Quando la ‘ferraglia del Mastroianni’ divise la piazza (di F.Dumano)

Fausta Dumano

Scrittrice e insegnante detta "Insognata"

di FAUSTA DUMANO
Scrittrice e insegnante
detta ‘Insognata’

 

 

Ricordi in bianco e nero… poi una mattina sul finire degli Anni 80, entrando nel nuovo decennio, la piazza, il salotto culturale di Arpino si svegliò con un look insolito, dividendo in due, quasi spaccando in tre linee, i cittadini: pro, contro e indifferenti.

Grazie e diciamolo subito, all’intuizione di Massimo Struffi, l’uomo che ci sprovincializzò (ne abbiamo già parlato qui), ad Arpino arrivarono le sculture di Umberto Mastroianni. Oggi la Fondazione Mastroianni è un fiore all’occhiello, teatro di arte, che ospita mostre prestigiose.

Ricordi in bianco e nero… ero già laureata in Storia dell’Arte con la mia tesi su Arpino dal ‘500 all’ ‘800. Outing: avrei voluto insegnare arte, ma le cattedre scarseggiavano ed entrai nel precariato di Italiano e Latino. Poi vinsi il concorso di materie letterarie e tra i titoli mi resta un’abilitazione in Storia dell’Arte. Arpino, classicista, patria del Cavalier d’Arpino (non mi stanco di dirlo che merita di esser valorizzato) trovò in quel salotto diversi oppositori, che giudicavano ”ferraglia” quelle sculture. Dall’altra parte i sostenitori dell’arte contemporanea, che in quel ferro lavorato leggevano i messaggi.

Ricordi in bianco e nero… fui trascinata per la prima volta in un dibattito sull’arte contemporanea. Quegli scontri, che fino a quel momento avevo letto sui libri, si materializzavano accanto a me. Mi chiedevo cosa sarebbe successo con i sacchi di iuta, con la merda d’artista in quella piazza.

Nelle aule del Tulliano sedeva in cattedra una professoressa di Storia dell’Arte, vado alla ricerca del nome nei ricordi in bianco e nero, che ne parlava con passione, mentre altri classicisti dalle stesse aule tuonavano contro.

A dir la verità io ero disturbata dall’altra ferraglia, le auto parcheggiate, ma a quei tempi era una battaglia persa. Ricordi in bianco e nero, la “ferraglia del Mastroianni” portò in quel salotto molti critici d’arte, artisti contemporanei di fama internazionale. Quel salotto arpinate stava scrivendo una pagina di arte contemporanea, una pagina che non fu capita subito.

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