Ignoranti e analfabeti si battono così (di H.D. Toro)

Il dibattito aperto dall'articolo sui moderni analfabeti. La discussione che ne è seguita. Come si fronteggiano ignoranza e analfabetismo? C'è una via di salvezza.

Henry David Toro
Henry David Toro

Preside frusinate in prestito all'Emilia

Diversi amici e lettori hanno messo in risalto l’ingenuità di certe soluzioni al problema dell’analfabetismo. (leggi qui Il ritorno degli analfabeti. E non lo sanno)

Alcuni miei ex studenti hanno espresso dubbi circa l’efficacia dei rimedi mutuati dai “grandi” maestri del pensiero. Sono pessimisti – i miei studenti – e ritengono che contro gli analfabeti funzionali ci sia poco da fare. Se uno non ha mai letto un libro, perché dovrebbe cominciare all’improvviso a leggere?

Ora, a parte la piacevole – se pur fugace – sensazione di aver avuto finanche un piccolo ruolo nella formazione di un discreto numero di “teste pensanti”, bisogna dire che è vero, nessuno qui intende sottovalutare il problema.

Ma dopo anni di lavoro con i giovani, mai come in questo momento sono convinto che questi siano i nostri soli e salvifici rimedi: unicamente esercitando il dialogo, analizzando le questioni da ogni punto di vista, esprimendo dubbi e mettendo in pratica ragionevolezza e tolleranza, potremmo ambire a costruire una società migliore ed “aperta” (nel senso popperiano del termine).

Vi è poi un’altra critica che mi è stata rivolta, questa sì più insidiosa e stimolante a un tempo: ma se fosse solo un rimpianto la lettura dei “grandi” del passato? Se fosse solamente il segno di una nostalgia per un passato che non c’è più, per il proprio mondo scomparso ma che si rivorrebbe nostalgicamente indietro? Insomma, se fosse del tutto illusorio che la “propria” cultura possa interpretare e trasformare il mondo di oggi, dominato da clic e processi rapidissimi che poco hanno a che fare con la lettura e la riflessione?

La risposta a questa domanda la ritrovo nella stessa formulazione interrogativa. Il dialogo e la lettura riflessiva, la cultura in generale ci possono salvare perché noi siamo nati da quella “radice”. Il mondo classico, giudaico-cristiano ed europeo ci ha nutrito e cresciuto, pur con tutte le controindicazioni e gli incidenti di percorso. La mia cultura infatti non è la “mia” sola (mi guardo bene dall’essere così presuntuoso), ma è la “nostra”, quella mia e dei miei studenti, dei miei concittadini e dei miei connazionali. Non pro-veniamo forse dal dialogo socratico, dalla rivoluzionaria riflessione sulla persona operata dal Cristianesimo, dal pensiero autonomo del Rinascimento e critico dell’Illuminismo?

Certo contemporaneamente i sofisti hanno cercato di mettere in crisi il concetto di verità, il cristianesimo ha prodotto anche le crociate, Robespierre ha fatto saltare svariate centinaia di teste e la Shoah, opera della colta Germania, ancora oggi ci inquieta e ci lascia senza parole e risposte plausibili.

Tuttavia, proprio queste “rotture” ci hanno reso più forti e più riflessivi, tanto da farmi ribadire che la tolleranza e il dialogo culturale sono la nostra unica via di salvezza contro ignoranza e analfabetismo.

Per chiudere, un’ultima riflessione: poiché in Italia sembra esservi – sono parole di Enrico Mentana – “il più diffuso connubio tra trogloditi e smartphone”, come dovrem(m)o comportarci con gli intolleranti? Ovvero con coloro che si pongono deliberatamente fuori dai confini della nostra cultura?