Se l’amore per il vino sta nella Loggia del Cavaliere (Nunc est bibendum)

Una storia partita da lontano. Di riscoperta delle origini. E di ritorno alla terra. La scommessa di Milena Pepe, sulle tracce del padre e delle sue tradizioni. La storia della Tenuta del Cavaliere. E dei suoi straordinari vini

Marco Stanzione
Marco Stanzione

Non invitatemi mai a bere...

La storia di Milena Pepe ha dell’incredibile, una vicenda fatta di scelte drastiche e di assoluto coraggio. Questa settimana vi racconto di quello che considero un vero e proprio atto d’amore per la propria terra d’origine.

Ci troviamo a Luogosano, un paesello di poco più di 1000 anime in provincia di Avellino, nel cuore pulsante dell’Irpinia vitivinicola. Milena invece è nata a Bruxelles da madre belga e padre, Angelo Pepe, originario proprio di Luogosano. Nel cuore pulsante d’Europa è cresciuta, seguendo le orme del padre:

Milena Pepe

Sono nata e cresciuta a Bruxelles ma sono sempre stata abituata ad una vita frenetica e piena di attività, mio padre aprì il suo primo ristorante in Belgio, “Il Sogno D’Italia” proprio nel 1979 l’anno della mia nascita. Durante gli anni del liceo, ho sempre lavorato il sabato e la domenica al ristorante di mio padre, dove mi occupavo dell’accoglienza ai clienti, del servizio in sala e della contabilità”.

La mia vita era divisa tra scuola, scout, catechismo e corsi vari, tra cui quello di fiammingo. In estate mi recavo per 2 settimane al campo linguistico a Bruges, poi a Leeds o Cambridge per imparare l’inglese, per 2 settimane con i boyscout ed infine, altre 2 settimane in Italia. La mia vita era sempre piena di attività

Gli anni passano e Angelo Pepe diventa il Cavalier Pepe, viene insignito dell’Onoreficenza dall’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro “per meriti sul lavoro, per le sue qualità morali, per il suo attaccamento al lavoro e per l’alta professionalità” e i ristoranti aperti in Belgio diventano sei.  

Pazzia, astuzia e coraggio

Perché dunque lasciare Bruxelles per Luogosano? Ai più sembrerebbe una pazzia ma in realtà l’idea di Milena iniziava a prendere forma e la sua creatura iniziava a plasmarsi nella mente, tornare nei luoghi d’origine di suo padre e raccogliere la sua passione primordiale, la vigna.  Siamo nel 2003, anno della svolta, dopo la laurea in Marketing e Managment Milena incoraggiata dai racconti del padre sui ricordi d’infanzia e sulle vigne in Irpinia decide di lasciare il Belgio e trasferirsi a Luogosano per dare nuova linfa ai poderi di famiglia.

Non è stata una scelta facile, può sembrare azzardata, ma l’ho fatto con coscienza ed amore, amo il vino e tutto quello che ci gira intorno. Potevamo far gestire le terre a terze persone invece ho deciso di  metterci anima e corpo. Non è stato però un colpo di testa, ho ponderato tutto e ho fatto i miei studi, mi sono preparata per fare questo lavoro al meglio delle mie possibilità”. In effetti avere una terra di famiglia e disponibilità economica non vuol dire automaticamente successo, la storia di Milena insegna che i risultati vanno inseguiti e costruiti, la determinazione e la preparazione sono fondamentali. 

Provenza e Borgogna

Milena Pepe

Prima di cimentarmi in quest’avventura  ho frequentato il corso di Marketing del vino a “l’Universitè du Vin” a Suze-la-Rousse in Provenza. Per 3 mesi ho lavorato presso “le Domaine Chapoutier” a Tain l’Hermitage, un’eccellente cantina situata nel cuore della DOC francese, vocata alla produzione del Syrah. Durante quell’anno mi sono concentrata sulla tecnica della degustazione e sono stata a stretto contatto con i produttori ed ho appreso il loro lavoro. Poi  il corso di Viticoltura ed Enologia a Macon-Davayé in Borgogna per approfondire gli aspetti tecnici e per imparare a gestire un vigneto e condurre le vinificazioni

In quel periodo ho iniziato ad adattarmi alla vita di un piccolo paese,  vivevo a Solutré, 200 abitanti, ho scelto questo liceo viticolo immerso nei vigneti, un posto ideale per affrontare il corso di chimica, agronomia ed enologia. È stato molto difficile, perché ero completamente spaesata in una realtà agricola con studenti che erano già specializzati in materia, erano quasi tutti figli di produttori. Poi essendo una ragazza belga e bionda i miei colleghi di banco  mi chiamavano Barbie”.  

Ma Milena non si perde d’animo, si rimbocca le maniche, studia e raggiunge tutti i livelli di conoscenza dei propri compagni ed inizia a fare la gavetta presso “Domaine La Janasse” a Chateauneuf-du-Pape, in una famiglia di produttori di alto livello che l’assumono  come stagista in vigna ed in cantina.

La consacrazione

La tenuta Cavalier Pepe

Ed ecco finalmente l’Irpinia, sono passati due anni e si comincia nel 2005 con la prima vendemmia targata Tenuta Cavalier Pepe. Ma la strada è ancora in salita: “Lavoravo notte e giorno, non uscivo mai, nemmeno per andare a prendere un caffè, questo perché la cantina era la mia priorità e dato che non avevo altri dipendenti -al di fuori di quelli che si occupavano della vigna- ero il “tuttofare” dell’azienda, mi districavo tra la cantina e l’ufficio, occupandomi della creazione delle bottiglie, delle etichette, delle brochure (in italiano, inglese e francese), del sito, delle vendite e della contabilità”.

Ho dovuto imparare tutto, veramente tutto, perché non conoscevo la realtà irpina e come si gestisse un’azienda in questo territorio ed ero sola perché mio padre era in Belgio. Fortunatamente io e mio padre ci siamo affidati a persone giuste che negli anni ci hanno aiutato ed affiancato”.

Al Vinitaly

Ma i risultati di tanto duro lavoro non tardano ad arrivare, la squadra cresce, gli ettari da lavorare aumentano,  i vini  della tenuta sono apprezzati, si affinano anno dopo anno e l’abilità di Milena nel gestire il marketing con gli addetti ai lavori è sorprendente. Questo ho potuto verificarlo di persona, ho conosciuto Milena al Vinitaly 2015, e già dallo stand si poteva notare la professionalità, degustazioni per tutti, operatori qualificati e ospitalità degna. Milena si districava con disinvoltura con buyers provenienti da ogni parte del mondo, parlando ora inglese, ora francese e, ovviamente, italiano con un forte accento belga!

Ho iniziato li a conoscere i vini dell’azienda, ricordo ancora il primo assaggio di “Bianco di Bellona” Coda di Volpe con pochi eguali. Poi quando ho avuto l’enoteca nella mia carta di vini ho voluto fortemente il Taurasi “Opera Mia”, un vero e proprio gioiello della Tenuta che ho fatto apprezzare a molti clienti, nessuno mi ha dato torto. Mi ritrovo dopo qualche anno a far visita alla cantina e devo dire che le nuove annate in commercio non fanno altro che confermare la crescita in qualità e personalità.

Taurasi e Taurasi

Il vigneto di Coda di Volpe

La degustazione è completa, assaggiamo i bianchi, ritrovo con piacere la Coda di Volpe, assaporo “Refiano” il Fiano di Avellino e mi godo un “Nestor” Greco di Tufo 2018 veramente notevole. Volevo però focalizzare la mia e la vostra attenzione sui due vini di punta dell’azienda, il Taurasi DOCG “Opera Mia” ed il Taurasi Riserva DOCG “La Loggia del Cavaliere”. Così vicini, così diversi, potremmo descriverli in questo modo  perché in effetti è Aglianico Irpino in purezza, entrambi ottenuti dalle migliori selezioni delle uve della tenuta tra i comuni di Luogosano e Sant’Angelo all’Esca a circa 450 metri s.l.m..

Le differenze però sono sostanziali, partono dalla vigne, le più pregiate della tenuta, le vigne menzione Carazita, Pesano, Piergolo e Brusineta: la macerazione  sulle bucce nella lavorazione di “Opera Mia” si protrae per circa 20 giorni. Dopo la fermentazione, affina in barriques di rovere francese per 12 mesi, in vasche di cemento per altri 24 mesi ed infine per almeno 12 mesi in bottiglia.

La vendemmia per “La Loggia del Cavaliere” parte abbastanza tardi, i primi giorni di Novembre, con le uve più sane e mature, la macerazione sulle bucce dura di più,  circa un mese, con rimontaggi e follature manuali. Affina in barriques di rovere francese per 24 mesi, per altri 24 mesi in vasche d’acciaio ed infine per almeno 12 mesi in bottiglia.

Così uguali, così diversi

Cavalier Pepe, cassetta di vino Opera

Le differenze si palesano subito, basta guardarli nel calice per capire: entrambi rosso rubino con riflessi granata, Opera Mia ha un colore più vivace e limpido nonostante i quasi 7 anni alle spalle (annata 2013); La Loggia del Cavaliere (annata 2011) è impenetrabile, profondo, cupo. Al naso sono entrambi intensi, il primo molto immediato e ruffiano con i suoi sentori di frutta rossa e frutti di bosco maturi, amarena e mirtillo, il secondo è decisamente più complesso, nel vero senso della parola, mantiene una certa austerità e distanza, si apre con molta lentezza, dopo diversi minuti iniziano i sentori fruttati, poi aumentano le note balsamiche, ma anche cuoio e legno tostato. In bocca il discorso non cambia, le sensazioni e differenze che abbiamo visto e odorato sono le stesse al palato, avvolgenti, pieni e di grande eleganza, persistenti ed equilibrati.

Sgombriamo subito il campo, la qualità di entrambi è elevata, sta a voi scegliere se farvi sedurre in modo immediato o volete concedervi del tempo per essere conquistati sorso dopo sorso. Opera Mia ha il pregio di mantenere freschezza e vitalità anche dopo anni, non sente l’età, si mantiene giovane, bello ed appariscente. Invece la Loggia è il saggio silenzioso, rigoroso e burbero, non vuole stare al centro dell’attenzione perché sa di essere grande e non ha bisogno di mostrarlo, vuole solo più tempo, esige calma e concentrazione, poi ti abbraccia e non ti lascia più. 

La Loggia del Cavaliere

La Loggia del Cavaliere mi ha ricordato uno dei miei dischi preferiti, “A Deeper Kind of Slumber” degli svedesi Tiamat, band che è partita dal metal per approdare con gli anni ad un sound molto dark e ispirato dai Pink Floyd più psichedelici. Quell’album, uscito nel 1997, era ed è molto difficile, un sound intimo e claustrofobico, mi ci volle più di un anno per capirlo, poi non mi ha lasciato più. Consiglio dunque di bere La Loggia del Cavaliere in solitudine, ascoltando “Phantasma Deluxe” e perdersi nei pensieri. Esperienza mistica!