Giorgia sul Time: la fine della profezia antifascista

Cosa significa Giorgia Meloni sulla copertina dell'edizione 'mondo' di Time. Ha raggiunto una nuova dimensione politica in Europa, superando la caricatura del fascismo. Oggi è vista come una figura forte e conservatrice, integrata in un nazionalismo atlantista, suscitando discussioni sulla sua visione identitaria.

Carlo Alberto Guderian

già corrispondente a Mosca e Berlino Est

Fine della favola. Da ora in poi si dovrà cambiare libro e racconto: una narrazione è arrivata al capolinea. La copertina dell’edizione Mondo di Time dedicata a Giorgia Meloni – con il titolo “Where is she taking Europe?” – è una linea di confine. Non perché ci dica qualcosa di sconosciuto sulla presidente del Consiglio ma perché ci dice quanto sia cambiato lo sguardo dell’Occidente su di lei. E di riflesso, anche su di noi.

Giorgia Meloni non è più (solo) un caso italiano. È un fenomeno politico europeo, osservato e studiato, a tratti ammirato, sicuramente non più temuto nel modo caricaturale in cui veniva descritto nel 2022, quando salì a Palazzo Chigi tra grida apocalittiche sul ritorno del Duce in tailleur.

Time, la fiamma e la farsa

Giorgia Meloni

Ora invece la stampa americana la racconta come una leader determinata, preparata, persino lucida nel suo conservatorismo. Una che difende Zelensky senza riserve, che tiene testa a Trump senza farsi travolgere, che arriva con le sue famose schede in mano a ogni vertice, pronta su tutto, come una studentessa modello del liceo Mameli. Le viene attribuito un nuovo nazionalismo, populista, nativista e pro-Occidente ma fedele all’Europa e all’Alleanza atlantica: è questa la dimensione politica che Tome traccia di Giorgia Meloni.

Dove sta la notizia? Forse proprio qui: il fascismo non è arrivato, e nemmeno il golpe. È arrivata invece una forma di nazionalismo atlantista, identitario ma non isolazionista, che in molti – fuori dal circuito polemico italiano – cominciano a considerare come la nuova norma e non più l’eccezione.

Giorgia Meloni a tavola con Donald Trump

Sì, è vero: Meloni racconta con civetteria zodiacale il suo Capricorno e con un pizzico di cinismo la fiamma del MSI (“forse è per quello che mi ci sono unita: l’incendio di casa”). Ma la verità è che di quella simbologia resta poco, se non nei loghi e nei nemici della domenica. Perché oggi Meloni è il capo di un governo pienamente integrato in Europa, che vota aiuti a Kiev, che tratta con Biden, che si astiene dal gridare “patria o morte” nei consessi internazionali. Un post-fascismo molto più post che fascismo.

Un nazionalismo nuovo (e ben confezionato)

Chi voleva ridurre tutto alla caricatura dell’Italietta fascistoide ha sbagliato categoria storica. E ora – complice anche la cronica debolezza dell’opposizione – si ritrova disarmato. Perché l’immagine che Time proietta nel mondo è esattamente l’opposto della narrazione interna: una donna forte, ma non ideologica. Populista, ma non sgangherata. Conservatrice, ma non regressiva.

Giorgia Meloni ed Emmanuel Macron al G7 in Canada

Certo, Meloni dice cose che fanno discutere: il richiamo all’identità “da ricostruire a qualsiasi costo” suona, per molti, come un segnale d’allarme. Ma qui si apre un altro fronte: quello della sfida culturale e politica, non del processo alle intenzioni. È lecito non condividere il suo progetto, è doveroso criticarlo quando serve. Ma non si può continuare a usare etichette prefabbricate per evitare il confronto.

Quello che sta accadendo – e che il Time fotografa bene – è che la premier italiana ha normalizzato l’anomalia. Non ha deragliato. Non ha spaccato l’Europa. Non ha sfidato le istituzioni. Ha governato – con errori, certo – ma anche con una sorprendente continuità istituzionale. E questo la rende una figura oggi più solida di molti leader europei.

È ora di cambiare spartito

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Meloni non è immune da critiche ma non può più essere trattata come un’aberrazione da rimuovere. È un pezzo stabile del panorama occidentale. E questa copertina – come lo fu per Berlusconi, Monti, Salvini – non la canonizza, ma la riconosce come uno snodo del nostro tempo.

Il punto ora è: chi ha voglia di giocare sullo stesso piano? Con idee alternative, non anatemi. Con programmi credibili, non solo allarmi. Perché Meloni può essere battuta – come tutti – ma non sarà sconfitta da chi ancora combatte fantasmi del passato invece di leggere ciò che sta accadendo sotto i nostri occhi.