Lilli Carati la Prof di Scienze… e Arpino si trasforma in un set

Arpino è stata più volte set cinematografico con i suoi angoli caratteristici. La storia del film 'La prof di Scienze' con Lilli Carati e Mario Carotenuto.

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Ricordi in bianco e nero… La location di Arpino ha ispirato alcuni film e nero  negli Anni 70  feci la conoscenza del nome di  Pietro l’Aretino, che suonava come qualcosa di proibito. Ma i ricordi di lui sono  proprio sbiaditi e ovattati, soprattutto perché oltre ad essere proprio piccola, il film veniva girato  a  Civitavecchia: la parte  alta del paese.

Fu invece l’ arrivo di  Lilli Carati nel ’75  a entrare nei fotogrammi dei ricordi. Il film ”La professoressa di Scienze“, tranne le scene girate con il mare ad Ischia è ambientato ad Arpino. Il liceo classico, la piazza principale, le chiese, il campetto, tanti scorci inconfondibili… ops il palazzo di mio zio…

Il palazzo di mio zio ed i suoi interni sono stati spesso lo scenario di film girati ad Arpino. Ricordi in bianco e nero… è certamente la Carati quella che rimase impressa in quel periodo  nella mente della mia generazione e non solo. In molti sgomitarono per avere il ruolo di comparsa.Pensa tu che chicca ti narro: il nostro Piero Albery, autore delle foto di questa rubrica, non solo fu scelto per  giocare una partita, ma fu ”scritturato” come fotografo. Evidentemente la sua macchinetta fotografica aveva fatto colpo. E così il nostro Piero questa volta  non ha fatto scatti clandestini: era nella troupe.

Ricordi in bianco e nero… io con i miei calzettoni e treccine non potevo essere una studentessa liceale, non mi restava che poter strappare solo la visione di qualche scena girata negli esterni.

In quei giorni era tutto un seguire da lontano quello che si girava. Il regista era Michele Massino Tarantini. Nel cast c’erano attori come Mario Carotenuto, Ria De Simone… Ma era lei, Lilli Carati  quella su cui si accendevano i riflettori. Era il sogno sexy. Piccola, non molto alta, capelli scuri, ma con un fisico attraente: la bambola  di velluto, così veniva  chiamata. Ricordi in bianco e nero… Il suo nome era associato dal soft core al porno… Porno, quella parola tabù per la mia generazione. La presenza della  Carati quindi alimentava il fascino del proibito. Ah credici, ore intere a guardare sfilate di giovani comparse all’uscita del liceo. Poi un pomeriggio nella piazza  municipio  ”la scena del peccato”: un bacio mozzafiato. Ricordo in bianco e nero…: una suora, ovviamente una comparsa, dei ragazzini che non dovevano guardare nella macchina scappottata a pochi metri dalla chiesa di San Michele.

Su quel bacio,ricordi in bianco e nero, abbiamo favoleggiato per ore. La durata, con la lingua, senza lingua… Per saperlo concretamente avremmo dovuto aspettare  l’uscita del film, ma eravamo consapevoli  che quel film sarebbe rientrato nella voce ‘Vietato ai Minori’. Quei film che per vederli dovevi spingerti nella vicina Sora al  Capitol.

Di ciò che rappresentava il Capitol e il vietato ne abbiamo già parlato (leggi qui Andavamo al Capitol di Sora per vedere i film Vietati). Quel bacio a lungo è stato nella mia mente, so che in quella macchina si era consumata una ”scena del peccato”. In prima fila c’erano dei ragazzi più alti.

Ricordi in bianco e nero… In quei giorni ero molto corteggiata a livello strumentale. Si narrava che le scene più peccaminose  erano girate nel chiuso del palazzo di mio zio. Ma l’ingresso era interdetto, qualcuno pensava che dalla finestra della casa di mia nonna, di fronte, potesse intravedere che so le cosce o le tette della bambola di velluto. Ricordi in bianco e nero… La Carati ha poi riempito le pagine dei giornali più per la cronaca nera  che per i film. Un tentativo di suicidio in carcere, il tunnel della tossicodipendenza, la sua morte a 58 anni. Per la mia generazione la Carati resta quella del bacio in piazza, con il dilemma della durata, con la lingua, senza lingua.

Ricordi in bianco e nero… Dormiva al Cavalier d’Arpino…  e le gambe accavallate in piazza municipio seduta al bar restano una leggenda di cui non saprei distinguere i confini. Una cosa è certa: della Carati si è parlato a lungo, ha alimentato i pruriti in una tranquilla cittadina, entrando nei sogni di molti miei compagni: ”Una fortuna così a noi non può capitare ??

Ops per la paletta, la Carati era una professoressa di Scienze Naturali  che arrivò a sostituire la vecchia prof di Scienze. Nel sentire quella frase obiettai  che la mia mamma insegnava Scienze. Subito  pronta la risposta ”Tua madre insegna Matematica e Scienze”. Un sospiro di sollievo  durato poco…

Ricordi in bianco e nero, la professoressa di Scienze era stata archiviata, io ero una studentessa liceale, quando alla Scuola Media arrivò una supplente di Scienze. La mia mamma non era vecchia, ma il turbinio combinatorio l’aveva scaraventata su una sedia a rotelle, costringendola alla pensione anticipata. Le barriere architettoniche le impedivano di vivere quella che è stata la sua passione: la scuola.

Ricordi  in bianco e nero: quella foto della Carati ad Arpino scattata da Piero Albery e saltata fuori dal suo immenso archivio, mi provoca una strana miscela di sensazioni: da un lato il bacio peccaminoso, dall’ altro mi squarcia le budella. Mi strappa il cuore. Mi trascina ad un film in bianco e nero triste: la mia mamma.

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