Il ministro, l’ex senatore e la lente che un Paese di vecchi punta sulle donne

Il legame spesso letale fra denatalità e misoginia di un Paese dove perfino i notabili usano un linguaggio “masculo”

Piero Cima-Sognai

Ne elegantia abutere

Sembra esserci una sorta di abbraccio fangoso fra denatalità del nostro Paese e misoginia latente, anche al netto delle aberrazioni che non conoscono caselle di anagrafe. E che restano quel che sono: distorsioni culturali che affondano radici marce nell’humus della sopraffazione “dovuta”. E che producono morte violenta, dolore, umiliazione e disparità percepita a mo’ di scudiscio nell’universo femminile.

Gli ultimi giorni, quelli che hanno preceduto questa Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza sulle Donne, ci hanno offerto alcuni spunti interessanti. Soprattutto in ordine alle terribili difficoltà di andare ad agire su quel concetto così nobile ma ancora così aleatorio: “eliminazione”.

Preambolo ovvio ma doveroso: eliminare un fenomeno deleterio per il sistema complesso della società in cui attecchisce è opera molto più complessa dell’affidarsi alla Norma che reprime le manifestazioni cupe del fenomeno stesso. Quelle epifanie sono solo foraggio per cronaca nera e giudiziaria.

Più cultura che Legge

Nei Paesi civili ed armati di tigna vera l’eradicazione è sempre culturale, e nel caso dell’Italia – in particolare – ci sono ostacoli più o meno censiti che rappresentano una sorta di “upgrade” in negativo. Noi siamo il posto che ospita l’epicentro di un cattolicesimo che per due millenni e passa ha additato la donna come sacello di guai.

Da noi le donne votano dalle amministrative del 1946. Siamo la Nazione che, per battage mainstream, ha coltivato per decenni il culto di una sorta di “mascolinità mammona” per la quale se un uomo tradisce è “cacciatore”, mentre se a tradire una donna costei è un mignottone.

Last but not least, noi siamo un Paese di e per vecchi. Che legame c’è fra la denatalità di un posto che ormai patisce un way of life geriatrico ad ogni livello e la generale mancanza di rispetto per l’universo femminile?

Quando comandano i vecchi

Foto: Lucidwaters / Can Stock Photo

E’ abbastanza evidente: il legame sta nella assoluta prevalenza – persistenza, dovremmo dire – di modelli culturali ancora attivi in società che rimandano a categorie maschili il cui modo di pensare si è formato quando, ad esempio, il delitto d’onore era ancora sancito dal Codice penale. Spiacevole ribadirlo, ma il divario Nord-Sud non ha affatto aiutato.

Cerchiamo di spiegare meglio: i modelli culturali di una Nazione tendono ad evolvere di pari passo con la predominanza sociale delle nuove generazioni, che arriva (piaccia o meno) a discapito di quella delle generazioni precedenti. Se però la catena si interrompe o si inceppa i modelli culturali vetusti restano.

Non sedimentano più in quella casella di nostalgia narrativa per la quale tra l’altro noi attribuiamo alle persone molto avanti con gli anni la saggezza (il che non è sempre vero, Zavattini diceva che “l’età non produce saggi, ma vecchi”).

Il modello che resiste al tempo

Carlo Nordio (Foto: Carlo Lannutti © Imagoeconomica)

No, quel modo di pensare il mondo resta in piedi a discapito della storia che avanza, e finisce poi che a pochi giorni da una Giornata simbolo e monito di quotidianità ti arrivano… Carlo Nordio e Vincenzo D’Anna.

Il primo, classe 1947, cioè 20enne in zona Maggio Parigino che evidentemente si è perso, ha recentemente approfittato della Conferenza internazionale di alto livello contro il femminicidio per sciorinare la solarità prog dei suoi concetti.

Spiegando che esiste “una sedimentazione anche nella mentalità dell’uomo, del maschio, che è difficile da rimuovere perché è una sedimentazione che si è formata in millenni di sopraffazione, di superiorità.

Nordio e il “subconscio genetico”

Vero assai, ma bastava lasciarla così. Nordio invece si è voluto superare ed ha impalcato uno spiegone-crasi a metà strada fra Darwin e Freud.

“Quindi anche se oggi l’uomo accetta e deve accettare questa assoluta parità formale e sostanziale nei confronti della donna, nel suo subconscio il suo codice genetico trova sempre una certa resistenza.

Tralasciamo per un momento l’orripilanza del concetto in sé ed il probabile refuso di lessico di un altro rappresentante delle istituzioni che su un tema rovente si è spiegato malissimo.

La forma mentis che non va via

Le scarpe rosse simbolo della lotta alla violenza sulle donne

Il dato è un altro: il dato è che quando sei un over 70 non è tanto determinante il fatto che puoi confonderti.

E’ cardinale il fatto per cui una certa forma mentis non ti abbandona, e se sei uomo investito di un ruolo che porta il pensieri personali a spandersi sulla società allora il danno è maggiorato, perché fa mainstream.

Idem dicasi per l’ex senatore Vincenzo D’Anna, che ha 74 anni suonati.

D’Anna e la cottura delle mogli

E che in merito alla vicenda di Valentina Pitzalis, gravemente ustionata e sfigurata dalle fiamme nel 2011 grazie al tentato femminicidio da parte del suo ex, altro non ha trovato di meglio da fare che commentare a margine di un pezzo sui social del Corsera sul fatto.

Commentare così: “Perché c’è a chi piace cruda ed a chi cotta la moglie”. Quel senso di possesso malcelato, quella sottesa accettazione dell’imperio del “masculo” sulla “femmina” non abbandonerà mai certi fenotipi etici umani, tanto da farli anche incazzare se qualcuno si indigna.

D’Anna infatti ha replicato alle critiche per la sua uscita barbara.

Dominanza letale

Così: “C’è gente che legge ma non comprende, né l’ironia né il sarcasmo – afferma nel post in cui risponde alle critiche -. La mia risposta era alla domanda che poneva la sventurata signora che avrebbe voluto chiedere al defunto marito perché l’avesse ridotta in quel modo dandole fuoco”.

“A parte la ingenuità della domanda posta, la mia risposta era sarcastica. Ma un esercito di moralisti semi analfabeti si è indignato. D’Anna ha promesso una lettera di scuse, pare, ma il danno resta, perché è un sintomo.

Perché fra i tanti problemi che si frappongono fra quella parola, “eliminare” la violenza sulle donne con uno scatto in avanti del Codice Penale con neologismi assolutori ed il suo reset culturale c’è anche questo: la dominanza di un Paese vecchio che non sa abdicare dal peggio che produsse quando vecchio non era.