Sant’Elia, quel colpo di fucile che non doveva partire

A Sant'Elia Fiumerapido un gattino di otto mesi muore ucciso a colpi di fucile nel cortile di casa: dietro la crudeltà verso l'animale, la domanda più inquietante è quando abbiamo smesso di percepire il pericolo.

Angela Nicoletti

Pertinax ut gramen pyxidis

Esiste un degrado che non fa rumore. Non arriva necessariamente nelle periferie, non ha bisogno di strade abbandonate o palazzi fatiscenti. A volte entra nei nostri piccoli paesi, nei luoghi che continuiamo a considerare sicuri.

A Sant’Elia Fiumerapido un gattino di otto mesi è stato ucciso a colpi di fucile nel cortile di casa. Il micio è stato colpito mentre stava giocando. È stato portato dal veterinario, sottoposto a un intervento per cercare di estrarre i pallini, ma è morto durante l’operazione. La famiglia ha presentato denuncia. Una storia di crudeltà, ma fermarsi solo a questo aspetto sarebbe riduttivo. Perché quei pallini sono stati sparati in un centro abitato. E nessuno può sapere dove sarebbero potuti finire. Avrebbero potuto colpire un bambino. Un anziano. Un passante.

Una vulnerabilità silenziosa

(Foto © Federica La Marra)

È questa la vera domanda che dovrebbe accompagnare una vicenda come questa: quando abbiamo smesso di percepire il pericolo? Perché anche un piccolo paese può smettere di essere quel luogo protetto che immaginiamo. E quando qualcuno si sente libero di sparare con un fucile in mezzo alle abitazioni, il problema non riguarda più soltanto un animale indifeso: riguarda una comunità intera.

Gli animali sono, come i bambini e gli anziani, tra coloro che hanno meno possibilità di difendersi. Non possono reagire alla violenza, non possono chiedere aiuto, non possono comprendere perché qualcuno voglia fare loro del male. Ed è proprio questa vulnerabilità che dovrebbe imporci ancora maggiore responsabilità.

I numeri del fenomeno

(Foto © DepositPhotos.com)

La provincia di Frosinone, del resto, non è estranea ai reati contro gli animali. Secondo il Rapporto Zoomafia LAV 2024, relativo ai dati del 2023, la Procura di Frosinone registrò 81 procedimenti e 24 indagati per reati contro gli animali. Sono dati riferiti a un periodo preciso e a una particolare classificazione, ma aiutano a capire che non siamo davanti a un fenomeno che può essere liquidato come una semplice eccezione.

E la legge oggi è più severa. Dal 2025 sono aumentate le pene per diversi delitti contro gli animali, compresa l’uccisione per crudeltà o senza necessità. Ma una legge arriva dopo. La sicurezza, invece, dovrebbe arrivare prima. Dovrebbe esserci nella consapevolezza di chi impugna un’arma. Nel rispetto degli altri. Nel senso del limite. Nella capacità di capire che un gesto compiuto con superficialità può trasformarsi in una tragedia.

La domanda che resta

A Roma, in via della Giuliana, un uomo per settimane sparò pallini contro i passanti. Una vicenda che ha fatto scalpore proprio perché mostrò quanto rapidamente una strada, un luogo quotidiano, possa trasformarsi in uno spazio di paura.

(Foto © DepositPhotos.com)

Sant’Elia è un’altra storia, con una dinamica che dovrà essere accertata. Ma la domanda che lascia è la stessa: quanto deve accadere prima che torniamo a riconoscere il pericolo?

Perché quel giorno, nel cortile di una casa, è morto un gattino. Ma la cosa che dovrebbe farci riflettere è che quei pallini avrebbero potuto raggiungere chiunque. E quando la sicurezza diventa una questione di fortuna, non possiamo più raccontarci che va tutto bene.

(Foto di copertina © DepositPhotos.com).