Fifi che colora le ali degli angeli (di F.Dumano)

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

di FAUSTA DUMANO
Scrittrice e insegnante
detta ‘Insognata’

 

 

​Ricordi in bianco e nero che ti squarciano l’ anima… Ricordi in bianco e nero di una amica. Che era la voglia di vivere, l’ esplosione della natura. L’archivio di Piero Albery è una miscela deflagrante di emozioni.

Siamo sempre in piazza Municipio, il salotto di Arpino. Questo è l’angolo dietro la statua di Caio Mario. Un angolo che si potrebbe definire una piazzetta nella piazzetta. Questa cornice della piazza, ricordi in bianco e nero, è quella che scruto con attenzione, ingrandisco i fotogrammi, con la speranza che ”salti fuori” l’uomo della mia vita, il mio papà.

Aveva il suo studio proprio vicino al bar. Sarà per la vicinanza dei luoghi che con quella ragazzina divenni amica. Filomena Sera, detta Fifi.

Quel Fifi racchiudeva tante cose. Fifi il suo corpo filiforme. I suoi capelli fini, lunghi e lisci. Fifi, il preludio di un nome d’arte.

Ricordi in bianco e nero… Negli anni 70 il destino dei giovani prevedeva due opzioni: il liceo Classico o l’Industriale per Chimici. Qualche temerario si spingeva a Sora al liceo Scientifico. Lei apre una strada nuova, inedita: il liceo Artistico a Cassino. Un’avanguardia che aprì la strada anche a Caterina Stendardo. Mi piace immaginare che nell’altrove insieme stiano colorando le ali degli angeli.

In quegli anni andare a scuola a Cassino era un’avventura per temerari. Filomena è stata una dei miei primi inciampi nel mondo dell’arte, mi ha avvicinato all’arte contemporanea, quella che non arrivava a scuola nelle ore di Storia dell’Arte al liceo.

Ad Arpino in quegli anni viveva una professoressa, la Morriconi, che insegnava al liceo Artistico di Cassino. Un mondo nuovo entrava nella mia vita, l’apertura di nuovi orizzonti, il classicismo del latino e il greco portava il vento dei colori.

Ricordi in bianco e nero… nei traslochi della mia vita ho conservato tra le cose più care un mio ritratto fatto da Fifi. Grazie a lei ho conosciuto Franca Battista, una poliedrica artista dell’Anitrella, che a sua volta mi ha fatto conoscere Tommaso Binga. L’artista, che per provocazione usa il nome di un uomo, per denunciare che la cultura è ancora ”maschia”.

Fifi è i viaggi a Frosinone dal Movimento degli Alchimisti. E’ i viaggi a Roma nelle mostre di arte contemporanea. Conoscere Fifi negli anni 70 è stato fondamentale per la Fausta che sono oggi. Chi regge i fili di lana delle nostre vite è stato veloce e i tanti grazie, che le devo, mi sono rimasti strozzati nell’anima.

I genitori di Fifi avevano il bar. E nel bar c’era una saletta con il juke box, un luogo cult per la mia generazione. Avevano poi la casa sopra lo studio di mio padre, ciò creava un triangolo arpinate dei miei pomeriggi arpinati.

Ricordi in bianco e nero… l’ho incontrata poi giovane mamma: la dolcezza in persona. Che oggi colora le ali degli angeli

 

 

Foto: copyright Archivio Piero Albery, tutti i diritti riservati

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