Santa Severa, il Lazio assaggia il futuro: anche i vini che non esistono ancora

Via ad "Assaggia il Lazio”: nel castello di Santa Severa anche i vini del futuro. Quelli che Arsial sta sperimentando in vista dei grandi cambiamenti climatici. E poi...

Cin cin a calici levati per la prima serata di “Assaggia il Lazio”: al Castello di Santa Severa non soltanto degustazioni e cooking show ma anche i vini sperimentali di Arsial che provano a rispondere al cambiamento climatico. Benvenuti nelle bevute del futuro.

Di festival del gusto se ne organizzano tanti. Ma non capita spesso che il vino servito nel bicchiere non si possa comprare. Questa sera a Santa Severa è successo alla prima delle nove serate di “Assaggia il Lazio”, la rassegna promossa da Regione Lazio e Arsial che fino al 27 settembre trasformerà il complesso affacciato sul mare in una vetrina delle eccellenze agroalimentari regionali. La novità, però, non è soltanto nel panorama. È nel calice.

Il vino che arriva dal laboratorio

L’assessore regionale all’Agricoltura Giancarlo Righini

Tra i protagonisti della serata inaugurale ci sono stati infatti i vini sperimentali dell’Azienda dimostrativa Arsial di Velletri, presentati nella prima masterclass dedicata ai vitigni autoctoni e resistenti, insieme a Giovanni Pica di Arsial e a Costantina Vocino, fondatrice di Vino Sapiens.

La particolarità è che si tratta di etichette non ancora commerciali, nate dalle attività di ricerca sviluppate da Arsial insieme alle università del Lazio. In pratica: il pubblico ha potuto assaggiare il futuro della viticoltura laziale prima che finisca sugli scaffali.

Un’idea che ribalta il copione delle classiche degustazioni, dove normalmente si racconta il passato di un vino. Qui, invece, si racconta quello che potrebbe diventare.

Tre weekend, cinque province

La manifestazione proseguirà per tre fine settimana – dall’11 al 13, dal 18 al 20 e dal 25 al 27 settembre – costruendo un percorso attraverso le cinque province del Lazio.

Il Cortile delle Barrozze è diventato il punto d’incontro tra produttori, cuochi e visitatori, con un programma diviso in tre grandi filoni: “I Pascoli e la Storia” per salumi e formaggi, “Vigne e Uliveti” dedicato a vini e olio extravergine e “Grani e Farine”, dove protagonista è tutto ciò che nasce da pasta, pizza e panificazione.

Accanto alle degustazioni trovano spazio il Food Village, l’Enoteca regionale, l’Oleoteca e persino una sezione dedicata alla mixology, dove cocktail e distillati provano a raccontare il Lazio con un linguaggio diverso da quello della tradizione.

Dal Bellone al Maturano

Anche il percorso enologico guarda all’identità del territorio. Dodici cantine accompagneranno il pubblico in un viaggio che attraversa il patrimonio ampelografico regionale, dal Cesanese al Bellone, dalla Malvasia puntinata al Moscato di Terracina, fino all’Aleatico e al Maturano. E se la prima serata ha acceso i riflettori sui vitigni resistenti, i prossimi appuntamenti porteranno il racconto ancora più avanti.

Il 18 settembre la Malvasia puntinata verrà osservata attraverso i diversi versanti del Vulcano Laziale, mentre il 25 settembre si parlerà di vini a ridotto tenore alcolico e delle tecniche agronomiche studiate per mitigare gli effetti del cambiamento climatico sulla vite.

Il gusto come ricerca

Alla fine il messaggio è piuttosto chiaro: “Assaggia il Lazio” non prova soltanto a mettere insieme produttori, cuochi e territori. Prova a dimostrare che anche la ricerca può avere il sapore di un calice. E che, ogni tanto, il modo migliore per capire dove sta andando il vino italiano è assaggiarne uno che, ufficialmente, ancora non esiste.