Il ministro incompreso e la cicogna che non passa

Laura Collinoli

Giornalista Il Regionale

Ahoooo… non me starete mica a diventa’ tutti froci?!“.

Svelata in anteprima la nuova campagna informativa per la prevenzione della sterilità e dell’infertilità in Italia. Applausi al ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, che meritatamente viene insignita della stella al merito della gran croce degli inseminatori duri e puri. La motivazione? Aver contribuito in maniera concreta a salvare il Paese da una crescita demografica assai preoccupante. Ma menomale che Beatrice c’è.

Del resto il problema esiste e va affrontato. Se più o meno c’è un uomo ogni sette donne e se uno su tre è frocio (basta co ‘sto politicamente corretto, hanno commentato dall’ufficio comunicazioni del ministro) la percentuale degli inseminatori si abbassa ancora di più. Uno su dieci, o giù di lì. Non è che dobbiamo fa’ i conti precisi.

Se poi questi so’ pure neri e coi capelli rasta, beh allora ciao còre!!! Non c’è speranza! Te lo sogni il ragazzino.

Del resto dal ministero ci avevano già provato con una campagna esplicativa a cui nessuno ha voluto dare ascolto. Incomprensibile! Era tutto così chiaro.
Da una parte quattro bei giovanotti, tutti biondi e con gli occhi azzurri. Due uomini e due donne spalle al mare e vestiti come Dio comanda. Dall’altra un negro e un tipaccio coi capelli rasta.
Ecco. Ora così, a naso ma anche in maniera scientifica, vuoi mettere la fertilità dei primi col flop dei secondi?

Eppure Beatrice non l’ha capita nessuno. Paese di ingrati il nostro. Come per la prima campagna informativa. Che male c’è a mettere una clessidra in mano a una donna e a dirle che il suo orologio biologico sta correndo più veloce di Livio Berruti alle Olimpiadi del ’60?

La verità è che è l’egoismo ciò che ci frega, come pure l’individualismo esasperato! Perché parliamoci chiaro, non è che non si facciano figli perché il sistema del welfare fa acqua da tutte le parti e prima che uno si sistemi c’ha almeno quarant’anni e quindi diventa tutto più complicato… ma quando mai!

Non è che non si facciano per problemi di fertilità più o meno gravi che una legge scovata tra gli appunti di Torquemada cerca solo di risolvere.

Non si fanno figli per egoismo. Al massimo se ne fa uno. E quindi è giusto che Beatrice ti faccia venire l’ansia da figlio unico. Dove finiremo di questo passo!

Perché poi ricordiamoci pure che neanche te ne accorgi ed ecco che spuntano i negri e quelli con i capelli rasta. Che di sicuro bevono e si drogano. Il ministro lo sa e ci avvisa di non cedere alle cattive abitudini, perché così addio sogni di mettere al mondo dei bambini!

Ma neanche in questo caso Bea viene ascoltata. Ecco allora l’asso nella manica. Ecco svelato il mistero e il ministro, forse in accordo con quelli del Family Day, prosegue la sua marcia per il Fertility Day. Di pari passo, a braccetto. Con le stesse ansie e identiche preoccupazioni. Lo slogan è pronto. “Ahoooo… non me starete mica a diventa’ tutti froci!”.

Tranquilli comunque, pure Luca era gay, come recitava una canzonetta, ma per fortuna poi è guarito. Con una clessidra in mano e la tinta bionda in testa. Sicuro.

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