Ragazzi al parco (Il Duro del sabato)

Luciano Duro

Narratore e Sognatore

di LUCIANO DURO

In estate, quando l’ora è tarda, lungo il viottolo dell’ingresso del parco fluviale, che conduce alla sala di lettura e all’ex mattatoio comunale, ora pizzeria e bar, seduti sul muretto, sulle panchine o semplicemente sul verde prato circostante, si incontrano gruppi di ragazzi. Sembrano rigogliosi e colorati cespugli, belli a guardarsi con il loro taglio di capelli dalle variegate forme, pantaloni corti o jeans volutamente consunti, come la moda richiede e Tshirts dai disegni vistosi che sprizzano allegria, accompagnati da scritte spesso in inglese.

Osservandoli un po’, senza cedere alla fretta, si nota che sono insieme, ma non si fanno compagnia, non si parlano; hanno più o meno tutti la stessa “uniforme” ma ogni gruppo è a sé stante. Mi soffermo a guardare uno di quei “cespugli”, senza intromettermi. C’è un “lungagnone”, secco come uno stecco con una simpatica faccia a punta che sorseggia una birra e pare perso nei suoi pensieri, guarda in alto; qualcosa lo turba ma non vuole condividerla con gli altri.

Sul muretto, che protegge dal fiume, siede una ragazza; i suoi lunghi capelli biondi non impediscono la visione di un unico grande orecchino; ad una gamba, in fondo, spicca un tatuaggio; è molto bella, sembra una giovanissima Meryl Streep.

Un altro ragazzo, alto come il primo ma più robusto, è collegato all’iPhone attraverso una cuffia che lo isola dall’esterno; ascolta musica, sembra esserne molto interessato poiché muove lentamente i piedi, prima a destra poi a sinistra non abbandonando mai la posizione iniziale. Lo conosco, mi avvicino e chiedo sommessamente cosa stia ascoltando. Mi saluta, si toglie la cuffia: “ un vecchio CD, “Take Me Home” dei “One Direction” e riprende l’ascolto. Ecco, sta arrivando a lunghi passi un quarto ragazzo, si unisce agli altri. Sono amici da tempo, eppure lo accolgono con un freddo ciao, senza scomporre il quadro di partenza. La ragazza seduta sul muretto chiede una sigaretta, il nuovo arrivato la offre e ne accendono due; aspirano giocando poi con il fumo come fumatori incalliti. Qualche colpo di tosse tradisce però un semplice atteggiamento da adulto, alla Humphrey Bogart per intenderci. Tutto scorre, nulla pare alterare quella tarda e noiosa serata. Qualcosa improvvisamente sconvolge e scompagina l’insieme. Arriva un quinto ragazzo con il suo cane di piccola taglia, un affabile e giocoso meticcio.Tutti gli corrono incontro, trascurano il padrone e si precipitano sulla bestiola, accarezzandola, prendendola in braccio, con una esplosione di straripante affetto che sembra in forte contrasto con la freddezza di qualche attimo prima. Adesso parlano ; quel cagnolino ha rotto il muro di ghiaccio, anche il parco sembra più illuminato, stanno discorrendo e si abbracciano. Sanno anche comunicare tra loro! Non capisco cosa dicono parlano una strana lingua che non conosco e così mi allontano.
Se prima ero divertito, adesso sono avvolto da un velo di tristezza e mi accorgo che comprendere i giovani è per me cosa sempre più difficile. Hanno codici comunicativi ardui da decifrare e che devi sempre studiare per essere in contatto con loro. Mentre torno alla macchina, passo sotto il portico del cinema. Seduti sulle scale d’ingresso del palazzo, due ragazzi abbracciati, si stringono con veemenza, li guardo e… accidenti! Ma quello non è … lo conosco, ma come, frequenta appena la seconda media e già ha questa precoce tempesta ormonale? Continuo a camminare senza dare nell’occhio, ma è evidente che nessuno dei due ha prestato attenzione al mio passaggio.

Ricordo che nel laboratorio teatrale di quarta elementare con Daniela, c’era una scena in cui due bambini, un maschietto e una femminuccia, dovevano affettuosamente abbracciarsi, poi darsi la mano ed uscire lentamente dal palcoscenico. Fu una scena difficilissima da realizzare, non volevano proprio farla, arrossivano al solo pensiero; dovetti lavorarci molto per abbattere le loro innocenti inibizioni.

Sono certo, il bambino era proprio lui, quello seduto sulla scalinata… incredibile! Cerco di mettere più distanza fra me e loro, raggiungo la macchina e sono a casa : Accendo il computer, curioso di rivedere le foto di quella rappresentazione per esserne ancora più certo. Sotto l’immagine una data, maggio 2006: Scorro le altre e la data è sempre la stessa, mio Dio! Non può essere trascorso così tanto tempo, mi fermo e faccio i conti sulle dita, è proprio così, oggi quel bambino si appresta a frequentare il seconso anno delle scuole superiori, non frequenta più la media. Mi accorgo allora che il tempo per me è trascorso troppo velocemente e non me ne sono accorto.

Correre dietro i ragazzi è una gran fatica! Sono sicuramente da “resettare” e devo inserire un antivirus più efficace.

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