Protagonista della storia è una varietà di uva autoctona del Frusinate che tante soddisfazioni sta dando ai viticoltori locali. Una masterclass su un vino di qualità che si è svolta a Cassino presso il Santo Bevitore Bottega, a cui hanno preso parte alcuni produttori della zona, ristoratori, importatori, distributori e semplici appassionati
La storia di oggi parla di vigne ma non si va in vigna. Stavolta si sta seduti a parlare e degustare il Maturano, parlando con chi lo produce e chi lo serve. Si parla di qualità e coraggio quando in realtà si dovrebbe parlare di qualità e normalità. Si parla di vini del Basso Lazio e del perché sia sacrosanto puntare su di essi e molto stupido non farlo.
Tutto inizia con una storia. Stavolta però non è una storia classica, di donne e uomini che sudano nei campi e tra le vigne. O meglio, in parte lo è ma arriva dopo. La storia in questione è una di quelle dei social, la classica storia di Facebook e di Instagram. Un reel dove appare il sottoscritto vittima di un agguato dopo aver degustato diversi calici.
Essendo per mestiere abituato a stare dietro l’obiettivo trovarmici di fronte mi mette un certo imbarazzo, ma quando vengo colto in flagrante per rispondere ad una domanda non potevo glissare con un semplice “No comment”! Mi si chiede semplicemente: “Com’è stata la serata?”. Risposta secca: “Una serata che doveva esserci”, semplice. Poi vabbé, supercazzole come se piovessero ma la cosa importante è quella.
Maturano Masterclass

E cosa importante è che le storie sui social spariscono in 24 ore e con essa le supercazzole (alleluia per me) mentre la serata in questione lancia temi, afferma concetti e resta scolpita nella mente di chi vuole bene al mondo vitivinicolo del Frusinate. Protagonista della storia, quella vera, è l’uva Maturano, varietà autoctona del Frusinate che tante soddisfazioni sta dando ai viticoltori locali. Che ne conoscono bene le potenzialità, le peculiarità e la sfida di coltivarlo.
L’autunno è in pieno svolgimento, le vendemmie sono concluse ed è quindi tempo di bilanci e confronti. La “serata che doveva esserci” è stata una masterclass sul Maturano che si è svolta a Cassino presso il Santo Bevitore Bottega, alla quale hanno preso parte alcuni produttori della zona, ristoratori, importatori, distributori e semplici appassionati che hanno partecipato in maniera attenta ma anche decisamente interattiva.
Un confronto rilassante e conviviale ma importante per il territorio perché ha raccolto opinioni e sensazioni non solo sul protagonista della serata ma anche – soprattutto – per spostare il focus sulla viticoltura locale e l’imprenditoria ad essa collegata. Rimarcata infatti l’importanza di avere i vini locali nei ristoranti e nelle enoteche, prediligere i vini artigianali e quelli delle piccole aziende. Un discorso che dovrebbe essere normale ma che ahimè normale nel basso Lazio (ancora) non lo è.
Scelte naturali ma non troppo

Il fulcro del discorso è stato questo: i vini laziali sono buoni, hanno una storia secolare, ma il fatto che “dovrebbe essere normale” per un oste avere il vino locale si rivela essere in zona una scelta coraggiosa, quasi rivoluzionaria. Perché ci sono ancora tanti che non ci credono, c’è ancora chi dice “per la nostra cucina abbiamo fatto un discorso solo con i vini francesi”. Ebbene, non ci siamo.
Su questa rubrica non troverete mai un detrattore delle scelte commerciali altrui, ma non puntare sui vini del territorio è sintomatico di scarsa conoscenza. Questo è il gap che serate come queste cercano di ridurre e la strada è quella giusta, i vini del territorio sono eccellenti e complementari alla cucina locale. Lo step successivo è colmare quel gap facendoli diventare competitivi. Come? Sapendoli raccontare, con serate “che devono esserci” come questa.
Il Maturano che sorprende

Alcuni hanno sottolineato che spesso il problema non è l’oste ma la domanda, il cliente che si ostina a chiedere Chianti Classico in Ciociaria (esempio a caso, ma mica tanto!), ebbene il cambiamento come per ogni cosa deve essere culturale, bisognerebbe patire dalla base. Ma, a parziale consolazione, io direi che stavolta la base c’è, si parla di vini di qualità senza pensare necessariamente alle denominazioni o ai nomi altisonanti. La base è nella storia, nel suolo, nelle conoscenze tramandate, la storia del vino locale è il Maturano. Che sorprende e non poco.
I vari Maturano in degustazione ci hanno fatto parlare e confrontare: Palazzo Tronconi, I Ciacca, Fra i Monti, DsBio, Vitivinicola Cioffi (i produttori di Ciociaria Naturale che lavorano il Maturano) hanno presentato la loro versione di questa straordinaria uva. Croce e delizia per i viticoltori perché sa essere una brutta bestia, è una varietà molto delicata in campo perché è molto suscettibile alle malattie funginee e tra la fioritura e l’allegagione soffre di cascola (perde molti acini). Per questi motivi ha rese molto basse ma regala enormi soddisfazioni al calice.
E, soprattutto, regge alla grande la sfida dell’invecchiamento, abbiamo degustato alcune bottiglie di 9/10 anni e ancora non vengono scalfite dal passare del tempo. E dopo questa bella degustazione si ritorna al principio di questo articolo, con una intervista/agguato che è piena sì di supercazzole ma che conferma l’assunto principale: che questa serata doveva esserci. E che serata.



