Il mistero di Zenobia, l’inglesina di Arpino

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Fausta Insognata Dumano

di FAUSTA DUMANO
Scrittrice e insegnante
detta ‘Insognata’

 

Poi un giorno arrivò lei, con il suo carrellino, i capellini e gli amuleti. In quel periodo abitavo ad Arpino dove, come in tutti i piccoli paesi, nulla sfugge. Anche al buio, con nessuno in giro: da dietro una finestrella qualcuno sa cosa stai facendo…

Nessuno saprebbe dire con certezza il giorno preciso del suo arrivo ad Arpino. Ma quella signorina è entrata nell’immaginario collettivo di diverse generazioni. Attorno a lei sono state create tante leggende metropolitane. L’inglesina…: la sua statura minuta le ha lasciato il nomignolo per sempre, nomignolo che ha avuto diverse varianti, Zenobia

L’ inglesina vendeva i cosmetici dell’Avon, nel suo carrellino trasportava cosmetici. Ma l’inglesina aveva con se una grossa lente di ingrandimento, leggeva il futuro attraverso le linee della mano, con un pendolo indicava il numero dei figli. Nel carrellino anche le carte. Una maga, una fattucchiera.

Superata la fase infantile, che fase infantile che fosse la vecchietta che portava i soldini per i dentini caduti, caddi anche io nella tentazione di conoscere il verdetto del futuro. Nutrita da una forte dose di scetticismo, ma alimentata dalla forte curiosità, mi sottoposi al rito collettivo. «Andiamo da Zenobia…» Era una cosa che si faceva, ma non si diceva, per non essere giudicati superstiziosi, creduloni… In fondo era una maga proletaria. Zenobia era molto generica, tutte si sposavano, ma a qualcuna diceva «Devi essere più seria. Con il tempo ho capito che il suo era un giudizio di costume che nasceva dal suo concetto di serietà.

Io all’epoca avevo rotto più di qualche schema, frequentavo ragazzi più grandi, la mia sigaretta non era clandestina… Zenobia mi annunciò un futuro catastrofico, ops la linea della vita si interrompeva, con la sua lente d’ingrandimento prima del compleanno dei 40 anni… A quell’epoca mi sembrava lontana la fine e misi Zenobia nel dimenticatoio. Intanto crescevano le leggende, le sue formule magiche. Mi sentivo immune da quel chiacchiericcio. L’università mi allontanò da Zenobia.

Sono tornata ad Arpino diverse volte, ma di quell’inglesina nessuna traccia. Una sera mi chiama un mio amico scrittore di Arpino, Carlo Scappaticci: «Un favore, 48 ore di tempo per rivedere le bozze del libro ‘Oibo Pepe. Cronache africane’. Come si fa a dire di no ad un amico? Cominciai a leggere e all’improvviso mi ritrovai nei suoi ricordi dell’inglesina. Gli aveva annunciato il viaggio in Africa, non erano chiari i motivi, ma sarebbe partito per l’Africa. Lui pure aveva rimosso e soltanto nello scrivere il romanzo sulle cronache africane aveva ricordato la profezia. Leggendo, guardai il calendario: mancavano 4 mesi al fatidico compleanno che avrebbe segnato la fine.

Cominciai a cercare le mie amiche arpinati per capire quante profezie avesse indovinato la vecchietta. Risultava difficile fare una statistica. Consegnai il manoscritto, senza dire nulla di quello che aveva scatenato Zenobia.

Ad Arpino inseguì un’altra Zenobia. Le spiegai il perché, lei mi guardò, con molta filosofia disse «bisogna saper decifrare le profezie».

Ogni volta che dall’incredibile archivio fotografico di Piero Albery si squaderna Zenobia penso alle tante leggende metropolitane che si costruiscono sulle persone. Zenobia viveva sola, non l’ho mai vista in compagnia di un’amica. Natale, Pasqua o Ferragosto, sempre sola con il suo carrellino, i suoi profumi e i suoi talismani. Torno indietro e rileggo la profezia di Zenobia: «prima dei 40 anni la fine dei pregiudizi, la fine del giudicare dalle apparenze. Unaprofezia che suona da insegnamento.

Chissà… Di Zenobia ho perso le tracce. Ma incontro tante Zenobie che si trascinano un carrellino della solitudine. A volte parlano sole, a volte costruiscono mondi che svaniscono all’alba. Nelle stazioni sembrano aspettare il treno, carrellini dove portano una vita di ricordi e segreti, carrellini che alimentano fantasie e paure, le streghe cattive delle fiabe. Torni bambina, Zenobia sale con il carrellino sui gradini dei vicoli, abitava all’Arco, no abitava al Colle. Di certo nessuna saprebbe dirti come era la sua casa. Un altro dei suoi misteri.

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