Il fascino delle milanesi e l’arte che urlava in silenzio (di F.Dumano)

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Il fascino delle due sorelle milanesi che ogni anno trascorrevano l'estate ad Arpino. Gli anni Settanta egli anni '70 pieni di provocazioni e performanceGli anni dell' arte concettuale, mentre l'anima rivoluzionaria urlava per affermarsi, l'arte urlava in silenzio

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

Le milanesi… Monica la prima a sinistra, Manuela la prima a destra… Il loro arrivo nel salotto arpinate consacrava che l’estate cominciava.

In quegli anni Arpino era un must, l’estate era lunghissima: luglio e settembre potevi andare dove volevi, ma agosto diventava ”un cult” dedicarlo ad Arpino. Loro, le Petroni, erano le nipoti della maestra Maini, un’ organizzatrice di eventi, una sorta di ”Cantagiro” bambini era affidato a lei. Le milanesi erano in quegli anni l’arrivo di tempeste ormonali, di sogni e fantasie. L’immaginario maschile si scatenava.  Ah sicuro state ricordando…. vi lascio ai vostri ricordi.

Sicuramente erano anticipatrici di aperture, ma già chiamarle ”le milanesi” stimolava l’immaginario. Di certo se il  Marotta le avesse incontrate nel salotto arpinate e respirato l’aria, le avrebbe inserite nei ritratti delle milanesi, l’opera vincitrice nel 1963 del Premio Settembrini. Una questione cronologica che non siano finite nel libro ”le milanesi” e così non fanno parte di quel mosaico di 39 ritratti femminili.

Nonostante le milanesi fossero più grandi di me, ne ero affascinata. Ho sempre frequentato ”quelli più grandi”. Milano poi per me, ai tempi del liceo, rappresentava ”la capitale culturale”. A scuola mi dicevano che già nel ‘700 con la nascita della rivista ”Il Caffè”. Poi nel ‘800 con il ”Conciliatore” poi la rivista Cosmopolitan, che faceva  capolino negli anni ’70, e conquistò molte ragazze e donne nasceva a Milano  contribuiva ad alimentare quel fascino.

Manuela poi prima del Politecnico aveva frequentato il liceo Artistico e questo credo sia l’elemento che abbia contribuito ad avvicinarmi a lei. Sono sempre stata ”attirata”come da una calamita da chi viene dal mondo dell’ arte, chiacchierare con lei in quel salotto culturale della piazza era un’iniezione di stimoli. Milano negli anni ’70 era un fiume in piena di provocazioni e performance, era protagonista a livello internazionale. Sono gli anni dell’ arte concettuale, mentre l’anima rivoluzionaria urlava per affermarsi, l’arte urlava in silenzio.

Milano era un crocevia di artisti, intellettuali. La galleria di Salvatore Ala, Milano, significava anche John Cage e, ricordi in bianco e nero…  in quegli anni in quella piazza, Manuela era l’esplosione di quei fermenti artistici.

Di Monica invece i ricordi sono più ovattati. Non ricordo che scuola frequentasse ma anche lei sembrava uscita dalle pagine di Cosmopolitan. Ricordo che era la sorella minore, anche se appariva, nel mio immaginario, come se fosse più grande. Mi sembrava più classica.

Entrambe però, icone di un’epoca… in bianco e nero.

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