Tilde, la donna con più forza degli uomini (di F.Dumano)

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

di FAUSTA DUMANO
Scrittrice e insegnante
detta ‘Insognata’

 

 

Tilde era una donna leggendaria, nonostante l’apparenza minuta. Era una donna forzuta. E attorno a lei la fantasia ha costruito tanto. Cominciamo dall’incipit.

Tilde la salvatrice. Non ho mai capito l’arcano: a casa mia la bombola del gas finiva sempre all’ora di pranzo, soprattutto in presenza di ospiti. Ad Arpino vivevo in un palazzo da fiaba, il palazzo dei D’Emilia a pochi passi dalla casa natale del Cavalier D’Arpino, il celebre pittore. Con la mia famiglia vivevo all’ultimo piano. Nel palazzo all’epoca non c’ era l’ascensore e arrivare al terzo piano era una prova d’ amore: 86 Scalini irregolari. Lei, la Tilde li saliva portando la bombola del gas piena, si proprio piena. Poi batteva ritmicamente con il cacciavite sulla bombola, producendo l’inconfondibile suono metallico che annunciava ”il pranzo è servito”.

Ad accrescere la mia fantasia era quel mozzicone di sigaretta che la caratterizzava. Una sigaretta dopo l’altra. E quei leggeri baffetti sulle labbra. Il segreto della sua forza doveva per forza celarsi in uno dei due elementi.

Arpino è la patria delle donne eleganti e curate nei dettagli, ricordi in bianco e nero, le donne sedute nel salotto della piazza municipio era un film solo arpinate. Donne eleganti, uscite dalle riviste di moda: lei in quel catalogo stonava, ma entrava a pieno titolo nel catalogo delle instancabili lavoratrici.

Il suo lavoro non conosceva pause, neanche giorni di festa. Bastava telefonarle a casa, lei partiva con la sua bombola.

Ricordi in bianco e nero… la Tilde ci ha insegnato che la forza fisica non è prerogativa maschile… Diciamolo: certi simpatici amici arrivano a casa mia stramazzati nel portare su a piedi una cassa di birre. “Non è cosa per donne”si arenava di fronte a quella figura femminile. Tilde la fumatrice, Tilde la turca… Il suo negozietto era un bazar particolare, trovavi impolverate tutte le soluzioni del ferramenta, sembrava che ogni chiodino avesse la sua storia da narrare.

Non ricordo di averla mai vista seduta al bar, ma ricordo esattamente la Tilde ‘il pranzo è servito“. A volte arrivava il marito con l’Apetta, ma lui rientrava nella tradizione degli uomini forzuti e anche il suo aspetto era da forzuto. L’immaginario si scatenava con lei piccoletta e forzuta. Fu così che una volta, facciamo outing con delle amiche, le rubammo una sigaretta. Colpi di tosse, la nostra prima sigaretta collettiva fumata clandestinamente sotto il viale fuoriporta: una Nazionale. Non ho più fumato una Nazionale.

Ricordi in bianco e nero… Piero Albery ha fermato nel tempo gli attimi del nostro tempo, con il suo obiettivo ha immortalato anche scene di affetti: sfogliare il suo archivio è un emozionante viaggio… Tra donne eleganti e di cultura, mamme con le loro gioie e le loro tragedie, uomini sui tetti, ragazzi sulle scalinate… E poi Tilde, la donna che ci insegnò che la forza fisica è anche delle donne…

 

Foto: copyright Archivio Piero Albery, tutti i diritti riservati

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