Birrificio Tsunami, l’onda Rock che parte da Ceccano

Ceccano-Birra, un binomio storico che oggi non guarda più alle multinazionali ma si affida al talento e all'iniziativa di giovani imprenditori, che amano il luppolo fin da quando erano ragazzini.

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

La maggior parte dei mastri birrai che ho conosciuto lungo il mio cammino sono persone che da ragazzi hanno iniziato a “giocare” con il kit della birra fatta in casa, poi da cosa nasce cosa, la passione diventa qualcosa di più grande e nasce poi il birrificio.

C’è invece chi il mestiere di mastro birraio lo vuole fare fin da ragazzo, non ci pensa proprio al kit della birra fatta in casa e passa direttamente ad una progettazione a lungo termine: fare della birra il punto cardine della vita.

Tsunami ma con le basi solide

La storia del Birrificio Tsunami di Ceccano ha basi solide proprio perché il punto di partenza era chiaro: “Abbiamo puntato sulla birra fin da ragazzi, è una progettazione che va avanti da tanto tempo e che negli ultimi anni ha visto finalmente la nascita e la crescita del birrificio“.

Domenico, proprietario  di Tsunami mi accoglie nel birrificio con un boccale pieno e parla al plurale, perché quest’avventura è opera di 4 persone: “I soci che mi accompagnano in questo progetto sono Diego Fiacco ed i gemelli Marco e Paolo Stirpe. Quando parliamo di progetto parliamo del nostro passato e del nostro futuro; abbiamo iniziato a pensarci dai primi anni 2000, abbiamo viaggiato tanto, visitato i più grandi birrifici d’Europa, dalla Germania al Belgio, siamo andati ad imparare dai migliori e abbiamo fatto diversi esperimenti prima di poter dire di aver fatto una birra tutta nostra

Cerevisia Vetus, dalla birra al pub

Nel 2008 l’acquisto di un mini impianto per iniziare a fare le prime cotte, il primo vero step concreto per portare un birrificio artigianale a Ceccano: “Dopo aver viaggiato e studiato tanto ci siamo messi sotto con gli esperimenti, abbiamo fatto tesoro anche dell’esperienza di Diego perché il padre ed il nonno hanno lavorato per anni nell’azienda Carlsberg proprio qui a Ceccano. Abbiamo fondato un’associazione culturale e fatto uscire le nostre prime bottiglie a nome Cerevisia Vetus“.

Fabrateria Vetus, nome che evoca il passato millenario di questa terra, mettici la birra ed il gioco è fatto, il tributo è compiuto.

La produzione Tsunami

Ma Cerevisia Vetus è più di un gioco di parole, perché negli anni è diventato un pub: “Il pub è stato ed è tutt’ora una parte fondamentale del nostro percorso perché tramite la ristorazione ed il contatto con il cliente abbiamo potuto constatare in modo diretto il giudizio sulle nostre birre nel corso degli anni. E poi ha ampliato notevolmente le nostre conoscenze, abbiamo confrontato le nostre birre con tante altre che serviamo nella nostra batteria, insomma abbiamo srotolato il tappeto per Tsunami

Un capannone per i FabFour

Un vecchio capannone commerciale poco fuori la città è il luogo dove oggi i nostri FabFour producono quella che solo qualche anno fa era la birra Cerevisia Vetus.

“Il pub è stato si un trampolino di lancio ma per la birra volevamo staccarci dal quel nome per dare due diverse identità a due realtà che comunque possono camminare in parallelo; Cerevisia Vetus però è un pub e resta qui, in Ciociaria, mentre Tsunami parte da qui ma vogliamo che arrivi molto lontano“.

Gli impianti di produzione

Le basi per farlo ci sono tutte, perché i ragazzi sono davvero competenti, come si dice in gergo è gente che ne capisce“. Poi ho visitato il birrificio e le mie aspettative sono state superate di gran lunga: attrezzatura professionale, ingredienti selezionati, attenzione ai particolari, controllo delle temperature, impianti per la purificazione delle acque, ampia e luminosa sala degustazione atta a divenire.

Insomma c’è tanta carne al fuoco. 

Birra, secchi, Monty Python e Metal

Lo so, a questo punto vi è venuta sete e vi starete chiedendo: “Quando si beve?“. Il bello di questa rubrica è che voi lettori continuate a chiedervelo ad ogni articolo, io invece bevo, perché sono professionale, talmente professionale che Tsunami oggi produce ben cinque birre (anche se in cantiere ci sono altre creature in lavorazione) ma io ne assaggio tre, così ho una scusa per tornare ed assaggiare poi le altre!

Hoppy Fish

Hoppy Fish è la birra che ci da il benvenuto e molto probabilmente è la birra che dovrebbe dare il benvenuto ad ogni brindisi che si rispetti: schietta, immediata, diretta.

Conquista in primis l’etichetta, il pesce luppoloso con camicia a fiori e cresta appunto di luppolo e dietro il maggiordomo dalle braccia lunghissime. Chiaro omaggio a “Il senso della vita” dei Monty Python.

Nel boccale si presenta di colore giallo paglierino, non troppo torbida,  la schiuma è piuttosto persistente. La cosa che più mi colpisce di questa birra sono le note agrumate, presenti e nette al naso ma anche quando la bevi, secca ed amarognola nel finale. Domenico me l’ha servita in pinta ma credo che questo sia il bicchiere sbagliato, io berrei Hoppy Fish direttamente da un secchio, perché va giù come acqua fresca, perché ti da soddisfazione,  perché è obbligatorio berne a secchiate!

Mellon Golden Ale

Ho visto cose che voi umani…tipo Gandalf il Grigio che brinda con un boccale di birra davanti alle porte di Durin del regno nanico di Moria. No, non ho le visioni, non sono ubriaco (non ancora!), ho semplicemente descritto l’etichetta di Mellon Golden Ale, la birra che richiama all’amicizia, alla condivisione di un momento, un pranzo, un picnic.

Secondo i creatori è la birra conviviale per eccellenza ma mi permetto di sottolinearne anche il gusto ed una certa complessità. Bevibilità facile ma anche un bel mix di profumi e sapori che la rendono piacevole anche per una bevuta rilassata ed in solitaria.

Un tantino più scura rispetto alla Hoppy Fish,  Mellon Golden Ale si distingue per i suoi sentori erbacei, mentre in bocca dominano le note di malto, a volte hai la sensazione di sentire proprio l’amido, la crosta di pane. Fresca e ruffiana, una birra piaciona ma assolutamente non banale.

Zipa American IPA
La Zipa

Felicissimo di assaggiare questa birra, qui si va sul personale, qui i livelli si alzano in maniera siderale e la bottiglia ancora non è stata stappata!

So di condividere questa euforia anche con Giovanni, bassista, amico, fedele compagno di mille scorribande sul palco e sui banconi dei locali (più banconi che palchi!), che oggi mi ha accompagnato, sempre dalla parte giusta della barricata, quelli dei sollevatori di boccali!

Questa birra è Heavy Metal, Zipa è la forma contratta di Zombie Ipa e l’etichetta è un colpo al cuore per noi immarcescibili metallari: lo Zombie in questione ricorda molto Eddie, la mascotte storica degli Iron Maiden, con il cranio formato da un cespuglio di luppolo stilizzato ed una t-shirt con la scritta “Hop The Irons”. Geniale!

Bellissimo il colore, ambrato, vivo. Naso complesso ma vivido, nette le note agrumate e di frutta tropicale, in bocca è una meraviglia, rotonda e cremosa, il malto domina, il finale amarognolo e lungo. Decisa, equilibrata ed elegante, proprio come un assolo di Adrian Smith. Una birra che può conquistare chiunque, anche i non amanti delle artigianali.

Tsunami experience

Per questa visita mi fermo qui, mi tengo stretta la curiosità di assaggiare le altre birre di Tsunami quando finirà la pandemia e potrò godermi anche le specialità gastronomiche di Cerevisia Vetus, oggi ahimè aperto solo per l’asporto.

Ma le birre a casa si possono continuare a bere, quindi cercate sti baldi giovani sui social e regalatevi una Tsunami Experience, la primavera incombe e il frigo va riempito!

Grazie a Marco, Paolo, Diego e Domenico, il mio cicerone di oggi, consiglio di bere le birre Tsunami con Wrathchild degli Iron Maiden in sottofondo, questa volta non poteva essere altrimenti!

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