Il Maturano è sangue, terra e memoria: Ciacca torna a Picinisco per custodire un tesoro

Figlio di emigrati scozzesi, nipote di un sopravvissuto alla tragedia dell'Arandora Star, Cesidio Di Ciacca è tornato in Valle di Comino per dissodare i terreni abbandonati dai suoi avi e far rinascere il Maturano, vitigno bianco documentato dal 1595. Un atto d'amore verso le radici, la memoria e un territorio che merita di essere raccontato.

Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

Il Maturano è un atto d’amore: “Allora Marco, i Ciacca sono una serie di case, di edifici, che esistevano ed esistono da secoli, una famiglia vissuta qua per almeno 500 anni, perché i registri di battesimo della chiesa qua a Picinisco lo dicono chiaramente…

La musica già è partita nella mia mente perché già le parole di Cesidio sono di una musicalità pazzesca, iniziate a mettere su un disco degli MBL (Musicisti del Basso Lazio, se non sapete chi sono vi meritate Pupo!), la canzone ve la scrivo alla fine. Perché stavolta il viaggio è temporale, di cuore e di territorio. E poi il suo italiano con forte accento scozzese racconta di anime migranti alla ricerca di connessioni col passato, con legami di sangue e terra.

I Ciacca e il recupero dell’identità

Uno dei vigneti dei Ciacca

Cesidio dicevamo, già un’istituzione del maturano in quel di Picinisco: “Questa zona e queste case sono da sempre conosciute come i Ciacca. Probabilmente viene dal verbo acciaccare, perché la roccia di queste case ha creato in queste parti un terreno di argilla pienissimo di pezzi di calcio.”

I Ciacca sono il presente della viticoltura in Valle di Comino e l’azienda guidata da Cesidio Di Ciacca ha ancorato le sue radici proprio nei terreni vicino le case abbandonate dai suoi avi, emigrati in Scozia: “Mio padre è nato proprio qui, poi è andato in Scozia e io sono nato e cresciuto lì, però il richiamo delle origini è stato molto forte, siamo tornati a Picinisco, all’origine dei Ciacca e abbiamo ripulito tutti i terreni per ripartire da dove tutto si è interrotto”.

Arandorastar, Picinisco e nonno Cesidio

Un ritorno che sa di richiamo, di giorni belli, felici e spensierati. Di estati piciniscane, di tradizioni ancora vive ma anche di ricordi amari, non solo per la famiglia Di Ciacca: “Mio nonno si chiamava Cesidio, mi hanno dato il suo nome, purtroppo ha trovato la morte in una delle pagine più assurde e drammatiche della storia locale”.

Era sulla nave britannica Arandora Star nonno Cesidio quel 2 luglio del 1940, quando al largo della costa nord-ovest dell’Irlanda, fu colpita da un siluro lanciato dal sommergibile tedesco U-47. Una strage di civili che costò la vita di centinaia di persone: “Una tragedia per lui ed altri 22 piciniscani per non parlare di altri 100 della Valle di Comino. Uno shock per tutti noi, una storia che ha unito molto la comunità dei piciniscani in Scozia perché a perdere la vita ci furono anche molti scozzesi”. Un abbraccio ideale tra due terre lontane che hanno visto partire e ritornare i loro figli in un intreccio di storie vissute e spesso interrotte. Come quella di Cesidio.

Viticoltura bio, come quella della nonna

Ma cosa si è interrotto decenni fa? Vite e sogni, speranze e lavoro. Ovviamente la vita contadina e la viticoltura che qui ha una storia secolare: “Siamo in un posto meraviglioso, la valle di Comino, l’ inizio del parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Sappiamo con certezza che qui l’uva si coltiva da secoli, che il Maturano si coltiva da secoli. C’è una relazione del Duca d’Alvito datata 1595, in cui si può leggere che Picinisco produce il migliore vino della contada – non contrada – contada. Si parla di un vino bianco, sottile, che dopo un anno è ancora più buono e più amabile. È interessante perché questa è la descrizione proprio del Maturano! E noi siamo i custodi di tutto questo, abbiamo il dovere di portare avanti questa storia, per la famiglia e per il territorio”.

Essere però un custode di una tradizione e di un territorio comporta rispetto: “Ho trovato dei video brevi di mia nonna che controllava le uve, ma poi tutto è stato abbandonato una cinquantina di anni fa. Abbiamo ripulito tutto, ripiantato le vigne e oltre 200 alberi di frutta, la nostra viticoltura è biologica ed estremamente rispettosa del territorio, siamo servi e schiavi della natura, esattamente come facevano i miei nonni decenni fa, nessun pesticida”.

Nostalgia, Filosofia e quella giusta canzone

Cesidio Ciacca

Oggi Cesidio è qui e vuole restarci, ha puntato forte sul Maturano e lo lavora in diverse modalità, per esaltarne le caratteristiche e far capire a tutti che questo vitigno deve trainare la viticoltura locale. Perché il Maturano, come abbiamo sempre detto in queste pagine già da anni, è altamente competitivo. Certo va lavorato bene e non è facile farlo ma ha caratteristiche davvero notevoli. E quella voglia di invecchiare bene che trova conferma negli assaggi che Cesidio ci ha proposto. E sì perché oggi abbiamo assaggiato due declinazioni di Maturano molto interessanti, entrambi del 2019.

Nostalgia 2019 ha  una foto di gruppo sull’etichetta, in bianco e nero tra i presenti c’è nonno Cesidio e questo vino racchiude tutto il sentimento che c’è alla base del concetto dell’azienda, imprenditoria si ma valorizzazione e ricordo per tramandare la “mission Ciacca”. Le uve sono raccolte a mano, poi pressatura soffice, fermentazione spontanea e lenta, che non supera i 18°C e dura oltre 20 giorni. Il vino viene poi lasciato riposare sulle fecce fini per 9 mesi e poi un altro anno in bottiglia. Questo è stato imbottigliato circa sei anni fa a da allora non ha perso un colpo, anzi. I riflessi dorati nel bicchiere sono molto accentuati. Naso di miele e frutta secca spalancano le porte ad un sorso deciso ed elegante, ancora fresco ed estremamente equilibrato. E quanto dura al palato, decisamente e piacevolmente lungo.

La purezza in… Filosofia

Filosofia, anche qui siamo nel 2019, Maturano in purezza macerato sulle bucce per 10 mesi in vasche di cemento quindi pressato e svinato. Il vino pressato riposa in cemento per 3-4 mesi prima dell’imbottigliamento e affina per 24 mesi prima della commercializzazione. Ma cosa ci dicono tutti questi anni e la lunga macerazione? Che ci troviamo di fronte ad un vero e proprio orange wine, con aromi speziati ed esotici, con marcate note agrumate. Sorso che sprigiona eleganza e sapidità, leggerissimi i tannini ma comunque presenti e anche in questo caso c’è una piacevolissima persistenza.

Assaggiare i vini di Cesidio ti riconcilia con il territorio. Il suo maturano regge la sfida del tempo  come la scommessa della famiglia Di Ciacca, quella di recuperare i decenni perduti e diventare custodi di un tesoro. E questo vuol dire impegno, fierezza e partecipazione attiva. E vuol dire soprattutto ricordo: delle calde estati in Valle di Comino, delle scorazzate in campagna, della nonna che osserva le vigne, della migrazione e immigrazione, dei sogni infranti e di quelli belli che ci saranno…nel segno della nostalgia di chi non c’è più e non ha potuto vedere la Contrada Ciacca oggi.

“…partiti dall’ Italia, con la speranza nel cuore 

in un attimo fuggì tutto, la vita, i sogni, l’amore.

Ottocento innocenti sparirono nel mare 

con questa canzone, li voglio ricordare.

Davanti agli occhi, passò tutta la vita

poco più di mezz’ora l’agonia era finita, 

in tutti i paesi, quindi anche nella mia Ciociaria 

tante lacrime versate per quelle vite spazzate via.

Ovunque il risveglio con suoni di campane, 

corre la notizia nelle città italiane, son spariti in ottocento

negli abissi del mare, la loro storia bisogna ricordare…”

La giusta canzone è proprio Arandora Star