Le montagne russe della Pisana e la condizione di essere giornalista

La statistica e la scaramanzia tracciano un confine preciso intorno alla presidenza della Regione Lazio e la sua durata.

All’inizio fu Piero Badaloni (centrosinistra), primo presidente eletto direttamente dal popolo alla Regione Lazio. Battè Alberto Michelini (centrodestra), in un duello tra giornalisti televisivi.

Poi, quando il centrodestra candidò Francesco Storace (centrodestra), i sondaggi davano un tale vantaggio a Badaloni, che pronosticare un ribaltone sarebbe stato complicato anche per il Mago Merlino. E invece Storace (è anche lui un giornalista) recuperò dappertutto, con una presenza martellante, mentre Badaloni, probabilmente certo della vittoria, commise gravi errori di sottovalutazione.

Quindi fu la volta di Piero Marrazzo (centrosinistra), anche lui giornalista di alto livello: superò Storace e si insediò alla guida della Regione Lazio.

Il resto è storia recente: Marrazzo si dimise anticipatamente per i noti fatti, le elezioni le vinse Renata Polverini (centrodestra). Pure lei dovette lasciare prima della scadenza del mandato e alla fine fu Nicola Zingaretti (centrosinistra).

 

Allora, intanto essere giornalista aiuta molto per chi intende concorrere per la presidenza della Regione Lazio. Quindi, per due volte la legislatura si è interrotta prima e dal punto di vista statistico non è poco. Ancora: nessuno degli uscenti ha mai fatto il bis e questo autorizza il Governatore Nicola Zingaretti a mettere in atto tutti i riti scaramantici possibili.

 

Stavolta però la competizione sarà diversa, perché il sistema è tripolare. Il sondaggio Izi (leggi qui Fuoco (amico) di sbarramento contro Pirozzi candidato presidente’) dà in vantaggio Nicola Zingaretti (centrosinistra), ma sia Sergio Pirozzi (centrodestra) che Roberta Lombardi (Movimento Cinque Stelle) sono in gioco. Pirozzi però non è ancora il candidato presidente del centrodestra: lo vorrebbero Francesco Storace e Gianni Alemanno. Un po’ meno Giorgia Meloni, che deve guardare agli equilibri interni e quindi a Fabio Rampelli.

Silvio Berlusconi sta studiando la situazione. Forza Italia può schierare l’imprenditrice Luisa Todini, ma pure altri: Francesco Giro per esempio. Negli ultimi giorni si è fatto il nome di Nicola Porro (giornalista) e tra i fedelissimi c’è chi ha proposto al Cavaliere Paolo Del Debbio (giornalista).

 

Considerando la perfetta alternanza statistica tra centrodestra e centrosinistra e il fattore giornalista, Berlusconi potrebbe pensarci seriamente. Ma il Cavaliere è scaramantico, Adriano Galliani potrebbe raccontare storie favolose di quando era presidente del Milan. Berlusconi non si fida perché c’è il terzo incomodo, i Cinque Stelle, proiettati sul voto di protesta. Tra cinque mesi si voterà pure per le politiche e l’ipotesi di un governo Renzi-Berlusconi (al di là delle smentite, è vero) può portare molta acqua al mulino di Beppe Grillo e Luigi Di Maio. L’effetto trascinamento ci sarebbe nel Lazio.

 

In realtà Silvio Berlusconi potrebbe cercare di convincere Giorgia Meloni a candidarsi alla presidenza della Regione Lazio. Lei guarda al Campidoglio o al Ministero. Però c’è tempo.

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