Antica Masseria Venditti, dove il tempo per il vino si è fermato

La storia dell'Antica Masseria Venditti si fonde con quella di un territorio e dei suoi vini. Dagli sfusi venduti ai 'forestieri' all'austerity degli anni 70. Che impone un diverso approccio. Il rifiuto delle botti per preservare la genuinità. Una storia antichissima che oggi si chiama Assenza

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Se c’è una caratteristica che apprezzo nelle persone è la perseveranza. Avere contezza delle proprie idee e portarle avanti con convinzione è sinonimo di sicurezza e coraggio. Il mondo del vino è però totalmente diverso dalla vita reale: seppur di vita reale si tratta è un pianeta dove non sempre i precursori ed i pionieri vengono considerati tali e dove spesso il coraggio viene scambiato per sfrontatezza

Nicola Venditti, storico viticoltore sannita, di coraggio e competenza ne ha da vendere e va avanti per la sua strada da quasi 40 anni. La sua storia va di pari passo con l’evoluzione vitivinicola del Sannio e, in particolar modo, del suo piccolo comune d’origine,  Castelvenere.

Il boom e l’austerity

Il Vigneto dell’Antica Masseria Venditti

Siamo in una zona – racconta Nicola – dove si coltiva l’uva da generazioni, genitori, nonni, bisnonni. A Castelvenere si mangia, si beve, si respira uva da secoli. La mia famiglia, come tante altre in zona, era solita vendere vino sfuso a tanta gente che si recava qui dalla città, venivano persone da Benevento, Caserta, Napoli e finanche dal basso Lazio, era la nostra fonte di approvvigionamento. Poi arrivò la metà degli Anni ’70…”

Erano gli anni dell’Austyerity, tra il 1972 ed il 1973: ci fu l’impennata del costo del petrolio: l’Egitto chiuse il Canale di Suez, le petroliere dovevano circumnavigare l’Africa per portare in Europa il greggio; i Paesi del Medio oriente si affrancarono dallo sfruttamento delle grandi compagnie occidentali, alle quali imposero un pesante aumento delle royalty sul petrolio estratto dal loro sottosuolo. Per consentire a tutti di circolare, in Italia si istituirono le domeniche a piedi e la circolazione a targhe alterne.

In piena austerity – prosegue Nicola Venditti – ci fu un netto calo. Con le “Domeniche a piedi” la maggior parte dei nostri clienti restavano in città. L’idea di imbottigliare vino nacque proprio in quel periodo, dovevamo necessariamente cambiare il rapporto con il consumatore e cercare di far tornare il vino nelle città attraverso nuove modalità”.

Solopaca Doc

L’Antica Masseria Venditti

Presto fatto? No, per niente. La svolta richiese tempi lunghi perché all’epoca il viticoltore puntava ad investire più sui terreni che sulla cantina, lo stesso papà di Nicola aveva diversi appezzamenti di terreno ma non una vera e propria cantina. Le istituzioni erano concentrate economicamente sui grandi enopoli e sulle cantine sociali.

Non c’era altra soluzione che rimboccarsi le maniche e (ri)cominciare a piccoli passi. L’evoluzione dunque fu lenta ma graduale. Col passare degli anni Nicola inizia ad apportare qualche miglioria in cantina in fatto di tecnologia e pulizia, ed inizia man mano ad utilizzare tecniche sempre meno invasive cercando di trovare un giusto compromesso tra la vigna ed il consumatore finale.

Passano gli anni e la consapevolezza aumenta: ”La prima bottiglia dell’Azienda Agricola Venditti è del 1975, Solopaca DOC, un risultato per noi straordinario ma non per altri visto che all’epoca finimmo sotto l’occhio del ciclone perché avevamo un vino Solopaca DOC senza nessun grappolo coltivato nel territorio comunale di Solopaca… Apriti cielo! Qualcuno voleva addirittura denunciarci, il livello purtroppo era quello.” 

Meno chimica, più bio

La cantina

Nicola ha fatto spallucce ed ha continuato, imperterrito, con un solo ed unico obiettivo, quello di diminuire il più possibile i prodotti chimici, sia in vigna che in cantina. La qualità migliora anno dopo anno, la chimica diminuisce considerevolmente e l’idea iniziale inizia a prendere forma e sostanza.

Eloquente la citazione della prestigiosa guida Gambero Rosso che definisce “biologici” i vini di Nicola già nel 1988… È un dato straordinario. Perché il primo regolamento ufficiale sul biologico nasce tre anni dopo, 1991.

La strada è quella giusta, ma la burocrazia in Italia era ed è un pachiderma lento e borioso, fatto sta che nel 1997 arriva il tanto agognato riconoscimento Bio ufficiale sulle etichette di Antica Masseria Venditti.

È la svolta definitiva, aiutati anche dal fatto che, sempre nello stesso anno, cambiano i disciplinari in molte parti d’Italia, nasce la denominazione Sannio DOC e nasce anche la possibilità di inserire altri vitigni, rigorosamente autoctoni. 

L’Azienda oggi e i vini.

Antica Masseria Venditti da allora ha fatto passi da gigante, visitando la cantina ci si rende conto che le intenzioni che c’erano agli albori sono divenute realtà, ma negli anni si è andati oltre.

Oggi l’azienda è un vero e proprio centro di cultura e valorizzazione del vino, un’oasi di biodiversità. Spazi enormi estremamente curati e puliti, tecnologie moderne a favore di antiche tradizioni e sapienza contadina.

Il Vigneto didattico dell’Antica Masseria Venditti

Orgoglio della famiglia Venditti è stata la creazione, nel 2005, di un vigneto didattico, una rappresentazione “in scala” di tutto ciò che c’è nelle vigne vere e proprie. In ogni filare c’è una varietà d’uva a rappresentanza di tutti i vitigni che l’azienda lavora; in sostanza visitatori ed appassionati (dalle scolaresche ai turisti che vengono qui da ogni parte del mondo) possono passeggiare tra i filari di questo vigneto ed ascoltare direttamente le spiegazioni riguardo le tipologie, apprendere le fasi della vita della pianta e fare anche brevi prove di vendemmia forbici alla mano.

La vendemmia notturna

Particolarmente interessante è stata la Vendemmia in Notturna che si è tenuta lo scorso 14 Settembre (11° edizione quest’anno!), un momento suggestivo che ha visto tantissimi interessati partecipare con passione e gioia.

Al centro del vecchio rudere di famiglia, oggi diventato una rustica ed accogliente sala degustazioni c’è l’antico torchio che è rimasto li dal 1595 (utilizzato ancora dai nonni di Nicola!), proprio a voler sottolineare che in quel posto la tradizione e gli antichi valori albergheranno sempre, un totem da tramandare alle future generazioni. 

Antica Masseria Venditti, l’antico torchio del 1595

Sulle pareti, tra i tantissimi premi e riconoscimenti, fa capolino il quadro che è presente sulle etichette delle bottiglie, un affresco di vita rurale dipinto proprio dalla moglie di Nicola: “Il vino che produco è il risultato di un lavoro corale da parte di tutta la famiglia, mio figlio Andrea non solo mi aiuta in vigna ma è la guida e l’intrattenitore di tutti gli ospiti che vengono dall’estero. Il quadro che ha dipinto mia moglie è presente su tutte le bottiglie tranne le nuove linee  “Assenza” che abbiamo lanciato con orgoglio dal 2013″.

Cosa sono le linee Assenza.Assenza Falanghina e Assenza Barbetta  sono i vini che più ci stanno dando soddisfazione negli ultimi anni, Assenza perché c’è assenza di solfiti aggiunti, lieviti ed enzimi, ma è un nome composto come tributo alle persone a me più care: i miei figli A (Andrea) e S (Serena),  Enza che è mia moglie e la S davanti che compone proprio la parola Senza”.

Assenza – Barbetta

Nicola ci tiene particolarmente alla Barbera di Castelvenere, ci ha lavorato parecchio negli ultimi decenni ed è sempre stato convinto del suo potenziale. Come dargli torto?

È il vino che più di ogni altro rappresenta Castelvenere e la valle telesina, vinificarlo è un segno di appartenenza e per Nicola lo è ancora di più: “La mia Barbera la chiamo Barbetta perché non voglio mai dimenticare la figura di Zi’ Pepp Barbetta, mio antenato che salvò questi vigneti dalla fillossera negli anni ’30, era solito avere la barba, quindi l’accostamento fu facile“.

Assenza Barbetta dell’Antica Masseria Venditti

Divenne ben presto famosa “L’uva di Barbetta”, dal colore caratteristico e dal forte profumo. La Barbetta di oggi è un clone rigorosamente autoctono e con caratteristiche uniche. Ancora più particolare è Barbetta Assenza, vinificato con cura maniacale, pronto a soddisfare gli amanti del Sannio Barbera ma anche gli estimatori dei vini naturali.

Le caratteristiche del Barbera ci sono tutte, dal colore rosso con riflessi violacei, ai caratteristici sentori di frutti di bosco. Quel che rende unico questo vino sono alcuni tratti spigolosi che man mano diventano eleganti sorso dopo sorso, non ci troviamo di fronte ad un vino piacione, al contrario.

Nonostante la facilità di bevuta regala sensazioni crescenti e questo mi piace perché ti obbliga, necessariamente, ad aprire un’altra bottiglia. Bere Assenza ti fa capire molto del modo di lavorare di Nicola Venditti, è un vino che rispecchia in pieno le caratteristiche di un territorio ma è anche figlio di una metodologia di lavoro che cerca e trova sempre il massimo. Al Vinitaly lo hanno capito, il prestigioso concorso Wine Without Walls lo ha premiato con un punteggio di 90/100, i risultati parlano da soli.

Marraioli

Aglianico in purezza, Marraioli è una creatura che io ho amato fin dal primo sorso. Cosa che mi ha sorpreso perché non immaginavo minimamente (qualche anno fa) che ci potesse essere un Aglianico di tale fattura in questa zona e per di più senza passaggio in legno.

Questa è un’altra caratteristica dei vini di Nicola Venditti, da lui in cantina non esistono botti, il passaggio in legno è una cosa che qui non è mai stata presa in considerazione: “Lungi da me affermare che il legno non serva o che non trovo buoni tanti vini che facciano passaggi in legno. Con i miei metodi cerco di andare semplicemente all’essenza del vitigno stesso, non cerco prodotti artefatti, non voglio che il passaggio in legno li possa modificare, voglio che le caratteristiche restino intatte, sono convinto che con il buon lavoro in vigna si possano ottenere prodotti efficaci ed eleganti anche senza passaggio in botte“.

Ecco che assaggio un Marraioli 2011, un Aglianico di otto anni che non presenta sfumature granata ma “solo” un rubino/porpora molto carico tra l’altro.

Sette anni ma sembra imbottigliato da due massimo tre anni, caldo, dirompente, ma con una bella acidità mantenuta nel tempo, secco e tannico quanto basta, intenso: naso e bocca sono un tutt’uno, ciò che penetra nelle narici lo ritrovi sulle papille gustative, frutti di bosco, noci, tabacco ed una persistenza che dura anche diversi minuti.

Un vino che regge pasti importanti, carni alla brace e formaggi stagionati ma che consiglio di bere anche da solo…e da soli! Si lo so che vi ho fatto la testa tanta con la convivialità e la condivisione (la Barbetta è molto più indicata per questo) ma io una  bottiglia di Marraioli non vorrei condividerla con nessuno, è mia e basta!

Vient e Voria

Uno degli ultimi arrivati in casa Venditti è questo bianco, un blend di Trebbiano, Falanghina e Coda di Volpe. Un vino nato dalla voglia di creare un prodotto che più si adatta ai pasti di tutti i giorni, un vino da bere a tavola e che abbia un buon rapporto qualità/prezzo.

Nato inizialmente per il mercato americano Vient e Voria ha conquistato estimatori anche in terra d’origine ed è per questo che la famiglia Venditti ha iniziato a puntarci seriamente. Anche se si tratta di un vino leggero e non troppo impegnativo, Vient e Voria parte comunque da una soglia di qualità medio/altae ci offre comunque un bouquet di profumi e di sapori non indifferente.

Da bere in situazioni diametralmente opposte a quella del Marraioli, qui si deve condividere e gioire perché (come Barbetta) Vient e Voria richiama subito un’altra bottiglia.

Il viaggio nel Sannio

Antica Masseria Venditti

Passare un paio d’ore con Nicola Venditti è come fare un viaggio nel tempo del nostro amato Sannio. Ci sono tante storie e tanti aneddoti che per ragione di spazio non ho potuto raccontare  ma se siete amanti del vino non potete non concedervi una visita all’Antica Masseria Venditti.

Nicola parla del suo passato con fierezza e, nonostante la voce pacata ed il tono talvolta austero, si ha l’impressione di trovarsi di fronte ad un vero e proprio estimatore della terra e delle tradizioni. Ogni tanto il suo fare serioso è squarciato da un sorriso bonario e dall’ironia tagliente ma Nicola è fatto così, mite ed appassionato, mai banale. Come i suoi vini!

Consiglio di bere i vini di Antica Masseria Venditti con “The Silence” dei Manchester Orchestra in sottofondo, un crescendo malinconico di atmosfere e pathos, ideale per valorizzare una grande bevuta, fidatevi!