La befana (Il Duro della settimana)

Luciano Duro

Narratore e Sognatore

IL RACCONTO DI LUCIANO DURO

Quando ero piccolo, durante il mese di dicembre, in prossimità dell’Epifania i miei genitori, allora commercianti ambulanti, esponevano il banco dei giocattoli. Mia madre aprirà successivamente un piccolissimo negozio, ma negli anni ’50, col freddo o con la pioggia fino a notte si stava in Piazza Boncompagni. Non si dava grande importanza a Babbo Natale, non era un personaggio della nostra tradizione popolare, si affermerà negli anni a venire con l’avvento della televisione.

Si attendeva con ansia la befana che portava i regali ai bimbi buoni.

Ciò che a quel tempo mi disorientava, creando dubbi e perplessità era quel banco dove venivano ad acquistare i genitori dei miei compagni di giochi ed erano gli stessi giocattoli che si esibivano il giorno dell’Epifania, tanto che quando avevo quattro anni si era insinuata in me l’idea che la befana fosse mamma Claretta. Il mio ruolo in quelle sere era di sorvegliare che nessuno avesse la tentazione di provare i giocattoli, un impulso irresistibile per i miei piccoli amici che non si limitavano solo ad osservare. “Non farli toccare – diceva mio padre – specialmente quelli a corda, che sono delicati, basta caricarli a rovescio e si rompono.” Quella responsabilità di guardiano mi rendeva orgoglioso e procurava l’invidia degli altri bambini i quali pensavano che avessi tutto quel ben di dio a mia disposizione, non sapevano che papà Luigino usava nei miei confronti la stessa inflessibilità. La maggior parte dei giocattoli non era particolarmente costosa : automobiline, pistole, spade, fucili, palloni, pentoline e bambole per le bambine, qualcuna di porcellana, disponibile, veniva regalata dal giovanotto alla fidanzata. L’anoressica Barbie con tutti gli accessori ancora non c’era. I più fortunati potevano avere il triciclo o addirittura la macchina rossa a pedali con il clacson.

Ho sempre avuto un atteggiamento reverenziale nei confronti della Befana, ma allo stesso tempo mi chiedevo il perchè dovessi aspettare così tanto tempo quando ciò che desideravo era a portata di mano e potevo prenderlo subito. Quello che scrivevo sulla letterina, non corrispondeva mai esattamente a ciò che arrivava, chiedevo troppo o cose economicamente impegnative, ma al mattino era comunque una festa. La sera precedente l’arrivo della Befana, poiché si restava oltre la mezzanotte, la mamma per avere la possibilità di sistemare tranquillamente i regali, scegliendoli tra i non venduti, riempire la calza con dolci ma anche con cenere e carbone, mi faceva dormire dalla zia. Al caldo delle coperte di feltro la notte era magica, si avvertiva quasi la presenza della vecchina solcare il cielo con la scopa e fermarsi ad ogni casa. Un piccolo rumore ed il cuore batteva forte.

L’incanto finì quando il maestro alla IV elementare sciolse ogni mio residuo dubbio.

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