Gli stupri e lo stalking ridotti a barzelletta (di R.Cacciami)

Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

di RITA CACCIAMI
Vice Direttore
L’Inchiesta Quotidiano

 

 

Da donna a uomo. Sì, caro sindaco. Hai ragione, c’è davvero qualcosa che non funziona. (leggi qui ‘ Se lo stupro di gruppo è una bambinata’) . Ma non solo nella nostra società.

Qualcosa nn funziona anche in una normativa che avrebbe dovuto essere un deterrente nei confronti della violenza. E invece non lo è. Quella violenza bastarda che si camuffa come amore e che invece è soltanto odioso possesso dell’altra. O dell’altro, perché non dimentichiamo che ci sono anche violenze simili ed efferate anche al femminile.

Così come è vero anche che, statistiche alla mano, i femminicidi non sono in aumento ma in diminuzione.

E’ la percezione del reato, la maggior consapevolezza che si tratti di una terribile e devastante guerra sociale (e meno male che ce ne siamo accorti tutti) a determinare un’attenzione quasi morbosa. Ne parlano i giornali, il web, i social, i siti online di informazione. La tv ci campa di rendita insieme a stuoli di psicologi, criminologi, psicoterapeuti e sociologi attraverso almeno quattro trasmissioni nazionali dedicate.

Parlarne fa bene o banalizza? Non lo so, caro sindaco. Di certo autorizza anche molti incompetenti a credere di saperne molto più di quanto sia nella realtà e a parlare di “bambinate”, mentre si autoalimentano gli appelli a denunciare.

E’ giusto, come sottolinei anche tu, da persona competente e autorevole, non subire e dare il via ad azioni che non lascino margine a chi potrebbe armarsi e agire in modo ancora più cruento, fino ad essere letale.

Credo sia giusto, tuttavia, che accanto al tuo appello con molta modestia si possa aggiungere anche il mio. Una richiesta di sensibilità ai tanti giudici che applicano la legge. Codice alla mano e legge sullo stalking bene in vista.

Non può bastare, come troppo spesso accade, un divieto di avvicinamento all’abitazione e ai luoghi frequentati dalla vittima.  Lo stalker o il violento adorano infrangere questo tipo di inibizioni che suonano tanto di virtuale.

Peggio va quando certi mariti finiscono agli arresti domiciliari nello stesso palazzo (ma capita anche nella stessa casa) di chi li ha denunciati. E’ con questi paradossi, con queste incredibili incongruità che abbiamo a che fare; mentre gli avvocati difensori escono vittoriosi dalle udienze, molte sono le donne che non si sentono sicure con gli ex che le braccano.

E questo accade già nelle aule di giustizia, dove la loro versione dei fatti è ribaltata a favore dell’imputato, mentre le vittime vengono dipinte come poco di buono, istigatrici, di quelle che per gli amici al bar “qualche sberla se la meritavano”. Nessun ceffone è salutare.

Né su un figlio né su un consorte, anche se infedele. Men che mai sono salutari quei provvedimenti emanati dopo decine di querele.

Sì, quelli fanno davvero molto più male di uno schiaffo.

 

 

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