Latina, la provincia “cattiva”: il nostro male profondo

Dopo il barbaro caso dell'indiano lasciato morire con un braccio amputato ora arrivano gli arresti nella seconda città della provincia. C'è un male profondo nel quale sta precipitando un intero territorio

Lidano Grassucci

Direttore Responsabile di Fatto a Latina

Una cappa nera sta sulla provincia di Latina: la vicenda dell’indiano lasciato morire con un braccio amputato, vicenda disumana, fa il paio con arresti nella seconda città della provincia e suo polmone economico, Aprilia. (Leggi qui: Associazione mafiosa, arrestato il sindaco di Aprilia).

Pare di essere qui in un mondo a parte, in una altra parte di mondo. Latina era ai margini della storia, lo è stata per secoli, protetta dalle sue paludi. Ora? Ora il tempo fermo è diventato terra di conquista e siccome nessuno amava la terra che non c’era ora tutti ne approfittano, girano dentro la logica del denaro.

Il gigante ed il topolino

Il sindaco Lanfranco Principi messo ai domiciliari

Personalmente sono certo che dalla vicenda di Aprilia ne usciranno verità che ne ridimensioneranno la portata, il gigante partorirà il topolino. Ma resta la narrazione, resta appiccicata a questa realtà la sua visione fosca. Si fosca, di un posto dove non la legge ma anche i valori umani sono assenti, cancellati.

Eppure qui si pensava, San Tommaso pensava, a come dimostrare oggettivamente l’esistenza di Dio. Di un Dio che salvava. Questa provincia passa dalla contemplazione, dalla riflessione alla occupazione alla dittatura del denaro.

Leo Longanesi propose di sostituire nel tricolore la scritta “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”. Voleva usare come motto l’espressione “Tengo famiglia“. Io credo che a Latina e provincia il motto sia “quanti soldi hai in tasca? Niente, allora non capisci niente“, frase di Santino Palumbo uno che Latina l’ha costruita letteralmente.

Qui non conta etica privata, religione, etica pubblica, qui pare che non abbiamo fatto neanche il catechismo. Qui non contano i santi ma i ricchi comunque sia.

Il sapere rende ricchi

La biblioteca di Montecassino

A Cassino fanno una università per la Fiat certo ma anche e prima per quei monaci che da lì hanno pregato, lavorato e riprodotto a mano il sapere d’Occidente. Sapevano che il sapere rende ricchi non l’avere che rende cattivi. A Latina l’università è idroponica e non ha neanche cercato le radici ed è rimasta “decentrata”. I fatti, anche di cronaca, non si leggono con il moralismo peloso ma con la coscienza critica. Qui non dobbiamo cercare alibi ma capire cosa di sbagliato abbiamo noi.

Un garantista come me, poi, difende Caino dalle false coscienze interrogandosi se di Caino c’è anche qualcosa in me e non mi assolvo.