Da Fiuggi ad Alatri, passando per Sora e Anagni, la politica locale vive una stagione di alleanze trasversali e cambi di campo continui. Più che eccezioni, diventano la nuova regola del potere amministrativo.
Se fosse un rally, lo chiamerebbero testacoda. Se fosse una seduta psichiatrica, diagnosticherebbero la schizofrenia. Ma siamo in politica, e siamo in provincia di Frosinone. Chiamatela come meglio credete. Noi ci mettiamo lo spettacolo, voi accomodatevi dalla parte della tribuna dove vi viene più spontaneo fare il tifo.
Questa settimana, però, il circo ha dato il meglio di sé. Almeno tre numeri di rara bellezza che raccontano un clima del tutto nuovo. O forse antico quanto la politica stessa ma portato oggi a una temperatura che scioglie ogni freno inibitorio, ogni residuo di pudore ideologico, con la disinvoltura serena di chi sa che ormai non c’è più niente da nascondere.
Baccarini e il comunista in giunta

Partiamo da Fiuggi, dove il sindaco Alioska Baccarini — Fratelli d’Italia, per chi avesse perso il filo — ha appena completato un’operazione che meriterebbe almeno una menzione d’onore nei manuali di politica applicata. La sua maggioranza consiliare torna a quota dodici dopo la tumultuosa uscita di Marina Tucciarelli.
Il nuovo innesto si chiama Marco Risica: già candidato sindaco alle comunali del 2023 con la lista del PCI, successivamente approdato a Sinistra Italiana. Un esponente della sinistra radicale che entra nella squadra di un sindaco di destra con un pacchetto di deleghe di tutto rispetto: edilizia popolare, politiche del lavoro, formazione professionale, rigenerazione immobiliare, relazioni sindacali.
Baccarini, va riconosciuto, non è nuovo alle imprese. Sul piano amministrativo può legittimamente intestarsi il recupero dal fallimento di Acqua e Terme di Fiuggi, l’affidamento della gestione a Leonardo Maria Del Vecchio, il rilancio del teatro comunale, la riapertura della piscina olimpionica affidata all’avvocato Emanuele De Vita, la Spa pubblica assegnata al gruppo Casinelli. La definizione del contenzioso sul centro sportivo nazionale di Capo i Prati. Un curriculum che, in tempi normali, basterebbe e avanzerebbe.
Ma evidentemente Baccarini non si accontenta del piano amministrativo. Vuole anche quello politico. E sul piano politico, portare un militante della sinistra radicale nella sua maggioranza è, oggettivamente, un capolavoro di equilibrismo che avrebbe fatto applaudire persino Andreotti.
Sora, Alatri e il triplo salto mortale
Ma Fiuggi non è un caso isolato. È la norma, declinata in varianti locali di crescente creatività.

A Sora, il sindaco Luca Di Stefano ha affidato deleghe — Affari Generali, Protezione Civile, Patrimonio, Valorizzazione della Montagna — al consigliere Lino Caschera, leghista, che per quasi cinque anni aveva occupato i banchi dell’opposizione. Ora entra nella maggioranza con un suo gruppo civico. Una maggioranza nella quale siedono esponenti iscritti al Partito Democratico. Nessuno si è strappato le vesti. Nessuno ha chiesto spiegazioni. E nemmeno è uscito. Certo, Caschera è entrato dopo avere ammainato il vessillo ed essersi vestito pure lui da civico come tutti gli altri. Ma se fino all’altro giorno a Sora governava un cartello civico con il Pd, oggi non è più così. Ma si è andati avanti, con la placida efficienza di chi considera queste cose normale amministrazione. (Leggi qui: Provincia, la mossa della Lega: Di Stefano candidato e partita aperta).

Ad Alatri, invece, si è consumato quello che in ginnastica artistica si chiamerebbe triplo salto mortale con avvitamento. Dario Ceci è stato tra i promotori della coalizione di centrodestra che ha eletto il sindaco Maurizio Cianfrocca. Per quattro anni gli è stato contro, criticandone la gestione con il vigore di chi non ha niente da perdere. Ora nel suo movimento Patto Civico entrano il consigliere Umberto Santoro — ex Lega — e Martina Gatta — ex Alatri Bene Comune, per giorni a un passo dall’adesione al Carroccio — e Ceci si ritrova a trattare un posto in giunta con lo stesso sindaco del quale ha detto peste e corna per un quadriennio intero.

Sul fronte opposto, Fabio Di Fabio — storico vicesindaco PD, sconfitto alle scorse elezioni proprio da Cianfrocca — dopo quattro anni trascorsi a predicare la purezza identitaria del Partito, ora che si avvicinano le elezioni impone una coalizione trasversale aperta anche ai pezzi civici di centrodestra che non stanno con Cianfrocca. La coerenza, evidentemente, è una virtù stagionale.
Il modello che nessuno vuole chiamare col suo nome
La verità, però, è che questo trasversalismo selvaggio ha una logica interna che vale la pena riconoscere, invece di fingere scandalo. Guardate Ferentino e Veroli o anche la stessa Sora: esponenti di centrosinistra e centrodestra hanno ammainato i rispettivi simboli e si sono uniti in progetti di tipo schiettamente amministrativo. La linea di confine è tracciata davanti all’ingresso del municipio: dentro si fa amministrazione, fuori in sezione si fa politica. Una divisione netta, quasi cartesiana, che ha il merito della chiarezza.

Nella vicina Anagni, il sindaco Daniele Natalia — dirigente provinciale di Forza Italia — ha praticamente fagocitato l’intera opposizione, lasciando sul banco degli avversari un solo consigliere solitario, mentre tutti gli altri sono migrati nella sua maggioranza, da sinistra a destra, da nemici irriducibili ad amici fraterni, con la naturalezza di chi ha sempre saputo che le ideologie finiscono dove cominciano i lavori pubblici.
I contrari dicono che così il cittadino non ci capisce più nulla. La realtà è che il cittadino ha capito benissimo. E quei progetti trasversali li vota. Il consociativismo era una bestemmia negli Anni 70, nessuno può più invocarlo come peccato da quando Lega e M5S hanno governato insieme e dopo una bevuta al Papeete Salvini si è trovato a letto con un grosso mal di testa mentre i grillini andavano a fare il governo con il Pd. Il quale non ha minimamente gridato allo scandalo ma si è comodamente sistemato a Palazzo Chigi.
La realtà con cui confrontarsi
È chiaro che se il dibattito politico non parte da queste evidenze, il rischio è di ritrovarsi come la Chiesa di fronte alla questione se sotto le lenzuola l’unica finalità ammessa fosse la procreazione: un po’ antistorico.
In Italia i Partiti cambiano i militanti più spesso di quanto i militanti cambino i Partiti. Ed è per questo che il Paese va avanti, nonostante tutto.



