Viaggio in provincia di Caserta alla scoperta di uno dei vini più antichi e buoni come il Falerno Massico. La storia dell'azienda Santoro che ha puntato forte su questo prodotto riscuotendo grande successo
Musica nello stereo e nuova tappa vitivinicola, questa volta in provincia di Caserta, alla scoperta di storia e terre di confine. E bevendo il vino degli antichi romani. Attraversare un territorio storico per la viticoltura italiana è sempre un’emozione forte, farlo con la giusta musica alla radio è una goduria!
Niente finestrini aperti e vento tra i capelli, la calvizie incipiente non mi permette di raccontarvi bugie, ma Wasted Sunset dei Deep Purple in macchina e tra le vigne funziona, eccome se funziona!
Ager Falernus

Oggi mi metto in viaggio con mio fratello in una delle nostre classiche scorribande da sommelier assetati. Passare tra le vigne di Falciano del Massico in Provincia di Caserta ti proietta con la mente alle radici della viticoltura italiana, quante volte avete sentito dire che “il Falerno è stato il primo vino d’Italia”?
Ebbene la storia si perde nei millenni, qui alle pendici del monte Massico l’uva si coltiva da più di duemila anni, storici e scrittori ne hanno tessuto le lodi. Il poeta spagnolo Valerio Marziale ne parlava come “il miglior vino ai suoi tempi conosciuto, l’immortale Falernum”.
Anche Virgilio nelle Georgiche ammette che nessuno dei migliori vini da lui bevuti poteva competere con esso. Pure Orazio, Plinio, Catullo e Cicerone decantarono le lodi di questo vino. La fama del vino Falerno era nota in tutto il mediterraneo, si sono trovate anfore che contenevano questo vino in Gallia, in Spagna e a Cartagine.
La famiglia Santoro

Parlando di questo contesto storico stappiamo una bottiglia di Falerno del Massico e immergiamoci in due storie, quella millenaria della viticoltura locale e quella della famiglia Santoro. Quest’ultima è giovane in confronto agli oltre duemila anni dell’uva locale ma comunque 33 vendemmie iniziano ad essere un bel numero.
È del 1993 infatti la nascita di Cantina Santoro, per volontà del capostipite della famiglia Pasquale che, con l’aiuto del figlio Michele, trasformano e ammodernano i vecchi vigneti di famiglia. Tra questi un vigneto ultracentenario a piede franco in località Orazio, situato nel cuore della D.O.C. Falerno.
Sfuso ma di qualità

Dunque nel 1993 la prima vendemmia, uve ricche e di qualità: “All’inizio il nostro intento era quello di rimettere in carreggiata le vigne e fare il vino un po’ per tutti i palati, sfuso ma sempre di qualità”. A darci il benvenuto in azienda è Michele con suo figlio Giosuè, che ci accolgono in piena mattinata già col calice pronto… Bene, è tempo di colazione.
Primitivo in purezza, Falerno come si faceva una volta. Il vino in zona piaceva e parecchio pure quindi, passo dopo passo, si arriva al 2003: “In quell’anno abbiamo fatto uno step ulteriore, una tappa importante per la nostra crescita e la definizione di ciò che siamo diventati, abbiamo sfidato noi stessi e abbiamo finalmente ottenuto la certificazione di azienda produttrice di Falerno del Massico DOC, con l’uscita della prima etichetta imbottigliata, il Casavaratta”.
Crescita e conferma

L’azienda cresce e negli anni vengono impiantati anche vigneti per fare il Falerno bianco (Falanghina) e poi nel 2008 l’inizio della produzione di Orazio: “La prima annata di Orazio è uscita nel 2010 ed è un orgoglio per noi perché le vigne sono molto antiche, hanno più di 150 anni e ci hanno permesso di fare un prodotto davvero eccellente, un primitivo in purezza che rappresenta l’essenza del territorio”.
Oggi l’azienda Santoro è una realtà conosciuta e radicata, gli ettari vitati sono otto ed è dello scorso anno una nuova versione del Falerno Bianco, a rimarcare la tradizione ma anche il dinamismo e la voglia di sperimentare anche quando si ha uno spirito classico.
I vini dell’azienda Santoro sono riconoscibili ed identitari, non rivoluzionano il mondo del Falerno del Massico ma ne conservano tradizione e piacevolezza di bevuta. Sia che vi approcciate al Primitivo o alla Falanghina troverete profumi di Campania, quella interna, baciata dal sole e dai terreni argillosi e vulcanici.
Orazio, il saggio dal piede franco

Primitivo che trova la sua espressione dicevamo in Casavaratta e Orazio ed è proprio su quest’ultimo che vorrei soffermarmi: vigne di 150 anni a piede franco, antiche e resistenti, le uve sono raccolte a mano con cura e di solito la vendemmia avviene nell’ultima settimana di settembre, a volte si sfora ad ottobre, dipende dalle annate. Poi la macerazione avviene in serbatoi di acciaio a temperatura controllata con follature giornaliere, affinamento in serbatoi di acciaio a temperatura controllata per 8 mesi.
Seguono ben 16 mesi in piccole botti di rovere francese. Orazio non è un vino propriamente estivo ma io (come sempre!) me ne frego delle convenzioni e lo vedo benissimo in una fresca serata di inizio agosto in compagnia di amici e di una gran bella grigliata. Il classico Falerno del Massico da uve Primitivo con tutti i crismi: piacevolezza, eleganza, carattere. Colore rosso rubino molto intenso, al naso rose selvatiche, amarene e ciliegie. Il sorso è avvolgente, i tannini morbidi ed eleganti, discreta la persistenza. Il vino di punta dell’azienda che si beve con una facilità esagerata.
Ho promesso alla famiglia Santoro di tornare a breve perché nuove etichette sono all’orizzonte, magari controcorrente parleremo dei bianchi in pieno inverno. Chissà.



