La cattiveria delle donne che stupra di nuovo Asia Argento (di R.Cacciami)

Gli abusi e le violenze dietro alla patina della celluloide di Hollywood, la rivelazione fatta da Asia Argento: le reazioni contro di lei. Le donne spesso sono le più violente lanciatrici di fango contro se stesse...

Rita Cacciami

Vice direttore L'Inchiesta Quotidiano

Non mi è mai piaciuta, Asia. Figlia di quell’Argento che mi ha fatto passare nottate da incubo dopo aver visto i suoi profondo rosso e suspiria. Non mi piace neanche chi adesso la crocifigge.

In questo grande feuilleton dove ci sono tutti i personaggi. C’e la giovane aspirante attrice, il produttore bavoso con la sua epa, il pubblico compiacente e le comparse mute. Manca solo il titolo che è anche un appellativo: Il Porco. Perché di questo si tratta. Senza tanti giri di parole.

E invece no. Si sposta l’attenzione sulla maggiore età, sul non stupro, si discetta sulla violenza pura o meno. Mi fa tornare in mente Franca Rame e il suo monologo scritto dopo essere stata sequestrata e violentata in un furgone. Alla fine le chiesero se aveva goduto. E la storia ci dice che non fu una violenza casuale e d’impeto. Quando si seppe, anni dopo, che quel racconto era autobiografico, fu il gelo per tanti. Ma non per tutti. E per tutte.

E poi ci sono le badanti, le domestiche, le infermiere, le cameriere, le commesse, le impiegate, le studentesse. In un rapporto verticale, loro sono giù. E lui, il porco di turno, è più su.

Utilizza il suo potere perché elargisce uno stipendio o un voto. O una parte in un film. Ma quel maiale al potere è anche un figlio. Al quale si doveva spiegare che un uomo non deve pretendere ma chiedere. E sapersi controllare in caso di rifiuto.

Cose semplici, concetti banali. Eppure, diverte molto di più la battuta da osteria, il fango, la derisione pensando a quelle scene; ridiamo, noi donne, alimentiamo quel maschilismo da taverna. Diventando lanciatrici di fango e fango noi stesse. Quando in fondo, qualcosa di Asia c’è in tutte noi.

Anche solo, a volte, per aver taciuto.