L’ultima guerra è quella alla Democrazia: e noi siamo al centro del mirino

L’onda nera del populismo soffia sull’Europa: da Putin a Trump, da Vannacci a Le Pen, l’assedio alle democrazie è globale. Un gioco sporco, senza regole, che cancella memorie e macerie. E l’Europa è il bersaglio finale.

Alessio Porcu

Ad majorem Dei gloriam

Una mattina mi sono svegliato…

Una mattina, all’improvviso, ci siamo svegliati: catapultati un’epoca nella quale il potere non vuole più essere limitato. L’epoca della forza che non accetta opposizione, della menzogna che diventa dottrina. Dall’Ucraina a Gaza, dalla Georgia a Lampedusa, passando per Washington, Parigi e Berlino, lo schema è lo stesso: la Democrazia non è più il fine ma l’ostacolo. E come tale va smontata. Un bullone alla volta. Un editto alla volta.

Non è più solo un vento nero: è un uragano globale. Una mutazione genetica dell’autoritarismo che non ha più bisogno del colpo di Stato. Gli basta il voto: senza più Marce su Roma o Notti dei Lunghi Coltelli. Gli basta la paura. Gli bastano leader che hanno letto Orwell al contrario: non per capire l’incubo ma per copiarlo.

Putin lo fa con i carri armati e i droni. Xi Jinping col silenzio dei miliardi. Netanyahu col sangue e la sabbia. Trump con la risata strozzata di Kimmel e l’editto servito in diretta social. Tutti accomunati da un’ossessione: eliminare il dissenso. Non ridurlo, non confutarlo: eliminarlo. Con ogni mezzo.

Noi nel mirino

Foto © Denis Lomme / EU

E l’Europa? È il bersaglio grosso. L’ultimo baluardo. Il punto più alto e più fragile della Democrazia moderna. Per questo la vogliono abbattere. Dall’interno e dall’esterno. Come? Con le quinte colonne.

In Italia abbiamo Vannacci, Salvini, Conte. In Francia Le Pen e Mélenchon, in Germania l’AfD, in Inghilterra l’eterno Farage. Tutti diversissimi, tutti simili: tutti votati alla demolizione controllata dell’edificio europeo. In nome del popolo, s’intende. Ma sempre con la dinamite in mano.

E guai a chi osa dubitare. Il metodo? Quello di sempre: deformare, distorcere, calunniare. Se sei contro, sei woke. Se pensi, sei radical-chic. E se osi dire “Bella ciao”, diventi complice morale di un omicidio. Se chiedi diritti, sei un pericolo pubblico.

Democrazia senza memoria

Le macerie di Cassino (Foto: Collection if the National WWII Museum 2002.337.524)

La memoria? Rimosso sistemico. Gli ultimi testimoni della guerra muoiono e con loro sparisce il vaccino più efficace contro la follia bellica: il ricordo. Chi non ha vissuto le bombe crede siano come quelle dei videogiochi: virtuali, reversibili, spettacolari. E invece no. Gaza non è Call of Duty. Bucha non è un trailer. Sono macerie vere, con famiglie vere, vite vere sepolte sotto. Buoni e cattivi, ricchi e poveri: le bombe, per quanto intelligenti, non hanno mai fatto selezione.

Un clic sul pulsante e dopo un paio di secondi finisce in polvere e calcinacci quello in cui fino ad un attimo prima ospitava famiglie, con le loro vite e la loro quotidianità: la rata del mutuo da pagare, gli amici da invitare a cena, la macchina da cambiare, i figli che non vogliono fare i compiti. Giù tutto. Senza distinzione. Cancellati insieme alla loro storia.

Il nuovo (dis)ordine mondiale

Il brindisi tra Trump e Putin (Foto Japan Gov. P.O.)

E allora ecco che si torna indietro. Trump benedice Putin. La NATO si riarma. L’Europa si stringe nei denti la paura di diventare di nuovo terreno di conquista. Ma stavolta non basteranno gli americani con le loro portaerei e le loro stecche di cioccolata. Perché ora loro stessi hanno lasciato il tavolo: non conviene più. Anzi: l’Europa è diventata una concorrente che si è messa a produrre e vendere in proprio, tanto e bene al punto da doverla limitare con i dazi.

Con l’Europa di oggi sparirà quel mercato che tanto dava fastidio agli americani, ci sarà da ricostruire e da armare: a questo serve il via libera dato da Donald Trump a Vladimir Putin, a riportare gli orologi della storia ai tempi della cortina di ferro, nei quali qui producevamo se gli Usa mandavano le loro fabbriche e stavamo tranquilli perché c’erano le loro portaerei che pagavamo con la nostra sovranità limitata. E va bene se ogni tanto al Cermis un pilota imbecille per fare il fighetto butta giù una funivia ammazzando altri innocenti. Manco lo hanno arrestato.

La guerra è prepotenza: non c’è Diritto, non c’è Pietà, non c’è asilo nel quale chiedere rifugio. Perché non è una guerra su pellicola: nel mondo reale i primi obiettivi sono gli ospedali, gli acquedotti, le centrali elettriche. Obiettivi civili perché sono i civili da sottomettere, con il loro modello di libertà che non piace ai nuovi signori del mondo. Chiedetelo a Mostar e le sue macerie, a Srebrenica ed i suoi 9mila morti uccisi a sangue freddo, che non avevano colpa se non quella di essere nati lì. Che colpa avevano i Gazawi se non quella di essere nati in una striscia di fronte al mare sulla quale ora vogliono costruire una spiaggia per il nuovo turismo del nuovo mondo?

Mentre l’acqua entra nel Titanic

E qui da noi? In Italia ci si balocca col presidenzialismo e con le magliette nere del nuovo ridicolo duce padano che ha appena tolto le stellette e si prepara a prendere le redini del Carroccio. Mentre intorno a lui guarda attonita un’opposizione ridicola ed evanescente, incapace di mettersi d’accordo al suo interno, figuriamoci quali speranze poteva avere di rimettere in piedi il Paese: professionisti della scissione. Anche loro si sono arruolati tra i nemici della Democrazia: invece di ascoltare, capire, sintetizzare e trovare un compromesso preferiscono dividersi e fare un altro micro Partito per imporre il loro prezzo, altrimenti non vinco ma ti faccio perdere.

Il tutto, mentre il premierato inchioda il Paese a una maggioranza blindata, i salari crollano, i prezzi volano, e si grida al complotto woke ogni volta che finisce il pane. Si spaccia per trionfo la promozione di Fitch: chi ha pagato il conto è la gente ma non lo sa.

Il vero complotto contro la Democrazia

Giorgia Meloni

In realtà il vero complotto è questo: spegnere le luci dell’Europa, per far brillare meglio le tenebre dell’autoritarismo. E nessuno — né Meloni, né Scholz, né Macron — sembra avere il coraggio di difendere fino in fondo quella che è ormai diventata la nostra trincea: Bruxelles.

Sì, l’Europa è lenta, impopolare, grigia. Ma è anche l’unica cosa che ci separa da un mondo in cui la democrazia sarà un ricordo da studiare nei musei, come la Magna Charta o l’Impero Romano. E a quel punto sarà tardi. Per votare, per parlare, per resistere. Sarà tardi persino per capire. E avremo perso tutto: diritti, dignità, libertà.

Altro che videogame: stavolta, se si spegne lo schermo, non ricomincia nessuna partita.