sinistra e M5S grazie a un progetto civico vincente).

Bruno Astorre (Foto: Alvaro Padilla / Imagoeconomica)

Stavolta l’operazione è andata a segno, grazie alla regìa di Astorre e di Mario Gori, fratello del vicesindaco Claudio, esponente di una storica famiglia di tradizione socialista, che ha in consiglio comunale sua figlia, Arianna. Gori è vicino alla deputata di FI Maria Spena, che abita ai Parioli ma grazie all’amicizia con la moglie di Antonio Tajani è stata calata nel collegio blindato dei Castelli.

Ma Gori è soprattutto amico di Giorgio Simeoni: il suo passaggio alla Lega sarebbe ormai prossimo.

Con Arianna Gori si sono dimessi Marco Lonzi (di FdI, vicino a Luciano Ciocchetti), Gianluca Travaglini che per profonda convinzione politica sta da sempre solo con se stesso e l’ex migliore amico di Mastrosanti, Franco D’Uffizi, che tanti danno ormai in orbita Astorre-Sbardella. Particolare curioso: il giorno prima della caduta si era dimesso Claudio Marziale, assessore allo Sport sostenuto in Consiglio proprio da Travaglini e Lonzi.

Obiettivo della congiura? Facile: Frascati tornerà al voto in primavera ed è probabile che il Pd schieri proprio la Sbardella a candidato sindaco, con ottime probabilità di successo. E il centrodestra? Farà quello che ha sempre fatto a Frascati: perdere, magari dividendosi. E trovare col Pd un buon accordo anche negli altri Comuni. Perché ai Castelli Romani le cose funzionano così: meglio in opposizione con Astorre che in maggioranza con Renzi.

Marietta Tidei

Nel centrosinistra intanto si apre l’ennesima ferita destinata ad avvelenare i pozzi alla Pisana. Mastrosanti infatti è molto amico della consigliera regionale di Iv Marietta Tidei, che certo non lascerà impunito lo sfregio e aspetta solo che in Consiglio arrivi un provvedimento che interessa particolarmente all’uomo di Astorre, il vicepresidente della giunta Daniele Leodori.

La guerriglia è pronta a scattare. E i numeri della maggioranza di Zingaretti sono sempre molto ballerini.

Raggi senza consiglieri. E senza simbolo?

Si indebolisce sempre di più la ricandidatura a sindaco di Virginia Raggi. Aveva chiesto al M5S di rompere gli indugi e di convocare il voto su Rousseau per ottenere un plebiscito, ma dai vertici pentastellati sinora è arrivato solo silenzio. I segnali che arrivano dal Campidoglio, poi, non sono dei più rassicuranti. Il voto del bilancio previsionale si è tramutato in un bagno di sangue. L’altro giorno il numero legale è mancato spesso, con appena dieci consiglieri presenti.

L’ala dei dissidenti grillini aumenta. Ieri Stefàno, Terranova, Sturni e Iorio si sono visti di nascosto col loro riferimento: l’ex vicesindaco Luca Bergamo, che lavora alla convergenza col Pd.

Bruno Astorre, Virginia Raggi, Carlo Calenda

Intanto la Raggi continua a perdere consiglieri: Agnese Catini ha deciso di abbandonare la nave e di passare con Rivoluzione Civica, il movimento della presidente del VII Municipio Monica Lozzi, pure lei ex M5S. Anche Simona Ficcardi ha deciso di lasciare il MoVimento. La maggioranza insomma traballa sempre di più. Con Grillo che resta zitto e medita di mollare la Raggi al suo destino e allearsi col Pd per sostenere la candidatura a sindaco di Roberto Gualtieri, magari anche con una lista ispirata all’ex premier Conte.

Virginia correrebbe così senza consiglieri uscenti, destinata a schiantarsi con una sua lista civica della quale per il momento non vuol far parte nessuno. E gli uscenti? A quel punto si ricandiderebbero col M5S con la prospettiva di vincere e tornare in Assemblea Capitolina ancora una volta in maggioranza. Insomma, dopo la scissione grillina in Parlamento c’è anche quella in Campidoglio.

Ma del resto ormai la Raggi non la segue più neanche il marito. Mentre lei apriva continuamente al sostegno al governo Draghi, lui, grillino di antichissima militanza, sui propri profili social scriveva (e scrive ancora) l’esatto contrario.

Rampelli perde pezzi
Fabio Rampelli (Foto: Imagoeconomica / Benvegnu’ Guaitoli)

C’era una volta l’impero romano, quello di Fabio Rampelli. Un impero che, proprio come quello romano, si sta sfaldando piano piano, pezzo dopo pezzo. Il vicepresidente della Camera dei deputati, uno dei leader storici della destra romana, sta perdendo pezzi importanti sul territorio a pochi mesi dalle elezioni amministrative.

In VI Municipio, infatti, il gruppo di Rampelli ha perso Nicola Franco, pronto a candidarsi all’Assemblea Capitolina in quota Gianni Alemanno. Così come, in VI Municipio, se n’è andato Fulvio Giuliano, anche lui – pare – in predicato di correre per un posto in Campidoglio.

Un campanello d’allarme per Rampelli, ormai in difficoltà nel tenere insieme i suoi uomini che guardano altrove. All’area di Giorgia Meloni principalmente, rappresentata in città da Chiara Colosimo. È il segno che ormai all’interno del partito romano il vicepresidente della Camera sta perdendo sempre più peso, anche nei futuri equilibri a Palazzo Senatorio.

Pd o Azione? La Grippo sfoglia la margherita

Se sei iscritto ad Azione puoi avere la doppia tessera, un po’ come il Partito radicale. Così Valentina Grippo, consigliere regionale del Pd grande amica di Carlo Calenda, ha da tempo aderito convintamente al movimento politico dell’ex ministro. Pur restando iscritta al Pd. Lo statuto di Azione lo consente. Peccato che non lo consenta quello del Pd.

Valentina Grippo (Foto: Sara Minelli / Imagoeconomica)

I Dem non contemplano il doppio tesseramento. Ma siccome è meglio avere un consigliere in più che uno in meno – sia per quanto riguarda i fondi sia per quanto riguarda gli equilibri politici, soprattutto con una maggioranza risicata – dal Nazareno nessuno ha mai detto nulla alla Grippo, che della scelta di seguire Calenda non è affatto pentita. Anzi.

Essendo stata una renziana della primissima ora, la consigliera regionale rivendica che “con Calenda si rivive la stessa voglia di cambiare del primo Renzi”.

Oggi, la Grippo è la responsabile per le Politiche Sociali e Disabilità di Azione. E il suo leader è candidato da mesi a sindaco di Roma. Ma il Pd potrebbe non sostenerlo e decidere di candidare l’ex ministro dell’Economia Roberto Gualtieri. Cosa farà la consigliera regionale dalla doppia tessera? Dove metterà i suoi candidati in Campidoglio e nei Municipi? Voterà per il Pd o per Azione, per Gualtieri o per Calenda? Ah saperlo.

(Leggi qui i numeri precedenti di Indiscreto – Spifferi Romani)

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