Il suicidio di un adolescente ed il possibile, terribile innesco: le vessazioni continue nei confronti di un ragazzino talentuoso
Si capirà, col tempo si capirà se Paolo, il 15enne di santi Cosma e Damiano con nonni a Cassino morto suicida il primo giorno di scuola, sia stato effettivamente la vittima dell’ennesimo sconcio legato al bullismo: bullismo sistematico di chi lo avrebbe preso di mira per anni.
Il fatto che la Procura della Repubblica di Cassino abbia avviato una serie di verifiche certosine per accertare quel terribile profilo penale offre la certezza che questa tragedia non resterà insoluta. E la offre per un motivo semplice e proceduralmente granitico.
Reato che lascia tracce

Il bullismo, quando va in epifania col suo carico di fango, è mediamente un reato individuabile per tabulas senza quell’approssimazione procedurale che spesso porta la Legge a non coincidere con la Giustizia. Perché il bullismo si nutre della sua stessa boria cafona, pascola nell’esibizione spocchiosa del suo sé incivile. E nel mondo di oggi lascia molte più tracce di quando arriva a mettere inferni nelle vite degli altri. Sul web, nei social, nelle memory degli smartphones e nelle testimonianze di chi il bullismo lo ha visto all’opera ma non ha voluto estirpare la pianta.
Non a caso, oggi il Procuratore della Repubblica di Cassino Carlo Fucci ha disposto la trasmissione alla Procura dei Minori. Il sospetto è che il ragazzo sia stato in qualche modo spinto al gesto estremo e verifiche sono in corso anche su suoi compagni. I carabinieri stanno anche accertando quale sia stato l’atteggiamento della scuola, se le segnalazioni fatte dalla famiglia siano state protocollate, se sia stato attivato il protocollo contro i fenomeni di bullismo e chiesto un supporto psicologico e dei Servizi Sociali.
Fenomeno sistemico
Attenzione e riflettiamo: se ed ove Paolo fosse stato oggetto di atti di bullismo, secondo quando denunciato dai suoi, la sua sarebbe stata una storia tremenda e dal timing lungo. In casa hanno parlato di una denuncia presentata ai carabinieri e di quindici segnalazioni per episodi di bullismo per tutelare il ragazzo. Raccontano di derisioni, umiliazioni, aggressioni per la sua corporatura mingherlina e perché “troppo sensibile“, per i capelli che amava portare lunghi. Paolo che cercava un suo equilibrio suonando la batteria ed il basso anche in pubblico, andava a pesca con il padre trovando in quelle piccole cose un po’ di tranquillità. Perché secondo le segnalazioni il giovane avrebbe trovato aguzzini in quasi ogni parte del suo percorso scolastico.
Il che ci dice una cosa: che il bullismo è un fenomeno, non l’aberrazione occasionale in cui incappi quando incontri la combriccola di incivili che proprio non ti doveva capitare.
In ogni nostro figlio c’è un bullo latente pronto a scattare e fare branco appena fiuta il diverso, insomma. E’ come se fosse una questione di stimoli ed è come se il catalizzatore unico fosse quella mezza oncia di “diversità” percepita come crepa utile che titilla una cultura sciacalla ormai incistata.
Niente più musica
E se non estirpi quella pianta, come assunto culturale, non come singolo episodio, arriva la tragedia. Non se non lo fai prima che essa diventi rigogliosa e capace di far accarezzare la morte come unica soluzione possibile.
Si capirà, se la morte di un 15enne amante della musica e studente diligentissimo, sarà stata il frutto di angherie, vessazioni ed atteggiamenti che pare lo abbiano accompagnato praticamente per quasi il suo intero percorso scolastico ed esistenziale. Un percorso interrotto nella più cupa delle maniere nella sua casa del comune di Santi Cosma e Damiano.
I familiari di Paolo (sottolineare “schiantati dal dolore” ha senso?) hanno denunciato sistematicamente, nel corso degli anni, situazioni che avrebbero comunque meritato verifiche più attente e tempestive.
Le denunce dei familiari

Perché il bullismo è così: è una gran montagna di roba calda e marrò ma se arrivi in tempo a tirar via con la pala le sue prima deiezioni lo stronchi. Meglio ancora se ne bruci le radici esistenziali, ma siamo troppo impegnati a vivere per mettere anche la probità didattica nel nostro frenetico carniere. Anche questo sarà oggetto di verifiche, sostanziate anche dall’azione diretta del ministro competente Giuseppe Valditara che ha annunciato ispezioni.
Però oggi abbiamo un morto, un morto di 15 anni, un ragazzo che suonava il basso, la batteria, che amava farsi la doccia ogni mattina e che portava i capelli biondi lunghi.
Una personcina giovane con tutto il suo diritto ad avere una mappa caratteriale, attitudinale ed estetica e che, forse, quel suo diritto se lo è visto stroncare da cento vessazioni, da parole pesanti come macigni, da umiliazioni sperse in quel gran letamaio fatto di pixel e lantanio che ci ha resi tutti peggiori.
Un ragazzino solare che sapeva innescare un begattino e tirar su col padre cavedani o cefali. Per poi tornare a casa e plettrare quattro corde di un Fender Precision.
Buio sui giorni futuri
Uno che aveva la sua cacchio di vita insomma, vita giovanissima, e che ha preferito la cordicella di uno “strummolo” alla possibilità di guardare dentro ai giorni bellissimi che gli toccavano ancora.
E quando un giovane di 14 anni sceglie consapevolmente il buio è ora che qualcuno faccia luce. E che tutti ci si cominci ad interrogare. Sui silenzi pigri di quando facciamo figli, sui segnali che non cogliamo quando ne annusiamo la brutalità latente.
E su quello che magari abbiamo insegnato loro quando abbiamo deciso che l’indifferenza dovesse venire ad abitare nelle nostre case.






