Quando le suore di clausura uscirono per votare (di F. Dumano)

Foto: copyright Archivio Piero Albery

Un altro tenero ricordo dell'Insognata Fausta Dumano: le suore all'asilo, al catechismo, che parlano tante lingue e riparano le bambole. E sciolgono i voti.

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Ricordi in bianco e nero… La mia vita è stata caratterizzata da tante donne. Alcune erano spose di Cristo. Le ho incrociate all’asilo, in quegli anni si chiamava semplicemente Asilo, poi Scuola Materna, poi Scuola dell’Infanzia, ma qui entriamo su un altro terreno, quello delle riforme. Mia madre insegnava e le suore ‘aprivano le porte prima’.

 

A Sora le prime suore. Ricordo suor Giovanna, che contribui a crearmi una mia personale idea dei cieli. Sopra la mia testa c’erano dei cieli, quelli dei buoni e dei cattivi. La prima volta che vidi che vidi l’Italia stesa in una cartina geografica pensai che ogni paese avesse il suo cielo. In fondo per andare in Sicilia da mia nonna, con l’aereo attraversavo i cieli.

 

Sentivo dire da suor Giovanna “Vai giù in Sicilia?” Il mondo era un su e giù, e dell’andare giù mi preoccupava il peso della gente che camminava sopra i cieli. I primi terremoti che mi colpirono erano giù. Il peso di chi camminava, era . Suor Giovanna di fronte alle mie teorie rispondeva con la filosofia del bene: «Tu fai la buona e i cieli non cadono».

 

All’asilo di Arpino il soggiorno è stato più lungo. Ho incontrato diverse suore con ruoli diversi. C’era la suora chirurgo, che sapeva operare le bambole: non solo ricuciva quelle di pezza, ma sapeva mettere le pile. La suora più complessa era la suora cuoca: bisognava mangiare le sue sbobbe, altrimenti nell’altrove per l’eternità dovevi raccogliere il cibo non mangiato e metterlo in un cestino sfondato, il cibo cadeva e tu dovevi sempre raccoglierlo. Non mi restava che trovare una soluzione per non restare alla mensa.

 

Scoprii che c’era un bimbo fortunato, la mamma non lavorava e all’ora di pranzo lo portava via. Il fine giustifica i mezzi, corteggiai il bimbo e occhioni lucidi alla mamma. Ogni giorno aspettavo la mia mamma a casa del bimbo. Quel bimbo che mi ha salvato dal cestino sfondato è Stefano Di Scanno, il direttore del quotidiano  L’Inchiesta’. Alla mamma dovrei farle un monumento.

 

Ricordi in bianco e nero… Ho festeggiato l’uscita dall’asilo delle suore. Ho fatto diverse volte sciopero inventandomi forti dolori per rimanere a casa di nonna. Ricordi in bianco e nero… Per diverso tempo non ho incrociato suore. Poi arriva la prima comunione, il catechismo il sabato e nel finale i giorni di ritiro nel convento delle suore.

Quel ritiro ha cambiato la vita di una suora a stretto contatto con me. Mentre lei cercava di purificare la mia anima, io portavo la voglia di vivere, la bellezza del mondo fuori. Le chiesi se avesse mai sentito la musica del vento tra i capelli. Scoprii che sotto il velo aveva pochi ciuffi che tagliava sempre. So che sono stata l’ultima ragazzina accompagnata da lei all’altare.

Ricordi in bianco e nero… La suora si è spogliata, correvano gli Anni 70. Per molto tempo nel salotto arpinate, la piazza, il suo nome era sussurrato. Chiacchierato. Una suora coraggiosa, che aveva scelto l’amore… In un paese piccolo.

 

Ricordi in bianco e nero, guardando le foto in bianco e nero di Piero Albery. Maturità 2016: scuola parificata di Cassino, un esercito di suore. Sono ricordi a colori, sono suore dell’ordine di San Camillo, vengono da ogni dove. Dal Brasile, dal Congo, dall’Argentina. Trascrivo i nomi, mi sento all’Ufficio Passaporti: arriva suor Concha Guevara Lisbeth, fisso il nome, la guardo, «Ma tu?» Si, Guevara, mio parente, sorella. Noi, più avanti di te, non perdiamo il cognome della mamma. Suor Guevara, come tutte le altre, parla l’italiano e altre tre lingue. Hanno studiato tantissimo, sanno guidare l’auto, qualcuna sa rullare il tabacco.

 

Una suora mi fa una lezione sullo stereotipo della suora nella letteratura: la suora sogno erotico da portare a letto, la suora assatanata di Stefano Benni, la ‘Storia di una Capinera’ di Verga, ‘La suora giovane’ di Tobino, ‘Sorella’ di Lodoli.

 

Scelgono il tema sul voto alle donne, la figura del padre considerato il grande assente della famiglia del Mulino Bianco, parlano dell’amore malato. Sono sfuggite alla fame, a guerre, povertà e orrori. Sono giovani, belle, qualcuna ha i tatuaggi. E sono ‘social’, hanno l’email e Facebook. Le suore a colori mi invitano nella loro beauty farm del benessere della mente e dell’anima. Mi regalano una collana a forma di rosario.

 

Ricordi a colori e ricordi in bianco e nero su un pianeta speciale quello delle suore. Tanto speciale che solo uno scatto in bianco e nero riesce ad accendere i colori su quel tempo. E’ il celebre scatto dell’Albery alle suore di clausura di Arpino. Dietro alla foto, la didascalia annotata a penna rivela “Suore di clausura che uscirono per votare”.

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