I cabernet in gara: vince la collaborazione tra i produttori

La gara tra le migliori cantine della zona in cui si produce il Cabernet di Atina doc. Al di là dei vincitori, il successo è la collaborazione tra i diversi produttori. Il segnale dell'Istituto Agrario di Alvito.

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Non sono stato il primo pincopallino a parlare di Atina Doc. Tutt’altro. Da “ultimo arrivato” ho raccontato qualche bella storia e mi sono augurato, insieme ad un manipolo di virtuosi produttori ed amanti del territorio, che l’occasione del ventennale della Doc Atina potesse portare una ventata di freschezza e nuove idee per programmare gli anni a venire (leggi qui Cabernet di Atina, vent’anni di eccellenza). 

I vini in concorso

Al futuro e alla valorizzazione delle proprie eccellenze stanno lavorando ormai da tempo figure come Patrizia Patini, enogastronoma e titolare del ristorante Le Cannardizie ad Atina. Insieme al Comune di Atina ed al Consorzio di tutela dell’Atina DOC, in collaborazione con associazione IRIS, Centro Studi S.S. Atina, Istituto Agrario di Alvito, Pro Loco di Atina e Pro Loco di Alvito, hanno organizzato un premio da assegnare alle migliori cantine della zona.

Il tutto inserito in una giornata di eventi. Che ha permesso ad appassionati e turisti di visitare le 23 cantine che hanno partecipato alla kermesse, assaggiare i loro vini  e degustare le prelibatezze della val di Comino nei ristoranti convenzionati. Nel pomeriggio poi una giuria composta da esperti, enologi e sommelier, ha analizzato e giudicato i vini in gara nelle diverse categorie. 

I vini premiati e gli sforzi da fare

A fare incetta di premi è stata la Cantina Cominium, che si è aggiudicata il premio con il miglior vino rosato, il miglior rosso ed il miglior Cabernet Atina Doc Riserva. Miglior Bianco è stato riconosciuto il Bianco delle Chiaie della cantina Palombo

La premiazione si è tenuta nel palazzo ducale di Atina. E non è stata un semplice esercizio di auto consacrazione. Al contrario.

Il Palazzo Ducale di Atina

Nel ricordare le figure storiche di Pasquale Visocchi e Giovanni Palombo e nel constatare comunque gli enormi passi avanti fatti nell’ultimo decennio, ci si è anche confrontati con una verità che non deve far male per forza. Anzi. “Ci sono eccellenze in Val di Comino, ma la strada da percorrere è ancora tanta, bisogna migliorare ancora tanti aspetti nel trattare il vino. Questo va fatto tramite un lavoro di squadra, c’è bisogno che i produttori si parlino, si incontrino, ci vuole il confronto di idee, altrimenti la zona difficilmente potrà competere a livello nazionale. Tuttavia le sensazioni di stasera sono più che positive“: non ha dubbi il presidente di giuria Antonio Di Spirito. Non è uno qualunque: giornalista, enogastronomo, recensisce vini per Guida dell’Espresso, Cucina e Vini, Luciano Pignataro Wine blog. 

Che il brainstorming tra i vignaioli sia essenziale lo ribadisce anche Enrico Rossi, giovanissimo presidente del Consorzio di tutela dell’Atina DOC, pronto a mettere il suo impegno ed entusiasmo a disposizione “della causa”. 

La ricerca Oncologica

Gli fa eco Patrizia Patini che già ad inizio 2019 aveva iniziato a fare appello all’unità. «Serate come queste servono a noi tutti: produttori, vignaioli, ristoratori e semplici appassionati. Al di là dei vincitori e vinti, fare squadra è essenziale. Lo dobbiamo a Pasquale Visocchi e Giovanni Palombo, ai loro sforzi e alle loro idee».

Il Cabernet di Atina © Tonino Bernardelli

«Ci teniamo particolarmente anche all’altro aspetto nobile della serata che non dovrebbe mai essere sottovalutato: il costo del biglietto per la degustazione serale dei vini viene devoluto totalmente all’associazione IRIS che si occupa di ricerca oncologica». Chapeau!

Quale Futuro?

Il passato riecheggia ed è tributato a dovere, l’unione sembra esserci, i vinti si complimentano con i vincitori, i vini sono più che buoni, alcuni davvero eccellenti. Segnalo il rosato vincitore, La Casetta di Cominium, Cabernet Sauvignon in purezza, uno dei pochi vini in degustazione che non avevo mai assaggiato, una chicca davvero.

Dunque quale futuro ci si aspetta? A mio parere il punto più importante della serata è stato quello in cui si è rimarcata la collaborazione del territorio con L’istituto Agrario di Alvito. Il futuro deve necessariamente partire dai quelli che il futuro dovranno farlo proprio. La “cantera” della Valle di Comino si è cimentata nella produzione di 3 vini orgogliosamente esposti in sala (e non aperti…eravamo troppi Sigh!) uno dei quali particolarmente importante perché si tratta di un passito di Maturano, storico vitigno autoctono che sta ritrovando nuova ribalta negli ultimi anni.

Insomma, stavolta i giovani che fanno vino non  sono i figli di viticoltori che portano avanti le aziende di famiglia ma sono studenti: si parte dalla scuola e questo è il bene più prezioso che possa cullare un territorio. 

I vini prodotti dall’istituto Agrario di Alvito

Un brindisi dunque ad Atina Doc, ad un ventennale che deve necessariamente avere il sapore del rilancio e della consapevolezza di se stessi. Intanto la prima edizione è archiviata con successo, ci vediamo nel 2020!

Consiglio di leggere queste righe con un buon calice di Atina Doc e “Here I Go Again” dei Whitesnake in sottofondo, il pezzo giusto che ti fa ricordare il passato e ti proietta con decisione al futuro.